Decarbonizzazione isole minori: al via “Favignana Emissioni Zero”

favignana_panoramaIl nostro meraviglioso paese, con gli oltre 8000 km di coste è letteralmente “coronato” da piccole, meravigliose costellazioni di isole minori che ne fanno una autentica galassia di bellezza. Una serie di costellazioni, aventi ciascuna notevoli potenziali di energie rinnovabili da utilizzare per decarbonizzarle, nell’era delle energie rinnovabili e del nuovo modello energetico distribuito ed intelligente, dopo anni di profanazioni dovute alla presenza di numerosi gruppi di produzione di energia elettrica elettrodiesel per sostenerne energeticamente i fabbisogni. Si tratta di un tema che abbiamo seguito da tempo, partendo proprio dalle origine per arrivare ad oggi, con ancora praticamente tutte le nostre isole minori quasi completamente da decarbonizzare (vedi post ““Energia in isola”: Le perle italiane delle “isole minori” gridano vendetta aspettando le energie pulite dopo anni “neri” di sprechi”). E pensare che proprio le isole minori costituiscono per la loro conformazione ed i loro microcosmi, autentici laboratori ideali per lo sviluppo e la messa a punto del nuovo modello energetico distribuito e le nuove smart grids (reti elettriche intelligenti), come riconosciuto anche dallo stesso Ministero dell’Ambiente (vedi post “Ministero dell’Ambiente: isole minori laboratori ideali di sostenibilità“). Finalmente però, sembra che dal campo aperto inizino a giungere notizie di azioni ed implementazioni in questa direzione come il progetto “Favignana Emissioni Zero”.che verrà inaugurato nel prossimo week end nella bellissima isola di Favignana, la principale delle isole Egadi,in provincia di Trapani, sede dello storico sito della Florio, costituito dalla tonnara e dallo stabilimento di trasformazione del tonno.
Sullo specifico progetto il comunicato stampa di SEA Favignana, la società di gestione dello stesso con la partenship di grandi player del settore, come ABB, Gewiss e Mercedes-Benz, con il coordinamento e la supervisione di Green Consulting Group.

Fotovoltaico diffuso, mobilità sostenibile, trasferimento della centrale di produzione elettrica con una nuova centrale ibrida ad alta efficienza, illuminazione a LED, smart grid e sportello energia sono gli ingredienti della nuova strategia energetica di Sea Favignana: “Favignana Emissioni Zero”.

Nel week-end del 17 e 18 settembre l’azienda elettrica dell’isola – assieme ai partner del progetto:ABB, Gewiss e Mercedes-Benz –ha presentato Favignana Emissioni Zero che guiderà l’isola verso un processo di sostenibilità e diventare così un modello per tutte le isole. Il progetto è stato realizzato con il supporto di The Green Consulting Group.

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“Crediamo che la transizione energetica verso un sistema a emissioni zero sia un percorso obbligato. Come azienda ci siamo messi in gioco in prima linea, perché crediamo di poter fare di Favignana un esempio di sviluppo sostenibile attento all’ambiente e al turismo, tale da diventare un modello replicabile per le atre isole del Mediterraneo”, ha commentato Filippo Accardi,Amministratore Delegato di Sea Favignana.

Durante la due giorni sono state presentate le prime due autovetture elettriche Classe B Electric Drive Mercedes-Benz che entreranno a far parte della flotta aziendale di Sea Favignana e saranno alimentate con il sistema di ricarica Wall Box in corrente alternata eMobility di ABB. L’isola, grazie alle sue dimensioni e alla sua orografia, si presta in modo ideale allo sviluppo della mobilità elettrica, uno degli obiettivi cardine della strategia energetica di Sea Favignana.
“Lo sviluppo della mobilità elettrica passa anche attraverso la lungimiranza di chi sceglie di investire in un futuro sempre più sostenibile”, ha dichiarato Roland Schell, Presidente di Mercedes-Benz Italia. “Sono felice che sia ancora una volta la nostra Classe B Electric Drive tra gli ambasciatori di una nuova cultura della mobilità a zero emissioni.”

A Natale la croce sul monte, uno dei più importanti simboli di Favignana, si accenderà con luce a LED alimentata da un impianto fotovoltaico. Il sistema LED prodotto da GEWISS consentirà di illuminare il monumento riducendo al minimo i consumi energetici e garantendo il rispetto delle norme in materia di inquinamento luminoso.
“Da sempre attenta alle tematiche ambientali e impegnata nella ricerca di soluzioni tecnologicamente avanzate, finalizzate alla qualità e alla sostenibilità, GEWISS ha scelto di essere a fianco del progetto di Sea Favignana. Grazie a soluzioni per l’illuminazione a LED e la mobilità elettrica, che all’efficienza energetica coniugano la versatilità applicativa, siamo entrati nel cuore della manifestazione, per contribuire a fare di Favignana la prima isola italiana totalmente green e a impatto zero sull’ambiente. A cominciare da uno dei simboli dell’Isola, la croce sul monte di Favignana che sarà illuminata dai dispositivi di proiezione a LED della famiglia Smart[4]”, ha commentato Michele Riccio, Coordinatore Light di GEWISS.

