Copenaghen e la cartografia del mondo

Dal titolo di questa nota viene spontaneo domandarsi: “ma cosa c’entra la cartografia mondiale con la Conferenza Mondiale sui cambiamenti climatici in corso a Copenaghen ormai da alcuni giorni?”. Pensare ad una qualsiasi forma di approccio per combattere i cambiamenti climatici planetari in atto prescindendo dalla dimensione sociale e umanitaria, che vede un quinto del mondo utilizzare quasi i quattro quinti delle risorse del pianeta con la restante popolazione costretta a dividersi le briciole, è evidentemente impossibile. Per questo nell’attuale fase del COP15 sul clima e sull’ambiente si delineano sempre di più le frizioni fra paesi ricchi, paesi poveri e paesi con economia in transizione come Cina, India e Brasile, che tanto peso hanno negli scenari che si vanno delineando.Cartina
In particolare, la bozza presentata dalla Danimarca, che ha la pretesa di essere una piattaforma per l’accordo, ha fatto infuriare i paesi in via di sviluppo, dal momento che affosserebbe il protocollo di Kyoto e pretenderebbe impegni dalle nazioni povere, senza specificare l’impegno 2020 di quelle ricche, esautorando anche il ruolo dell’Onu a favore della Banca Mondiale. Tornando invece alla riflessione dalla quale eravamo partiti, mai come in occasione della Conferenza di Copenaghen è importante riappropriarsi dei giusti attributi per cercare di vedere il mondo nelle sue effettive dimensioni anche fisiche, punto di partenza per cercare davvero di far in modo che il profitto fine a se stesso, come sino ad oggi troppo spesso è stato, possa continuare ad imperare, e cercare invece, proprio a partire dalla lotta ai cambiamenti climatici che per la sua globalità, richiede un’assolutezza di valori etici, di proporre finalmente nuovi modelli di sviluppo, nel senso vero del termine.
A chi di noi non è mai capitato di trovare appesi sulle pareti delle aule scolastiche i planisferi di Mercatore, base fondante per la divulgazione della geografia da parte dei docenti? Mercatore, derivazione da Gerardus Mercator, latinizzazione di Gerard de Cremer, fu un cartografo belga vissuto nel 16° secolo che proprio sul finire del 1500 elaborò l’omonimo sistema di proiezione cartografica, ad uso di navigatori e mercanti europei con mire di terre lontane foriere di grandi ricchezze. Tale proiezione, proprio per il momento storico e le motivazioni sulle quali è stata concepita, sacrifica l’esattezza delle superfici a vantaggio della precisione degli angoli per fornire dati soprattutto relativi della distanza delle rotte, a fronte di grandi difficoltà di raffigurazione cartacea di un’ellissoide di rivoluzione schiacciato ai poli com’è il nostro pianeta. Fu solo moltiArnopeters secoli dopo, nel 1973, che uno storico tedesco, Arno Peters (foto a destra), elaborò una nuova proiezione del nostro pianeta, criticando la proiezione eurocentrica di Mercatore e creando una riproduzione cartografica rispettosa dei rapporti di superficie dei vari paesi del mondo.
Peters, propose, di fatto, un planisfero ad aree equivalenti che restituisce alle superfici della Terra la loro corretta proporzione, in nome dell’importanza che la carta geografica ha come fonte sintetica di informazioni, troppo spesso utilizzata per offrire una visione troppo selettiva e tematica in funzione di specifici scopi predefiniti. In tale ottica la proiezione proposta da Peters, con al centro l’Equatore come linea immaginaria che divide il globo in due parti uguali, rappresenta uno straordinario strumento educativo nella comprensione del rapporto nord- sud, proponendo una proiezione fedele delle superfici, evidenziando bene i rapporti rispetto a quella di Mercatore, dove invece l’Europa e il nord del mondo risultano più grandi rispetto alla realtà e sono proposti nella loro giusta proporzione. Si tratta di un passaggio importante per costruire rapporti diversi di reciprocità fra aree diverse del globo. Parlare oggi di Peters, a 7 anni dalla sua morte, significa vedere un uomo che ha inteso fornire uno strumento di base per una vera e autentica educazione alla mondialità, fondamentale quando ci troviamo di fronte ad eventi come quello in corso a Copenaghen, che richiede sicuramente un serio esame di coscienza da parte di chi fino ad oggi ha avuto in mano le redini sulle scelte del nostro pianeta.
Cartine

Sempre nei fronti più ardui del mondo, a difesa dei deboli e dei poveri del nostro pianeta, i monaci Comboniani, sono sempre stati in prima linea. In allegato per approfondire meglio questo curioso ma importantissimo aspetto della cartografia come sistema di disegno dei rapporti planetari, il link ad un articolo esteso di Padre Giulio Albanese, giornalista dell’Ordine dei Comboniani e per anni responsabile di Misna l’Agenzia di informazione mondiale dei Combiniani e oggi Direttore della rivista “Popoli e Missione”, spesso testimone dei tanti conflitti “dimenticati” che il nostro pianeta ogni giorno vede consumare e troppo spesso, colpevolmente, fuori o ai margini del perimetro dei media nazionali.

Padre Giulio Albanese ci parla delle Afriche

Sauro Secci

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2 risposte a Copenaghen e la cartografia del mondo

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