L’impatto del traffico stradale sulla qualità dell’aria nelle aree urbane: l’analisi del lockdown indotto dal Covid19 in Italia

Un nuovo interessante studio sull’impatto del traffico stradale sulla qualità dell’aria nelle aree urbane a fronte del lockdown imposto dalla pandemia da Covid19 in Italia, quello condotto da un gruppo di ricercatori del CNR-IBE di Firenze, Giovanni Gualtieri, Lorenzo Brilli, Federico Carotenuto, Carolina Vagnoli, Alessandro Zaldei, Beniamino Gioli e pubblicato sulla rivista internazionale “Environmental Pollution“. (fonte immagine di copertina: Pixabay)

 

Le restrizioni imposte dal lockdown dovuto al Covid19 hanno causato modifiche nelle emissioni di inquinanti atmosferici e di gas serra. Il traffico stradale in ambito urbano è stato il settore più colpito, con una riduzione media del 48-60% in Italia. Ciò ha offerto un’opportunità senza precedenti per valutare come una prolungata (circa 2 mesi) e rilevante riduzione delle emissioni del traffico abbia avuto un impatto sulla qualità dell’aria in ambito urbano. Nello studio sono state prese in esame sei delle otto città più popolate d’Italia caratterizzate da differenti condizioni climatiche: Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo. Lo scenario selezionato (24/02/2020‒30/04/2020) è stato messo a confronto con uno meteorologicamente comparabile nel 2019 (25/02/2019–02/05/2019). Sono state utilizzate misure meteo e di NO2, O3, PM2.5 e PM10 derivate da 58 stazioni meteorologiche e di qualità dell’aria, mentre la mobilità del traffico è stata derivata da big data a scala comunale.

I livelli di NO2 sono notevolmente diminuiti in tutte le aree urbane (da ‒24.9% a Milano a ‒59.1% a Napoli), in misura approssimativamente proporzionale ma inferiore alla riduzione del traffico. Al contrario, le concentrazioni di O3 sono rimaste invariate o addirittura aumentate (fino al 13.7% a Palermo e al 14.7% a Roma), probabilmente a causa del ridotto consumo di O3 dovuto alle minori emissioni di NO dei veicoli e alle minori emissioni di NOx non compensate da analoghe riduzioni delle emissioni di COV. Il PM10 ha mostrato riduzioni fino al 31.5% (Palermo) e aumenti fino al 7.3% (Napoli), mentre il PM2.5 ha mostrato riduzioni del 13–17% controbilanciate da aumenti fino al 9%. Un maggiore utilizzo del riscaldamento domestico (+ 16–19% a marzo), anche dovuto a condizioni meteorologiche più fredde rispetto al 2019 (da ‒0.2 a ‒0.8 ° C) può in parte spiegare l’aumento delle emissioni primarie di PM, mentre un aumento delle attività agricole può spiegare l’aumento delle emissioni di NH3 che portano alla formazione di aerosol secondario.

A seguire, a livello esemplificativo il grafico relativo all’andamento degli inquinanti nella città di Milano (nello studio sono disponibili tutti).

Questo studio ha confermato la complessa natura caratterizzante l’inquinamento atmosferico, anche nel caso in cui una delle principali fonti emissive sia chiaramente isolata e controllata, nonché la necessità di sforzi costanti di decarbonizzazione in tutti i settori emissivi per apportare un miglioramento concreto alla qualità dell’aria e alla salute pubblica.

Link articolo “Environmental Pollution” 

Fonte: CNR-IBE (Istituto di Bioeconomia) Firenze

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