Batterie o fuel cell per l’economia del futuro? La risposta di Nemesys

Un nuova promettente alternativa nata dall’ibridazione di più tecnologie sviluppate dalla Startup Innovativa NEMESYS si propone di aprire nuovi orizzonti per l’energia alla base dell’economia del futuro.

Il settore delle tecnologie legate all’accumulo di energia sta divenendo sempre più cruciale nell’ambito della de carbonizzazione dei sistemi energetici grazie allo sviluppo della mobilità elettrica e per  un modello energetico basato sulle energie rinnovabili, distribuito e intelligente e  rappresentano ancora l’elemento critico del sistema che occorre meglio sviluppare.

Il banco di prova più importante per i sistemi di accumulo è indubbiamente quello della mobilità, dove a tali sistemi sono richieste prestazioni e facilità d’impiego, comparabili a quelle dei veicoli equipaggiati con i tradizionali motori endotermici.

Nei nuovi scenari commerciali delle tecnologie di accumulo di energia le batterie al litio, che riescono ad oggi  a garantire le prestazioni più elevate in termini di densità di energia e quindi di capacità di accumulo per unità di peso, si contendono i nuovi scenari con le tecnologie legate alle celle a combustibile (Fuel-cell) e quindi alle tecnologie legate al vettore energetico idrogeno che consente di avere minori pesi  e velocità di rifornimento come per i mezzi alimentati a benzina, gasolio, GPL o metano.

Proprio dalla sintesi  di questi due ambiti di ricerca: quello delle Batterie dai pesi più contenuti e a ricarica  più rapida ; e quello delle fuel cell più efficienti e sicure;  è stata sviluppata un terzo filone con una  nuova tecnologia più evoluta  che è stata ora brevettata a livello internazionale da una nuova startup innovativa toscana: la NE.M.E.SYS. Srl (NEw Mobility Electric SYSstem), nata dall’idea originale di un imprenditore toscano, pioniere del fotovoltaico italiano come Marco Matteini e da uno staff di ricercatori già sviluppatori di numerosi brevetti ed esperienze condotte nell’ambito della ricerca sulle batterie, sulle fuel cell, sugli elettrolizzatori  per la produzione dell’idrogeno puro e nei sistemi di stoccaggio dell’idrogeno  a bassa pressione per renderne l’uso più sicuro e meno costoso da gestire.

NEMESYS è nata infatti per brevettare e sviluppare una tecnologia innovativa costituita da una nuova tipologia di dispositivo elettrochimico, dedicato principalmente al settore dell’automotive, più evoluto sia rispetto alle batterie al litio, sia rispetto alle tecnologie legate alle celle a combustibile.

Cuore del nuovo brevetto è stata la realizzazione di un prototipo di “fuel-cell ibrida” dalle caratteristiche uniche, dal momento che:

  • incorpora al suo interno lo storage dell’idrogeno;
  • possiede una alta velocità di ricarica;
  • possiede prestazioni più elevate ed è più sicura rispetto alle attuali fuel-cell;
  • collegata alla rete elettrica è in grado si autoprodurre l’idrogeno al suo interno tramite elettrolisi.

Il progetto di NEMESYS ha preso spunto dall’analisi dell’evoluzione del mercato della mobilità elettrica e dalle criticità che ne ostacolano l’affermazione.  Sulla scorta di maturate esperienze interdisciplinari nell’ambito delle tecnologie delle energie rinnovabili, nello sviluppo di nuovi tipi di batterie, nella produzione di dispositivi e sistemi utili all’avvento dell’economia dell’idrogeno, il tema di ricerca di NEMESYS ha individuato una soluzione innovativa costituita da un dispositivo elettrochimico, diverso sia dalle batterie ricaricabili che dalle fuel-cell, in grado di riassumerne i pregi, superandone nel contempo i limiti.

Gli attuali sistemi di generazione dell’energia elettrica “on board” per l’alimentazione di veicoli elettrici,  ovvero batterie e fuel cell, rappresentano l’elemento ancora tecnologicamente non adeguato, a causa dei lunghi tempi di ricarica nel caso delle batterie e della mancanza di stazioni di rifornimento di idrogeno oltre al non soddisfacente livello di sicurezza delle bombole di stoccaggio dell’idrogeno ad alta pressione (700 – 1000 bar)  per le fuel-cell. Tali criticità limitano la diffusione su vasta scala dei veicoli elettrici e per questo NEMESYS ha sviluppato una nuova tecnologia proprietaria diversa da entrambe, che ne somma i pregi, migliorandone alcune specifiche caratteristiche.

Con la nuova tecnologia messa a punto sarà possibile alimentare mezzi di trasporto elettrici garantendo un’ autonomia superiore alle batterie al litio, una maggiore rapidità di rifornimento, e pesi inferiori, mentre rispetto ai mezzi equipaggiati a fuel-cell avremo una maggiore efficienza energetica, una maggiore sicurezza e la possibilità di rifornire/ricaricare gli autoveicoli anche con una comune presa elettrica.

