Investimenti in impianti energetici a carbone: un rapporto invita alla desistenza

Gli investitori in impianti energetici alimentati a carbone rischiano di sprecare centinaia di miliardi di sterline, visto che le energie rinnovabili sono oramai più economiche delle nuove centrali a carbone in ogni parte del mondo: questa l’indicazione che emerge perentoria nell’ultimo rapporto del think tank Carbon Tracker.

Una indicazione estesa anche hai principali mercati degli impianti a carbone come Stati Uniti, Europa, Cina, India e Australia, dove il costo dell’energia prodotta da nuove centrali eoliche o solari rispetto è più competitiva rispetto alle nuove centrali a carbone.

Esemplificativo il caso del Regno Unito dove ben l’82% dell’energia elettrica prodotta dai 12 gigawatt ancora in esercizio del parco termoelettrico a carbone del Regno Unito ha un costo superiore rispetto alle nuove energie rinnovabili, ha affermato Carbon Tracker.

Nel Regno Unito, la congiuntura dei prezzi del mercato del carbonio, un calo della domanda e sussidi convogliati alle energie rinnovabili stanno spingendo alla graduale alienazione degli impianti a carbone prima della data di chiusura degli impianti, recentemente spostata nell’ottobre 2024.

In tutto il mondo, circa il 60 percento delle centrali a carbone esistenti sta produce energia elettrica ad un costo superiore rispetto al costo dell’energia prodotta dai nuovi impianti ad energie rinnovabili.

Carbon Tracker sta svolgendo una forte azione di sollecitazione verso, governi e investitori per annullare la ancora grande quantità di progetti di impianti a carbone annunciati, autorizzati o in costruzione in tutto il mondo, con uno spreco di 638 miliardi di dollari in investimenti di capitale.

Nonostante il mercato stia guidando la transizione energetica a basse emissioni di carbonio, molti governi sembrano non ascoltare.

Ha davvero un grande senso dal punto di vista economico per i governi cancellare immediatamente i  nuovi progetti  basati sul carbone.

Sul piano poi della limitazione del riscaldamento globale a 1,5 ° C, per evitare i devastanti impatti dei cambiamenti climatici, l’uso globale del carbone per la produzione di energia elettrica dovrà diminuire dell’80% dal 2010 al 2030.

Sono quasi 500 GW di nuova potenza installata, quelli degli impianti a carbone pianificati o in costruzione nel mondo, ma Carbon Tracker mette in guardia governi e investitori sul fatto che potrebbero non recuperare mai gli investimenti che si accingono a  fare. Infatti  il progressivo calo dei costi di energia eolica e solare contestualizzato alle sempre più stringenti normative esistenti sull’inquinamento, elemento di esternalità con ingenti risvolti on termini di costi sanitari fornisce un nuovo quadro nel quale il carbone non è più la forma di energia più economica in tutti i principali mercati mondiali.

In ambito UE con alte quotazioni sul mercato del carbonio (ETS) ed anni di forti investimenti in energie rinnovabili seppure con connotazioni differenti tra i diversi stati, con ancora paesi fortemente dipendenti dal carbone come Polonia e Republlica Ceca, con quasi la totalità della capacità produttiva da carbone, pari al 96%, che presenta un costo dell’energia più elevato rispetto alle nuove rinnovabili.

Anche in  Cina, paese che ospita metà della produzione di energia elettrica da carbone mondiale, ben  sette impianti su dieci attualmente in esercizio, presentano un costo complessivo del kWh più alto rispetto alla costruzione di nuovi parchi eolici e solari.

Nel rapporto si sottolinea come la Cina, la cui economia è stata duramente provata dal coronavirus, ha una ragione in più per evitare investimenti alla costosa produzione energetica da carbone, visto che il paese stava pianificando l’approvazione di nuove centrali a carbone. Carbon Tracker ha esortato la Cina a distribuire il suo capitale di stimolo “in modo efficiente evitando di investire in energia da carbone che è economicamente ridondante e disastrosa per l’ambiente”.

Link sito Carbon Tracker

Sauro Secci

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