Africa Energy Outlook: progressi per aumentare l’accesso all’energia, parzialmente vanificati dall’incremento demografico

WEO_2014_AEO_CoverParlando di energia e di sostenibilità è assolutamente impossibile prescindere da quell’immenso giacimento di risorse, fino ad oggi letteralmente depredato dalla civiltà dominanti, che è il continente africano. Un tema che ho affrontato più volte, sia in un approccio generale alla sostenibilità (vedi post “Sostenibilità perduta: una storia che viene da lontano“), che specificatamente legato all’accesso alle risorse, come il caso di una delle più grandi guerre di tutti i tempi che affligge da quasi 20 anni in Congo per l’estrazione del tantalio (vedi post “Caro cellulare quanto costi“), tutto questo in un contesto che vede la stragrande maggioranza dei conflitti che si combattono correntemente nel pianeta, legati essenzialmente all’accesso alle risorse per le colture e del sottosuolo, sino ad oggi una “autentica maledizione”, per questo martoriato continente (vedi post “Conflitti ambientali e per l’accesso alle risorse nel mondo: arriva l’Atlante globale dei conflitti ambientali,…..”). Un contesto, quello dell’Africa, che si sta “arricchendo”, scusate l’eufemismo, di nuovi fenomeni discorsivi, tipici del XXI secolo, come il “Land Grabbing”, cioè letteralmente “accaparramento della terra”, che identifica una controversa questione di natura economica e geopolitica, emersa proprio in questo scorcio di XXI secolo, che interessa pratiche di acquisizione su larga scala di terreni agricoli in paesi in via di sviluppo, tramite affitto o acquisto di grandi estensioni agrarie da parte di compagnie transnazionali, governi stranieri e singoli soggetti privati, che ha assunto proprio in Africa livelli davvero enormi, da parte, per esempio di paesi come la Cina. Ritornando al contesto dell’energia, ed all’accesso ai sistemi energetici, ancora in gran parte precluso proprio in Africa, ad una larghissima parte delle popolazioni, diviene cruciale per lo sviluppo socio economico di quel continente, con particolare riferimento all’Africa sub sahariana. E’proprio su questo fondamentale tema, che si concentra l’Africa Energy Outlook (link), un rapporto speciale di quest’anno del World Energy Outlook, di IEA (International Energy Agency) (link sito), presentato in questi giorni a Londra, e di cui si è parlato anche a Roma, nel corso della Conferenza ministeriale Italia-Africa, e del quale è possibile scaricare le slides di presentazione in calce al post. Cifre e statistiche davvero drammatiche, quelleaccesso_e_e tracciate dal report, con oltre 620 milioni di persone, pari a quasi due terzi della popolazione totale, che vivono senza energia elettrica (vedi figura a destra). Senza parlare ancora del fatto che sono addirittura ben 730 milioni di persona, costrette ad adoperare modi di cucinare pericolosi e inefficienti, con l’uso di biomasse solide, soprattutto legna da ardere e carbone, che superano per quantità quello di tutti gli altri combustibili adoperati, con elevatissimo costi sanitari soprattutto per le fasce più indifese come i bambini, per i quali le malattie respiratorie, per inalazione da ossido di carbonio sviluppato all’interno delle capanne, rappresenta ancora la maggiore causa di morte (vedi post “Forni pirolitici a basse emissioni: ecco “Biochar Plus”, un nuovo progetto di cooperazione internazionale per far meglio “respirare” l’Africa“).