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SEA Favignana, nell’ambito della sua strategia energetica, prevede di trasferire la centrale elettrica attraverso la realizzazione di una nuova centrale ibrida ad alta efficienza energetica e a minor impatto ambientale in sostituzione di quella attuale. La nuova centrale sarà realizzata in un lotto di terreno caratterizzato da un forte avvallamento e distante più di 500 metri dalla linea di costa, a differenza dell’attuale centrale che è situata a meno di 100 metri dalla linea di costa. La centrale, alimentata a olio combustibile, avrà una potenza di 12 MW sarà realizzata con un sistema di generazione ad alta efficienza. Il tetto dell’edificio verrà interamente coperto da unimpianto fotovoltaico della potenza di 500 kW, corrispondete al 400% dell’attuale potenza fotovoltaica installata su tutta l’isola di Favignana, producendo circa 700 MWh/anno di energia elettrica, e risparmiando emissioni di CO2 in atmosfera per oltre 500 tonnellate.
Tale intervento andrà di pari passo con l’installazione di sistemi di accumulo di energia elettrica in centrale. I componenti sono parte integrante del sistema di ibridizzazione, necessario per la gestione del mix di produzione energetica proveniente da fonte solare e tradizionale. Man mano che aumenterà la produzione elettrica da fotovoltaico, si ridurrà la generazione elettrica da parte della centrale.
Parliamo di una strategia che già da tempo sta muovendo i suoi passi, il rinnovamento della rete e dei sistemi di controllo sono stati messi in atto già da tempo attraverso il progetto “Nuova Automazione SEA” che prevede due aree di intervento: il Telecontrollo Rete di Distribuzione e Automazione di Centrale, quest’ultima nei prossimi mesi arriverà a compimento.

Al via anche l’apertura dello Sportello Energia, che sarà aperto presso gli uffici dell’azienda dal lunedì al venerdì dalle 9,00 alle 12,00. Accedendo allo sportello gli utenti potranno ricevere informazioni su interventi di risparmio ed efficienza energetica nelle abitazioni ed esercizi commerciali, sugli incentivi e le agevolazioni fiscali per l’installazione di impianti fotovoltaici e solari termici.


“Con il progetto Favignana Emissioni Zero siamo riusciti a mettere insieme, al fianco di SEA Favignana, un primo team di aziende multinazionali focalizzate sulla sostenibilità per dar vita a un percorso di rilancio dell’isola. Ci impegneremo a portare a compimento l’iniziativa e a esportarla in altre isole anche fuori dai confini nazionali”, ha detto Gianni Chianetta Direttore di The Green Consulting Group.

Informazioni dettagliate sul progetto “Favignana Emissioni Zero” sono disponibili sul sito di SEA Favignana www.seafavignana.com

SEA Favignana
L’isola di Favignana, provincia di Trapani, conta circa 3500 residenti che nel periodo estivo diventano 60.000, ha una superficie di 19 km2 e dista 9 miglia da Trapani e 7 da Marsala. SEA Società Elettrica di Favignana Spa svolge attività di produzione, distribuzione e vendita di energia elettrica nel Comune di Favignana (TP). Attualmente l’azienda conta 3.700 utenti con una potenza installata di 12 MW e una produzione che nel 2015 è stata di oltre 16.000.000 kWh.

ABB
ABB (www.abb.it) è leader globale nelle tecnologie per l’energia e l’automazione che consentono alle utility, alle industrie e ai clienti dei settori dei trasporti e delle infrastrutture di migliorare le loro performance riducendo al contempo l’impatto ambientale. Le società del Gruppo ABB operano in circa 100 Paesi e impiegano circa 135.000 dipendenti.

GEWISS
GEWISS è una realtà leader operante a livello internazionale nella produzione di sistemi e componenti per le installazioni elettriche di bassa tensione. I costanti investimenti finalizzati alla ricerca e sviluppo, alla preparazione di tutto il personale e al potenziamento delle strutture produttive hanno permesso a GEWISS di affermarsi come interlocutore di riferimento per il mercato nella produzione di soluzioni per la domotica, l’energia e l’illuminazione.

