La voglia di ecosostenibilità degli italiani e la metafora del triangolo

sostenibilita_triangolo

Il concetto di sostenibilità fu introdotto per la prima volta nel 1987, dal Rapporto “Our Common Future” (Il futuro di tutti noi) elaborato dalla Commissione Brundtland, nell’ambito della Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo dell’ONU, diretta proprio dalla grande medico e politica norvegese, impegnata sul fronte ambientalista Gro Harlem Brundtland (foto seguente a destra). In quel rapporto si forniva infatti una definizione molto precisa di sviluppo sostenibile definito come “lo sviluppo capace di soddisfare i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future diGro_Harlem_Brundtland rispondere alle loro. Lo sviluppo sostenibile, lungi dall’essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali”. Quel rapporto, ancora oggi autentico riferimento, dopo anni di utilizzazione spesso impropria del termine di “sviluppo sostenibile”, sbandierato spesso come tendenza, piuttosto che realmente ed integralmente praticato ed attuato era articolato in tre parti:

  • Parte 1. Preoccupazioni comuni: un futuro minacciato – verso uno sviluppo sostenibile – il ruolo dell’economia internazionale.
  • Parte 2. Sfide collettive: Popolazione e risorse umane – Sicurezza alimentare: sostenere le potenzialità – Specie ed ecosistemi: risorse per lo sviluppo – Energia: scelte per l’ambiente e lo sviluppo – Industria: produrre più con meno – Il problema urbano.
  • Parte 3. Sforzi Comuni: Gestione dei beni comuni internazionali – Pace, sicurezza, sviluppo e ambiente – Verso un’azione comune.

Un numero definito “perfetto” come il 3 nelle vicende legate alla sostenibilità, che anche geometricamente si ispira al “triangolo” ed alla necessità decisamente impegnativa ma fondamentale di tendere il più possibile alla forma equilatera, l’unica in grado di garantire l’equilibrio delle tre dimensioni, economica, ambientale e sociale. La figura isoscele infatti, nella pratica assolutamente effimera e casuale laddove si materializzi, vede comunque soccombere la dimensione ambientale con tutte le conseguenze del caso. Decisamente un argomento che viene da molto lontano (vedi post “Sostenibilità perduta: una storia che viene da lontano”), che va declinato con connotazioni molto diverse nelle diverse latitudini del pianeta, dalle metropoli assediate dallo smog e dal traffico da sorgenti industriali e da sistemi inefficienti di climatizzazione di edifici dei paesi sviluppati,  che assurgono a livelli incredibili nel colosso cinese (vedi post “Chiuso per inquinamento: accade in una città cinese”)  per giungere allo sfruttamento indiscriminato di risorse nella vilipesa terra d’Africa, con apici di autentico massacro, come in Congo, dove per esempio, per l’accesso ad un materiale fondamentale per la microelettronica come il tantalio, è in corso una delle più grandi guerre della storia (vedi post “Caro cellulare quanto costi”) .  Un tema che non si certo fatto sfuggire il nostro grande Papa Francesco, elaborando una enciclica autentica opera omnia per ribadire la centralità dei temi ecologici per il futuro dell’uomo sul pianeta (vedi post “Nuova Enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco: crisi ambientale e crisi sociale sono due facce della stessa medaglia”).

A riportarci all’attenzione la “fame di sostenibilità”, che comincia a farsi strada progressivamente anche negli italiani, una ricerca condotta dalla startup EcoSost (linkbanner-ecosost portale), portale al quale ogni singolo cittadino può registrarsi ed inserire il suo profilo di stile di vita attuale, in occasione della COP21 di Parigi. Lo studio evidenzia come ben il 98% degli italiani vorrebbe vivere in un mondo più ‘green’, ma 4 su 10 non sanno minimamente come fare. Una voglia di sostenibilità con una distribuzione a macchia di leopardo nel Paese, con Milano sugli scudi e la capitale Roma maglia nera collocandosi al 109° posto tra le principali località. I risultati dello studio evidenziano come il tema della sostenibilità abbia oggi una forte percezione negli italiani, ma come nel contempo sia da rilevare negli stessi una carenza di consapevolezza che impedisce ai cittadini l’attuazione di piccoli e grandi gesti in grado di conferire maggiore sostenibilità al proprio stile di vita. Nel campione degli intervistati, il 60% degli stessi infatti, ha saputo identificare solo la raccolta differenziata e l’energia rinnovabile come possibili mezzi per la riduzione degli sprechi e la salvaguardia dell’ambiente. Analizzando, scorrendola, la classifica delle città maggiormente interessate all’ecosostenibilità dopo Milano, troviamo Torino, Bologna, Trento, Brescia e Modena, mentre Palermo, al sesto posto, è capofila delle città del Sud. Un interesse che anche per le forti pressioni ambientali alle quali sono sottoposte, accomuna le grandi città con l’eccezione proprio della capitale Roma. Analizzando i risultati su scala regionale, abbiamo in testa la Lombardia, seguita da Veneto, Toscana e Piemonte. La ricerca si è basata sulla analisi di quattro macroaree tematiche legate alla sostenibilità come:

  • cibo;
  • acquisti verdi;
  • mobilità sostenibile;
  • risparmio energetico.

Relativamente alla elaborazione del livello di ecosostenibilità sia su scala regionale che delle città si è tenuto conto dell’impegno degli utenti e delle aziende, che si trovanoecosost_tematicheinsieme all’interno del portale di Ecosost. Per gli utenti-cittadini sono state prese in considerazione le azioni volte al miglioramento del proprio stile di vita, l’aumento della consapevolezza nei consumi e, non ultima per importanza, la partecipazione attiva nel sensibilizzare le scelte degli altri utenti. Per quanto riguarda le aziende si è tenuto conto del loro impegno nel mettere in pratica i principi di sostenibilità nell’ambito dei loro processi produttivi e commerciali e di quanto questi siano riconosciuti dagli utenti. Come sottolinea il fondatore di EcoSost, Nicola Tagliafierro, “i risultati dimostrano che il cambiamento culturale degli italiani nei confronti del vivere eco sostenibile è già iniziato”, aggiungendo che ”il paradosso è che gli italiani non sanno a pieno come poter realizzare, anche con i piccoli gesti quotidiani, questo cambiamento fondamentale e necessario soprattutto per le generazioni future: in questo percorso, purtroppo, non sono sempre sostenuti da un vero progetto locale di sostenibilità di cui invece tutte le istituzioni si dovrebbero dotare”. Un messaggio davvero importante affinché si riescano finalmente a sistematizzare, integrandole tante singole iniziative intraprese a livello locale che, sino ad oggi, per la loro parcellizzazione, perdono gran parte della loro potenziale efficacia.

Sauro Secci

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