Caro cellulare quanto costi

2-final-bandeau-coltan-copieLa sostenibilità vista da tante angolazioni diverse, anche per le sue innumerevoli implicazioni sociali economiche ed ambientali è di casa nelle pagine di questo blog anche in un vecchio post a me molto caro , ma l’argomento che voglio affrontare oggi va forse all’apice della contraddizione sull’argomento, visto che riguarda uno dei paesi più ricchi di risorse e, paradossalmente uno dei più poveri o per meglio dire impoveriti da guerre dilanianti del mondo. Il paese in questione è il Congo, “condannato” da una delle innumerevoli risorse minerarie di cui dispone visto che giace su un letto di diamanti, smeraldi, uranio, oro e altri metalli preziosi, a guerre ripetute e distruttive che da anni si succedono, con devastazioni sociali e violazione dei più basilari diritti umani, mentre la risorsa in questione è il “Coltan”, di cui il Congo detiene circa la metà delle risorse mondiali, oggi tanto presente nei consumi e nella vita quotidiana dei distratti e voraci consumatori delle società sviluppate, seppur fiaccati oggi dalla crisi.
Vediamo di conoscere meglio questo minerale, che si presenta come una sabbia nera, il cui coltan_grandenome è una contrazione di columbite-tantalite o columbo-tantalite, una miscela complessa di columbite tantalite, due minerali della classe degli ossidi che si trovano molto raramente puri in natura. E’ proprio la percentuale di nobile tantalite che determina il costo del materiale estratto dal momento che il tantalio è uno dei materiali cardine della rivoluzione Hi-tech della comunicazione di Internet e della connettività degli ultimi decenni, con ampia presenza del materiale in cellulari, computer, smartphone, videocamere, videogiochi, televisori al plasma etc.. Neanche a farlo apposta, dal 1998 ad oggi, proprio da quando è iniziato il grande boom della microelettronica, sono state oltre 4 milioni le vittime delle continue guerre che si sono succedute in Congo, con una escalation del prezzo del tantalio che ha superato addirittura quello dei diamanti con un prezzo sul mercato aumentato di oltre il 600% in appena 4 anni. Al riguardo nel 1998 il Coltan costava 2 dollari al kg, oggi ne costa circa 100, in un contesto di mercato estremamente instabile dal momento che nel 2004, quando la richieste da parte dell’occidente erano tantissime, arrivò a costare 600 dollari al kg

Come spesso abbiamo rilevato, proprio parlando delle parti più povere del mondo, ed in particolare di Afriche, e di guerre dimenticate, quelle cosiddette di serie B, quasi tutte sono legate all’accesso alle risorse naturali di molti di quei paesi “ricchi” di dotazioni naturali ma “impoveriti”, da chi, multinazionali in primis, con la connivenza dei governi locali, crea situazioni davvero devastanti. Anche il coltan, non sfugge a questa spietata regola, dal momento che la sua disponibilità sul pianeta è concentrata proprio in Congo, dove alcune delle più grandi multinazionali sfruttano le miniere e soprattutto i congolesi, facendo ricorso a manodopera offerta per nulla, e soprattutto a lavoro minorile, con bambini anche di 7 o 8 anni, strappati al loro futuro e pagati anche meno di un dollaro al giorno, con un paese in mano alla guerriglia locale che si contende le miniere con guerre fratricide e la connivenza delle autorità locali che, invece di combattere contrabbando e sfruttamento, ignorano soprusi e violazioni aberranti sullo sfondo di un disastro ambientale avvenuto in due meravigliosi parchi naturali come il Parco nazionale di Kahuzi-Biega e la riserva naturale di Okapi che secondo il WWF ha ridotto la popolazione di elefanti quasi a zero rispetto ai circa 3.600 censiti nel 1996 ed a 220 gorilla dei 440 del 1996. Un fenomeno, quello dell’accesso alle miniere che si è addirittura propagato, con la guerriglia a paesi vicina come l’Uganda e Rwuanda.
Sul tema anche questo interessante video tratto da una puntata della bella serie di documentari “La Terra vista dal cielo”, messa in onda da RAI5, che inquadra bene l’argomento, con statistiche e numeri molto eloquenti della dimensione del problema.