Mercedes- Benz Italia
Leader del settore automotive premium, Mercedes-Benz Italia, attraverso la Business Unit Mercedes-Benz Cars, distribuisce sul mercato nazionale alcuni dei più prestigiosi marchi automobilistici al mondo: dalla piccola smart alle vetture ad alte prestazioni firmate Mercedes-AMG. L’attenzione del Gruppo è focalizzata su tecnologie innovative, ecosostenibili ed automobili sempre più sicure ed efficienti che affascinano e conquistano gli automobilisti in tutto il mondo. Oltre a veicoli con trazione ibrida, Mercedes-Benz può contare oggi sulla più ampia gamma di veicoli elettrici a zero emissioni locali alimentati da batterie, dimostrando il proprio impegno verso la società e l’ambiente.

The Green Consulting Group
The Green Consulting Group rappresenta un team di consulenti e aziende con consolidata esperienza nella green economy. La Società si propone come interlocutore unico per supportare in modo integrato istituzioni e aziende a livello nazionale e internazionale per lo sviluppo di progetti nel settore della sostenibilità. The Green Consulting Group promuove “Greening The Islands” (www.greeningtheislands.com), conferenza internazionale che mira a stimolare il lavoro collettivo intorno ai temi dell’energia, dell’acqua e della mobilità nelle isole minori e nelle località remote.

Riferimenti:
Ufficio stampa SEA Favignana
Cecilia Bergamasco
The Green Consulting Group
Head of Communications
Cell.: +39 347 9306785
e-mail: communications@thegreenconsultinggroup.com

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TPL a Ginevra: ecco “Tosa”, il bus elettrico con ricarica rapida

TOSA_Bus_Genève_AéroportI sistemi di ricarica elettrica rapida, nelle loro diverse forme, rappresentano indubbiamente un elemento di svolta verso la definitiva consacrazione della mobilità elettrica. Si tratta di un contesto tecnologico di fondamentale importanza per i sistemi di trasporto pubblico locale (TPL), ambito nel quale esistono già nel mondo diversi fronti di sperimentazione come gli interessanti sistemi di ricarica wireless ad induzione (vedi post “Mobilità elettrica e sistemi di ricarica wireless ad induzione: In Corea si comincia dagli autobus“). Sempre su questo fronte, sta per entrare in servizio presso l’azienda di trasporto pubblico locale di Ginevra TPG, in collaborazione con ABB, un nuovo modello di autobus elettrico, denominato Tosa (Trolleybus optimisation system alimentation), che sfrutta una tecnologia di ricarica rapida durante le soste alle fermate e ai capolinea.
Siamo di fronte alla evoluzione di una sperimentazione iniziata nel 2013, che sta per diventare realtà nella città svizzera, dopo un investimento pari a circa 16 milioni di dollari fatto da TPG per mettere in servizio, entro il 2018, 12 autobus elettrici sulla linea 23, che collega l’aeroporto con il centro città.

TOSA_lungoIl nuovo sistema di ricarica messo a punto è talmente veloce da non interferire con il normale ciclo di attività degli autobus, migliorando l’ambiente urbano e il paesaggio, non necessitando di linee aeree di collegamento e offrendo nel contempo grande flessibilità di percorso. Si tratta di una soluzione a zero emissioni di carbonio dal momento che l’energia elettrica utilizzata è proveniente interamente da centrali idroelettriche.
La tecnologia per la ricarica veloce, unitamente alle apparecchiature di trazione montate a bordo dei mezzi sono di progettazione ABB e sono state ottimizzate per linee di autobus ad alta frequenza nelle principali aree urbane. Si tratta di un sistema che utilizza un braccio semovente con controllo laser che si connette a una presa per la ricarica sulle pensiline posizionata al posto del carrello solitamente collegato alle linee aeree. Il pacco batterie e bordo dei mezzi può essere ricaricato in circa 15 secondi con una potenza di 600 kW, presso fermate appositamente predisposte per un totale di circa 3 kWh di energia trasferita. Per avere un metro di riferimento di tratta di una superi carica di capacità 5 volte superiore al supercharger di Tesla che arriva a 120 kW. Al capolinea infine, un altro sistema di ricarica ultra veloce effettua una ricarica completa delle batterie in 3-4 minuti.
A completare il sistema, un innovativo sistema di azionamento elettrico, attraverso il quale l’energia proveniente da un apparato di ricarica montato sul tetto può essere immagazzinata in batterie compatte assieme all’energia frenante del veicolo, facendo fronte al fabbisogno energetico sia della trazione dell’autobus che dei suoi servizi ausiliari (servizi ed illuminazione interna).
Un altro passo in avanti per una definitiva consacrazione della mobilità elettrica nei grandi centri urbani, in un comparto, come quello del TPL, che presenta ancora fortissimi tassi di motorizzazione diesel, fondamentale per ridare nuovo respiro alle nostre sempre più irrespirabili città.