Secondo il direttore esecutivo della IEA, Maria Van Der Hoeven, “un miglior funzionamento del settore energetico è vitale per assicurare ai cittadini dell’Africa sub sahariana la possibilità di coltivare le proprie aspirazioni. Tale settore sta operando da freno per lo sviluppo, ma tutto questo può essere superato e i benefici che ne deriverebbero sono enormi”.
Secondo l’Africa Energy Outlook, le fonti energetiche dell’area sarebbero più che sufficienti a supplire ai bisogni della popolazione, ad oggi ampiamente sottosviluppate.

mappa_potenziali

Prendendo in considerazione le risorse fossili, il 30% dei giacimenti di petrolio e gas scoperti nel mondo negli ultimi 5 anni sono collocati proprio in Africa, con Nigeria, Sudafrica e Angola che li potrebbero sfruttare, a parere degli esperti. Ovviamente però la vera svolta per il “Continente Nero”, è rappresentata però dalle energie rinnovabili, con enormi potenzialità per energie cruciali come il solare fotovoltaico e termodinamico e l’idroelettrico solo per citare le principali (vedi post “L’africa e le grandi opportunità delle rinnovabili”).
Secondo gli analisti che hanno redatto l’”Africa Energy Outlook”, gli investimenti stanno crescendo, ma purtroppo, soltanto che i due terzi del totale, dal 2000 a oggi, sono stati orientati sullo sviluppo di risorse destinate all’export. La capacità di produrre energia da immettere nella rete, di contro, è davvero molto lontana dal raggiungere standard accettabili, con ben la metà, detenuta da un solo Paese, cioè il Sudafrica. Fortissima è quindi l’esigenza di potenziamento delle reti locali per il consumo interno, dal momento che le previsioni per il futuro indicano che il continente africano sarà chiamato a sostenere una delle sfide più difficili del nostro tempo come quella legata all’incremento demografico. In Africa infatti, la popolazione è destinata quasi a raddoppiare entro il 2040, passando dai circa 1,1 miliardi di abitanti odierni, ad oltre 1,75 miliardi di abitanti, con una domanda di energia destinata a crescere dell’80%.

evoluzione

In questo quadro evolutivo, anche la capacità di generazione è destinata, nello stesso arco temporale, a quadruplicare, con le rinnovabili che arriveranno ad avere un peso pari al 45% del totale.

evoluzione_fonti

Nel rapporto si prevede che il contributo delle rinnovabili, andrà grandi dighe idroelettriche a mini reti e soluzioni off grid (vedi post ““Villaggio digitale” con Fotovoltaico e tele-medicina: una ricetta per annullare il digital divide delle comunità remote“). Relativamente al gas naturale, si raggiungeranno, sempre al 2040, i 230 miliardi di metri cubi, con la Nigeria come paese trainante, ed altri paesi caratterizzati da elevate performance, come Mozambico, Tanzania e Angola, con le esportazioni destinate a triplicarsi, raggiungendo i 95 miliardi di metri cubi. Il rapporto prevede infine anche un incremento anche delle riserve di carbone, stimando un +50% al 2040, con il Sudafrica come paese guida assoluto ed un incremento anche in paesi come il Mozambico. In contrazione invece il petrolio, che si attesterà sui 6 milioni di barili al giorno nel 2020, per calare poi a 5,3 milioni nel 2040, con una domanda africana interna che invece raddoppierà, raggiungendo i 4 milioni di barili al giorno.
La conclusione del report è sostanziata però nel fatto che, nonostante tutti i progressi dei prossimi 25 anni, il consumo pro capite di energia resterà basso e il consumo di combustibili fossili altamente inquinanti e poco sicuri continuerà a rimanere il metodo più diffuso per riscaldarsi e cucinare, con tutte le enormi compromissioni anche sanitarie, già citate in premessa. Anche se un miliardo di persone nel 2040 avrà accesso all’elettricità in Africa, tale progresso sarà però vanificato dall’incremento demografico.
Secondo il rapporto IEA, per dare un autentico impulso all’economia del continente, sarà necessario soddisfare tre criteri:

  • un aumento degli investimenti nel settore energetico pari a 450 miliardi di dollari;
  • una più seria cooperazione regionale nel facilitare la generazione su larga scala;
  • una gestione migliore e più trasparente delle risorse.

Tutte misure che dovranno essere necessariamente accompagnate, secondo IEA, da riforme politiche sostanziali in grado di mettere l’Africa su un sentiero più spedito verso un moderno e distribuito modello energetico.

Sauro Secci

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