Ma le implicazioni negative e di violazione si aggravano ulteriormente se si pensa alle condizioni di lavoro ed agli effetti indesiderati dell’estrazione di questo prezioso minerale, fatta con le mani nude dai minatori improvvisati, spesso bambini dagli 8 ai 14 anni, in miniere simili a cave di pietra ma a cielo parzialmente aperto, dal momento che il coltan, contenendo una parte di uranio, è radioattivo provocando tumori e impotenza sessuale. Ulteriori aggravanti arrivano da testimonianze di minatori, terrorizzati spesso dai guerriglieri del RDC (Rassemblement Congolaise pour la Democrazie) che si divertono a terrorizzare civili e minatori uccidendoli con angherie nelle miniere, a tal punto che i lavoratori sono costretti spesso a scavare delle buche in cui ripararsi ogni volta che arrivano i ribelli.
Tornando indietro di qualche anno vengono in mente gli assalti ai negozi del mondo sviluppato alla ricerca della Playstation 2, divenuta assolutamente introvabile a causa delle recrudescenze di guerra nello scacchiere congolese che avevano fermato l’estrazione del minerale. Un giro davvero perverso quello delle guerre che si combattono in Congo per il Coltan, mai finalizzate al riscatto sociale di quei disgraziati popoli, attraverso la costruzione di scuole, ospedali o rispondendo alle varie emergenze alimentari e sanitarie ma invece finalizzate a rifinanziare nuova guerra comprando armi ed alimentazione dei soldati, perpetuando il perverso, diabolico meccanismo.
Molto difficile anche determinare esattamente quali sono esattamente le società dei paesi sviluppati che comprano il Coltan, data la presenza di numerosi intermediari anche verso l’Europa, per arrivare poi alle grandi aziende della microelettronica. Oltre a questo esiste poi un fenomeno importante di mercato nero del coltan che viene rubato dai guerriglieri stessi e rivenduto attraverso mediatori anche dei paesi vicini Uganda e Rwuanda o operatori europei e americani direttamente. E’ veramente amaro constatare come certi principi che ci hanno insegnato fino dall’infanzia, come quello che la risoluzione della guerra è sempre la pace, risultano completamente disattesi, in un contesto nel quale la guerra in Congo potrà finire solo all’esaurimento delle “maledette” risorse minerarie per spostare morte e devastazione in altri fronti poveri del mondo. Al riguardo, inquietante la recente scoperta avvenuta circa sette anni fa, di un nuovo grande giacimento di coltan, nell’Amazzonia al confine tra Brasile, Venezuela e Columbia, che ha innescato una pericolosa corsa per accaparrarsi un territorio già pesantemente depauperato dall’uomo, mettendo ad ulteriore rischio gli indios che abitano quelle zone. Mentre sul lato brasiliano la fascia frontaliera è “blindata”, e nel Venezuela il governo ha militarizzato l’area, proprio per evitare il sorgere di gruppi armati illegali che possano controllarne illegalmente il commercio, in Colombia è iniziato un flusso di trafficanti e speculatori. A livello di riferimento riporto di seguito una grafico con la produzione mondiale di tantalio (la parte imputabile al Brasile è quella amazzonica).

Global-mined-tantalum-production-1990-2009
Davvero un ennesimo esempio aberrante di squilibrio indotto dalla cupidigia umana nel quadro di un materiale con un commercio senza regole che si basa su anomali rapporti tra guerriglieri locali, multinazionali occidentali e asiatiche e malavita organizzata internazionale. Al riguardo mentre per il commercio dei diamanti si è cercato di impostare un quadro regolatorio più preciso con il Protocollo di Kimberley, il mercato del coltan rimane ancora desolatamente deregolato, nonostante che l’amministrazione americana abbia introdotto uno specifico regolamento che prevede l’obbligo della certificazione sulla provenienza del coltan usato per i produttori di apparati elettronici. Solo un pannicello tiepido vista la mancanza di un Organo di controllo, riducendo il tutto ad una autocertificazione di azienda. Pubblico di seguito un interessante video della Associazione onlus La Goccia (link sito) che ripercorre, sintetizzandoli in chiave visuale, molti dei punti che ho cercato di portare all’attenzione in questo post.

Concludo, come talvolta faccio, con un brano musicale davvero straordinario, di quello che considero “il chitarrista di Dio” per il suo modo particolarissimo di suonare la chitarra elettrica e per la sua testimonianza di uomo come il grande Mark Knopfler, un artista che mi arriva all’anima come pochi, in questa indimenticabile “Brothers in Arms”, molto evocativa della terribile guerra che da anni dilania il Congo.

Traduzione di “Brothers in Arms” “Compagni d’armi”

Queste montagne coperte dalla nebbia 
ora sono una casa per me, 
ma la mia casa è la pianura 
e lo sarà sempre. 
A volte tornerete 
nelle vostre valli e nelle vostre fattorie 
e non brucerete più 
per essere compagni d’’armi. 

Attraverso questi campi di distruzione 
battesimo del fuoco 
Ho guardato tutta la vostra sofferenza 
quando le battaglie infuriavano davvero 
e anche se mi hanno fatto così male, 
nella paura e nell’’agitazione, 
non mi avete mai abbandonato 
oh,miei compagni! 

Ci sono tanti mondi differenti, 
tanti soli diversi. 
E viviamo in mondi diversi, 
anche se ne abbiamo soltanto uno. 

Ora il sole è andato all’’inferno 
e la luna sta alta nel cielo 
fatemi dire addio a voi. 
Ogni uomo è destinato a morire 
ed è scritto nelle stelle e 
in ogni linea sul tuo palmo. 
Siamo davvero matti a far combattere 
la guerra ai nostri compagni d’’armi! 

Un grazie sentito a Mark per questo grande momento di riflessione musicale

Sauro Secci

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23 risposte a Caro cellulare quanto costi

  1. Marco ha detto:

    Caro sauro,
    Le tue ricerche le tue analisi sono talmente profonde da farci quanto meno riflettere su come dovremo ridimensionare il nostro stile di vita.
    Cito una frase del presidente Uruguaiano Josè Mujica (detto Pepe) pronunciata all’ultimo G20:
    Non è povero quello che non ha niente, è povero quello che vuole sempre di più.

    Un abbraccio

    Marco Lapi

    • saurosecci ha detto:

      Carissimo Marco,
      hai condensato in un frase che dice tutto di Pepe Mujica, che altro aggiungere!!
      Un grande abbraccio

  2. L'energisauro ha detto:

    È il classico argomento che si è spesso sentito, ma che se analizzato in profondità come hai ben fatto tu fa stare proprio male e ci fa sentire dei mostri. Grazie…mi trovi d’accordo anche su Mark Knopfler!

    • saurosecci ha detto:

      E’ proprio così Raffaele, mi capita sovente di riprendere argomenti che sono lì da tempo, allo stato latente (vedi Le Navi dei Veleni…), che cerco di sviscerare meglio per quanto possibile. Sono contento di condividere la passione per quel grandissimo artista e uomo che è Mark Knopfler

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