A seguire un breve ma molto efficace video, con una animazione che spiega le peculiarità principali del nuovo bus elettrico a ricarica rapida messo a punto.

Sauro Secci

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Andamento radiazione solare-emissioni inquinanti in Italia: intrecci complessi

radiazioneUno dei parametri fondamentali nell’ambito del monitoraggio ambientale è indubbiamente quello della radiazione solare, anche nelle sue diverse componenti. Una importanza quella del monitoraggio di questo parametro rafforzata anche dalla sempre crescente applicazione di tecnologie rinnovabili, come fotovoltaico, solare termico e termodinamico.
Ma tornando strettamente agli aspetti ambientali, è decisamente rilevante una ricerca effettuata da un team internazionale condotto attraverso una collaborazione tra Università Statale di Milano, Eth di Zurigo, Isac-Cnr, Aeronautica Militare e Ipe-Csic di Saragozza e con, come primo autore, una giovane dottoranda della scuola di dottorato in Scienze Ambientali della Università Statale. Lo studio, pubblicato sulla rivista Atmospheric Chemistry and Physics, ha elaborato la variazione dell’andamento della radiazione solare in Italia nel corso degli ultimi 55 anni, dal 1959 al 2013, novità assoluta dal momento che non era ad oggi disponibile nessuna informazione sull’evoluzione temporale della radiazione solare sul territorio italiano.

Indicazioni davvero interessanti e decisamente articolate quelle scaturite nello studio, con la radiazione solare che in Italia ha subito importanti variazioni nel corso degli ultimi decenni. Più specificamente, ad una significativa fase di decrescita della radiazione solare nel corso degli anni ’60, ’70 e fino alla prima metà degli anni ’80, ha fatto seguito una netta inversione di tendenza, con una forte crescita del parametro negli ultimi 30 anni con un andamento che si è riflesso con quello delle emissioni inquinanti e con effetti dai grandi riflessi su diversi aspetti della nostra vita, compreso l’umore. Un andamento che si evidenzia particolarmente se si limita l’analisi del team di ricerca alle sole giornate prive di copertura nuvolosa, nelle quali sia l’iniziale fase di decrescita che la successiva di crescita sono dell’ordine del 8% per decennio. Un andamento, quello tracciato dallo studio per il nostro paese, in sintonia con quello di altre aree del Pianeta con la successione di due fasi:

  • un’iniziale riduzione della radiazione solare (global dimming);
  • un successivo aumento della stessa (global brightening).

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Una grande base dati, quella utilizzata nello studio, che ha utilizzato decine di postazioni di rilevamento, disseminati sul territorio nazionale, con sierie storiche di dati dal 1959 al 2013.mappapostazioni

Si tratta di una delle tante ricerche ancora in corso sulle cause di queste variazioni, dalla quale emergono però indicazioni abbastanza chiare sulla loro correlazione diretta e prevalente con le emissioni inquinanti che hanno raggiunto nei Paesi più avanzati i loro massimi livelli proprio quando in corrispondenza con il periodo di più intenso global dimming, per poi registrare una riduzione, grazie alla progressiva maturazione di una sempre più strutturata normativa ambientale per il controllo delle emissioni.

Negli ultimi 30 anni è inoltre migliorata sensibilmente la trasparenza della nostra atmosfera alla radiazione solare, fenomeno che ha fatto si che anche aree caratterizzate tradizionalmente da un’elevata torbidità atmosferica, come per esempio il bacino padano, si siano progressivamente trasformate in aree in cui, grazie alla minore presenza di particolato atmosferico, la radiazione solare riesce ad attraversare maggiormente l’atmosfera.

Come spiega il Professor Maurizio Maugeri, professore del dipartimento di Fisica dell’Università Statale di Milano, tra i principali redattori dello studio, “Tra le molteplici conseguenze positive si segnalano un netto miglioramento nella visibilità orizzontale, la disponibilità di maggiori risorse per il settore energetico ed agro-forestale e un miglioramento nel tono dell’umore delle persone”.

Sul versante dei riflessi negativi invece, quello più rilevante è costituto dal “fatto che la crescente trasparenza atmosferica ha probabilmente prodotto un’accelerazione del riscaldamento del clima negli ultimi decenni, anche se per quest’ultimo aspetto sarebbe forse più corretto dire che era stata la precedente crescita dell’inquinamento da particolato atmosferico a produrre un mascheramento del riscaldamento. Nel momento in cui le concentrazioni di particolato atmosferico si sono ridotte, oltre al riscaldamento dovuto alle emissioni di biossido di carbonio e di altri gas-serra, si è aggiunto anche il riscaldamento dovuto al venir meno di questo mascheramento” come sottolinea lo stesso Professor Maugeri.

Sauro Secci

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Evoluzione Batterie e fuel cell: arriva la sonda nanoscopica

nanosondaIl mondo delle tecnologie dei sistemi di accumulo di energia e delle celle a combustibile (fuel-cell) è chiamato ad un ulteriore sforzo di ricerca e sviluppo per dare un impulso definitivo alla decarbonizzazione dei sistemi. Uno sforzo fondamentale in un momento topico sia per il settore della mobilità, sostenendo la crescita del mercato delle auto elettriche ad un passo dalla definitiva consacrazione, e delle energie rinnovabili, per le più emergenti delle quali, come fotovoltaico ed eolico, si richiedono sistemi di accumulo sempre più compatti, efficienti e duraturi. Un contributo fondamentale, come abbiamo avuto modo di verificare in altri casi è quello sempre più determinante che ci arriva negli ultimi anni, dal mondo delle nanotecnologie.
Un contributo fondamentale per il miglioramento delle performance dei sistemi di accumulo, quello delle nanotecnologie, che consentono di entrate profondamente nel funzionamento interno dei sistemi di accumulo, visto che è proprio la scala nanoscopica, quella che presenta ancora numerosi punti oscuri, a causa delle variazioni spesso impercettibili che avvengono all’interno. E’ sufficiente infatti una minima fluttuazione dei parametri di funzionamento interni ai diversi sistemi di accumulo o un minuscolo difetto, a determinare un rapido decadimento delle prestazioni e dell’efficienza, portando ad una rapida degradazione dello stesso dispositivo di accumulo di energia.
In questo ambito arriva una nuova possibile soluzione, messa a punto da una équipe di ricercatori americani e cinesi, i quali hanno sviluppato una nanosonda in grado penetrare profondamente, facendo luce sulle reazioni chimiche che avvengono all’interno delle fuel cell e delle batterie. Si tratta di una tecnologia descritta sulla rivista Journal of Applied Physics pubblicata dall’American Institute of Physics (vedi link in calce al post).
Il nuovo sistema messo a punto è in grado di “percepire” il materiale, costruendo una mappa delle sue proprietà con una risoluzione nanometrica o ancora più precisa.
Il team di ricerca ha riscaldato la nuova nanosonda con corrente elettrica, causando una fluttuazione della temperatura e una sollecitazione del materiale sottostante, determinando il movimento di atomi e ioni, facendo così espandere e contrarre il materiale. Le vibrazioni così determinante nella sonda causate da questo movimento possono venire misurate con un fascio laser.

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Alla base della ricerca è il fatto che se in prossimità della punta della sonda si concentra una grande quantità di ioni o di altre particelle cariche il materiale subirà una deformazione, proprio come avviene quando un pezzo di legno viene a contatto con l’acqua. In questo modo il dispositivo è così in grado di identificare le concentrazioni di ioni e i difetti elettronici all’interno del circuito. Si tratta quindi di un approccio dai numerosi vantaggi rispetto ad altri tipi di microscopi atomici che sfruttano le perturbazioni elettriche, ma che hanno il limite di non riuscire ad isolare le risposte causate dai difetti elettronici o da variazioni nella concentrazione ionica.
Il team di ricerca ha già effettuato test del nuovo strumento su alcuni materiali utilizzati per la costruzione di fuel cell e di batterie agli ioni di litio. Il professor Jiangyu Li, docente di ingegneria meccanica della University of Washington di Seattle che ha partecipato allo spiega che la misurazione più accurata delle proprietà dei materiali permetterà di ridurre i difetti dei dispositivi e di sviluppare nuove tecnologie per l’accumulo più performanti.

Sauro Secci

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Inquinamento atmosferico e Alzheimer: non risparmiato nemmeno il cervello

alzheimerI danni sanitari da inquinamento atmosferico, presentano ogni giorno il loro conto sempre più pesante, per gli obiettivi bersaglio del nostro organismo, con, in primis, l’apparato respiratorio che sovrintende a quell’atto primario della vita che è la respirazione e da esso ad sistema circolatorio, attraverso la penetrazione negli alveoli polmonari delle particelle inalate. Una serie sempre più ampia di danni sanitari, ben sviscerata anche in Italia dal progetto VIIAS (Vedi post “Progetto VIIAS: correlazioni significative tra inquinamento atmosferico e danni sanitari in Italia“).
All’ampia fascia di obiettivi bersaglio coinvolti, si è aggiunto, secondo un nuovo studio, la nostra grande cabina di regia, costituita dal cervello, con sempre più numerosi casi di Alzheimer, particolarmente nelle civiltà più sviluppate.
Significativi in questa direzione, i risultati di una ricerca dell’Università di Lancaster pubblicata dalla rivista Pnas (link abstract in calce al post), la quale ha messo in luce il legame esistente tra inalazione di particelle inquinanti e insorgenza del morbo di Alzheimer, attraverso la presenza nei tessuti di particelle messe in relazione alla malattia.
Si tratta di una teoria già ben sviscerata da precedenti studi (vedi link articolo Associazione Alzheimer Onlus), i quali hanno dimostrato che le sostanze inquinanti sono tossiche per i neuroni e potrebbero facilitare l’insorgenza di depressione, psicosi, demenze precoci. Cosa ancora più grave delle ricerche di settore, è costituita dal fatto che l’inquinamento nuove gravemente al cervello dei neonati.

Tornando alla ricerca del team dell’Università di Lancaster, i ricercatori hanno analizzato campioni di tessuto cerebrale prelevati da 37 persone, dei quali 29 abitanti di Città del Messico, una delle città più inquinate al mondo e i restanti residenti a Manchester. Si tratta di metropoli caratterizzate da alti quantitativi di nano-particelle di ossidi di ferro, di forma sferica, che si differenziano da quelle del ferro presente naturalmente nell’organismo, le quali si presentano in forma di cristalli. In percentuale minore sono state rinvenute inoltre rinvenute tracce di altri metalli come il platino, contenuti all’interno delle marmitte catalitiche.
Come ha spiegato alla BBC la coordinatrice del team di ricerca britannico Barbara Maher, “quando si studia il tessuto si vedono le particelle distribuite fra le cellule, e quando si fa l’estrazione ci sono milioni di particelle in un singolo grammo di tessuto. Sono un milione di opportunità di creare danno. Queste sostanze sono un pericolo per la salute per patologie come l’Alzheimer”.

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A sinistra particolare di magnetite (ferro) in forma di cristalli presente naturalmente nell’organismo umano, al centro presenza di nanoparticelle di magnetite rinvenute dai ricercatori nel cervello di soggetti morti di Alzheimer,  a destra presenza di nanoparticelle di magnetite presenti nell’aria inquinata 

Fonte: Rivista “The Scientifics” su cortesia di della coordinatrice della ricerca Barbara Maher

Era stata la stessa ricercatrice britannica ad aver identificato in un test precedente delle particelle inquinanti su capelli di persone che si trovavano in strade molto trafficate di Lancaster, un risultato quest’ultimo, che l’ha indotta ad indagare sul tessuto cerebrale.
Un fronte sempre più ampio,quello dei danni sanitari determinati dalla esposizione all’atmosfera di oramai sempre più numerose città del mondo, molte delle quali penalizzate ulteriormente da una infelice collocazione geografica, che limita le capacità di dispersione e diluizione degli inquinanti, come molte delle megalopoli cinesi, a cominciare dalla capitale Pechino, con effetti negativi sempre più devastanti che arrivano persino a danneggiare i denti e ad accelerare l’invecchiamento della pelle.

Sauro Secci

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Efficienza energetica nell’agroalimentare: ecco il progetto “Sinergia”

risparmio_energetico_case_basso_consumo_energeticoL’efficienza energetica, da sempre uno dei temi fondamentali nel percorso di decarbonizzazione degli ecosistemi, è una tematica di assoluta trasversalità, che riguarda il settore privato come quello industriale, con quest’ultimo dalle infinite declinazioni in funzione della tipologia di processo da efficientare. Uno dei settori di grandissimo interesse, a livello di interventi, anche per l’importanza che riveste per un paese come l’Italia, caratterizzato dalle mille eccellenza agroalimentari, è indubbiamente quello dell’agroalimentare. Per per questo specifico settore, è stato presentato in questi giorni a Marbella, in Spagna, il progetto europeo Sinergia (“Miglioramento dell’efficienza energetica attraverso il trasferimento di innovazione alle PMI dell’area mediterranea”), che vede il coordinamento dalla nostra ’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, con il fondamentale supporto della partnership di Federalimentare, Federazione dell’industria alimentare italiana. Un progetto che coinvolge 8 partner provenienti da Spagna, Francia, Slovenia, Croazia, Grecia e Albania e cofinanziato dalla Commissione europea nell’ambito del Programma di cooperazione transnazionale Med Europe in the Mediterranean, con una dotazione di con circa 2 milioni di euro. Federalimentare si occuperà in particolare della comunicazione e divulgazione dei risultati del progetto, assicurando ai propri associati una serie di attività concrete di trasferimento tecnologico che sappiano generare valore aggiunto in termini di competitività e miglioramento degli standard di sostenibilità ambientale.

Sinergia

In occasione della presentazione del progetto, Enea e Federalimetare hanno spiegato che “nell’area del Mediterraneo il settore agroalimentare è composto in gran parte da piccole e medie imprese che non hanno al loro interno risorse in grado di consentire l’introduzione di innovazioni: obiettivo del progetto europeo Sinergia è migliorare l’efficienza energetica di queste PMI attraverso il trasferimento di modelli innovativi che consentano di ridurre i consumi energetici e di aumentarne di conseguenza la competitività sul mercato globale. Attraverso Sinergia, 50 imprese campione potranno accedere nei prossimi due anni a una serie di attività di supporto per il miglioramento degli standard di efficienza energetica e di sostenibilità ambientale nei propri processi produttivi. In particolare, verrà realizzata una piattaforma web per verificare in maniera autonoma i consumi energetici delle aziende e trovare precise strategie di intervento per il risparmio energetico e per l’approvvigionamento da fonti rinnovabili“.
È prevista, inoltre, l’istituzione di help-desk locali che offriranno informazioni sui finanziamenti europei alla ricerca e all’innovazione e sui processi di efficienza energetica. Il progetto prevede anche l’istituzione dell’“Alleanza mediterranea per l’efficienza energetica nell’agroalimentare, attraverso un programma pluriennale di investimenti condiviso con associazioni di categoria, imprese e centri di ricerca del Mediterraneo in linea con gli obiettivi europei del “pacchetto clima-energia”, rispondenti ad azioni previste dal pacchetto “20-20.20 “di riduzione delle emissioni di gas serra del 20%, della produzione del 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili e il 20% di risparmio energetico entro il 2020. Nel progetto “Sinergia”, è prevista anche la collaborazione di Euris, società di consulenza strategica di Padova, specializzata nella partecipazione alle politiche ed ai programmi Europei, che avrà il compito di coordinamento del gruppo di lavoro internazionale che deve sviluppare i piani di investimento per supportare i nuovi modelli di produzione.
Alla base dell’iniziativa, per conferire ancora maggiore risalto alle opportunità offerte dal progetto, verrà istituita una piattaforma web dedicata alle aziende, nell’ambito della quale le stesse, potranno valutare in maniera autonoma i propri consumi e capire in che modo ridurli migliorando così la propria impronta ambientale. Lo sviluppo del progetto prevede anche l’istituzione di una “Alleanza mediterranea per l’efficienza energetica nell’agroalimentare” che metterà a disposizione delle aziende un fondo pluriennale di investimento al quale avranno accesso imprese e associazioni dell’area mediterranea in linea con gli obiettivi europei del “pacchetto clima-energia”. Il progetto Sinergia, permetterà a 50 imprese campione nel corso dei prossimi 24 mesi di avere accesso ad una serie di attività di supporto per il miglioramento degli standard di efficienza energetica e di sostenibilità ambientale nei propri processi produttivi.

Sauro Secci

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Cinema e sostenibilità: il CIC stila la top list dei film che trattano la difesa del suolo

greenneroA poco più di un mese da una memorabile edizione di Ecofuturo come quella del 2016, incentrata su una grande rivoluzione agricola, per consacrare una nuova agricoltura, capace di dare un contributo risolutivo a problematiche ambientali preminenti per il XXI secolo, come la lotta ai cambiamenti climatici e la difesa del suolo, letteralmente saccheggiato negli ultimi 50 anni dalle attività antropiche, assume una grande rilevanza l’inizitiva intrapresa da uno dei tanti protagonisti di Ecofuturo 2016, come il CIC (Consorzio Italiano Compostatori).  Si tratta di una iniziativa inserita nell’ambito della 73a Mostra del Cinema di Venezia, precisamente nella quinta edizione del Green Drop Award, sezione del Festival dedicata a ambiente e sostenibilità, nella quale verrà assegnato il premio collaterale per il film che meglio interpreta la sostenibilità, con il Consorzio Italiano Compostatori ha stilato la top list dei film che affrontano il tema della difesa del suolo.

Un ambito fondamentale quello della sensibilizzazione sulla difesa del suolo, elemento fondamentale per la vita dell’uomo sul pianeta, al quale sono legati elementi come cibo, acqua, clima e biodiversità.  Si tratta del secondo anno consecutivo di presenza per il CIC, alla Mostra del Cinema di Venezia insieme al Green Drop Award, il premio collaterale che viene assegnato al film che meglio interpreta le tematiche di sostenibilità tra quelli in gara, sottolineato dal Direttore Massimo Centemero, per il quale “è necessario ribadire che proteggere il suolo, risorsa troppo spesso minacciata e trascurata, significa proteggere la nostra stessa sopravvivenza. In questo, il cinema ha avuto da sempre un ruolo importante e negli ultimi anni sono aumentati i film che hanno affrontato il tema delle pressioni naturali e antropiche cui viene sottoposto il suolo“.
Ma vediamo da vicino i film presenti nella top-list elaborata in occasione del Green Drop Award, con la lista dei cinque film che hanno saputo portare efficacemente al pubblico il messaggio ambientale legato all’importanza del suolo, attraverso l’arte cinematografica.

  • The Martian, di Riddley Scott (USA, 2015): la storia dell’astronauta Mark themartianWatney (Matt Damon), rimasto solo e senza equipaggio su Marte, al quale rimane un solo modo per sopravvivere: utilizzare le proprie conoscenze di ingegnere meccanico e botanico e la terra di Marte. Utilizzando le proprie feci come concime e producendo dell’acqua attraverso la condensazione, l’astronauta riesce a creare una coltivazione di patate che gli potrebbe consentire di sopravvivere fino alla missione successiva, il cui arrivo su Marte è previsto 4 anni dopo.
  • La quinta stagione, di Peter Brosens e Jessica Woodworth (Belgio, 2012):la-quinta-stagione Cosa accadrebbe se all’improvviso l’unica stagione possibile fosse l’inverno, e il ciclo produttivo della natura, delle piante e degli animali cessasse di dare nutrimento agli esseri umani? Si assiterebbe ad un lento regredire delle civiltà, con il venire meno del patto sociale di tolleranza e solidarietà fra gli esseri umani, dando origine ad una nuova era di barbarie. Il film ha vinto la prima edizione del Green Drop Award a Venezia nel 2012 e vuole evidenziare l’importanza della terra e dei suoi frutti per il genere umano. I due registi belgi sono presenti alla 73 mostra del cinema Venezia 73 con il film “King of the Belgians” nella sezione “Orizzonti: concorso internazionale dedicato a film rappresentativi di nuove tendenze estetiche ed espressive”.
  • Trashed (Verso rifiuti Zero), di Candida Brady (USA, 2012): Si tratta di untrashed docu-film che evidenzia i devastanti impatti ambientali e sanitari legati alla produzione di rifiuti nel mondo. Il film, con la voce narrante dell’attore Jeremy Irons, spiega i rischi della problematica dello smaltimento dei rifiuti nell’ambito delle moderne società consumistiche, proponendo rimedi e possibili soluzioni, come il riciclaggio, il compostaggio o il ritorno all’acquisto di prodotti non imballati.
  • Terra Madre, di Ermanno Olmi (Italia, 2009): Il film documentario del grande terra_madreErmanno Olmi, primo presidente di giuria del Green Drop Award nel 2012, ideato con la collaborazione di complicità di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, che fa diventare protagonisti uomini che amano e rispettano quotidianamente la terra, coltivandola e custodendola. Protagonisti del film sono infatti i contadini che il regista ha incontrato nell’ambito dei Forum di Terra Madre dal 2006 al 2008. Un film che rappresenta davvero un piccolo germe fecondo che contribuisce a far conoscere i frutti buoni che nascono dall’armonia tra uomo e ambiente.

  • Il suolo minacciato, di Nicola Dall’Olio (Italia, 2009): una denuncia dellail-suolo-minacciato progressiva perdita sia quantitativa che qualitativa dei suoli nella Pianura Padana, dove migliaia di ettari di suolo agricolo sono andati perduti per l’espansione urbana e infrastrutturale. Il film, attraverso un grande comunicatore ambientale come Luca Mercalli, sottolinea l’importanza di preservare una risorsa finita e non rinnovabile come il suolo agricolo, attraverso interviste ad esperti ed agricoltori locali, analizzando cause e costi, proponendo modelli alternativi di sviluppo urbano sulla scorta delle esperienze di altri paesi europei.

A completare la lista stilata dal CIC non poteva certo mancare come “special guest” il film di Robert Zemeckis, Ritorno al futuro – Parte II (USA, 1989), già al centro della premiazione del Green Drop Award dello scorso anno 2015.

ritornoalfuturo

Davvero una serie di opere cinematografiche di grande valore artistico dalle quali prendere spunti per ridisegnare un nuovo rapporto tra l’uomo ed il pianeta in cui vive, attraverso l’elemento di interazione come il suolo, cercando di voltare definitivamente la lunga pagina dello scellerato sviluppo urbano, aprendone una nuova che possa avvalersi della grande passione dei contadini che ogni giorno si prendono cura del suolo e delle nuove soluzioni virtuose oggi disponibili e in parte già messe in atto per ridargli nutrimento.

Sauro Secci

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