Gli elementi di svolta della soluzione NEMESYS rispetto alle tecnologie attualmente disponibili risultato dell’evoluzione e della sintesi dei due diversi filoni esistenti (Batterie e Fuel-Cell), possono essere riepilogati nei seguenti vantaggi:

  • maggiore velocità di ricarica;
  • minore peso;
  • minore ingombro;
  • maggiore Sicurezza;

e specificamente rispetto alle fuel-cell:

  • maggiore efficienza
  • maggiore sicurezza
  • minore dipendenza dalle infrastrutture di ricarica

In particolare, lo stoccaggio dell’energia all’interno del dispositivo sia tramite iniezione di idrogeno a bassa pressione sia mediante possibilità di autoproduzione di idrogeno tramite alimentazione elettrica, consente la realizzazione di dispositivi sicuri, ricaricabili in maniera ultrarapida e senza necessariamente dipendere dalla rete di distributori di idrogeno, dal momento che, in mancanza di impianti di distribuzione di idrogeno, il dispositivo è in grado di autoprodurlo mediante collegamento alla rete elettrica.

Attualmente nei  laboratori NEMESYS, all’interno dell’Incubatore Tecnologico di Pontedera, sono stati realizzati  alcuni prototipi funzionanti ed è stata ottenuto il  brevetto italiano (n. 102016000038574) e il riconoscimento internazionale PCT (PCT/IB2017/052075 – “Rechargeable electrochemical device for producing electric energy”) pubblicato recentemente sul sito del WIPO (World Intellectual Property Organization) il 19 ottobre scorso (link):

I prossimi sviluppi futuri di Nemesys (2018-2020), prevedono l’accesso sul mercato  come una “Intellectual Property Company” per collocare il brevetto e offrire assistenza sulla tecnologia offerta in licenza a produttori di fuel-cell e/o industrie automobilistiche, dietro il pagamento di royalties. Questo consentirà di condividere il rischio d’impresa con operatori industriali (i licenziatari), sfruttando i loro rapporti commerciali già avviati, potendo così raggiungere prima il mercato.

Parallelamente a questo saranno sviluppate Joint Venture verticali per l’implementazione della tecnologia in settori diversi da quello dell’automotive (trasporto pesante, settore ferroviario, nautica, aeronautica e aerospaziale).

Dando un rapido sguardo al contesto di mercato nel quale la nuova tecnologia si inserisce, i concorrenti sono rappresentati dagli attuali produttori di fuel cell (Ballard Power Systems, Bloom Energy, Nuvera Fuel Cells, SFC Energy, etc.) e dai produttori di batterie al litio per il mercato automotive (Panasonic, Samsung, LG Chem, BYD,  etc.). Tuttavia, avendo Nemesys sviluppato un prodotto veramente innovativo e ottenendo una tutela brevettuale a livello internazionale, è plausibile che la sua fuel cell ibrida, espressione di una tecnologia “disruptive”, in grado cioè di cambiare gli attuali paradigmi, possa diventare la killer application del settore.

Un invito a tutti i lettori a votare (entro il 22 febbario 2018) la startup  NEMESYS quale finalista del concorso MCE4x4 2018 del gruppo – SUPERCLEANTECHLink per votare 

Sito NEMESYS 

Info e contatti: marco.matteini@nemesysenergy.com

Sauro Secci

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Monitoraggio ambientale: nuove frontiere con le centraline di rilevamento smart, low cost

Quando si parla di ambiente il Comune di Capannori evoca nell’immaginario collettivo l’approccio pionieristico ed innovatore verso le buone prassi orientate ai “rifiuti zero”, essendo divenuto negli anni un autentico comune laboratorio in tema di economia circolare. Ad arricchire il profilo di vocazione ambientale del comune della lucchesia, un nuovo progetto sperimentale, questa volta sul fronte del sempre più sentito tema dell’inquinamento atmosferico, tema al quale ho dedicato gran parte della mia vita professionale.

E’ stato presentato infatti proprio in queste settimane il progetto sperimentale ‘Air Quality‘, che vede come capofila il comune di Capannori insieme a partner scientifici come l’Istituto di Fisiologia Clinica e l’Istituto di Biometeorologia del CNR, il Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle nuove Tecnologie dell’Università di Pisa e ARPAT.

A partire dal mese di gennaio sull’intero territorio comunale di Capannori sono in via di installazione sei nuove centraline low cost di piccole dimensioni. Si tratta di centraline della dimensione all’incirca di una scatola da scarpe, delle quali cinque fisse installate in ambito urbano, extraurbano e rurale, ed una mobile che verrà testata su un drone denominato SAPR, proprio all’interno dell’aeroporto di Capannori, unica infrastruttura aeroportuale italiana autorizzata all’uso di tali dispositivi UAV (Unmanned Aerial Vehicles).

Una delle cinque nuove centraline fisse sarà collocata in prossimità della centralina ARPAT installata nel parco pubblico, ed avrà il compito di verificare la congruità con i dati rilevati da quest’ultima e di comparabilità delle metodiche di acquisizione, dal momento che i due dispositivi di rilevamento utilizzano principi di misura e sistemi di taratura diversi. La nuova centralina low cost situata nel centro di Capannori servirà anche da reference per le altre presenti nelle aree più periferiche, dal momento che renderà leggibili i dati dell’intera rete di monitoraggio della qualità dell’aria estesa sul territorio.

Si tratta di dati che, una volta dimostrata la coerenza tra i diversi sistemi di misura di particolato, potranno fornire informazioni aggiuntive rispetto ai dati della stazione di rete regionale di Capannori gestita da ARPAT, con rilevazione ogni 2 minuti e visibilità in tempo reale.

La finalità principale delle nuove centraline compatte è costituita non tanto dalla misura delle concentrazioni di PM10, ma dalla descrizione della qualità dell’aria data da un mix di fattori, per poter così acquisire informazioni precise sulla distribuzione spaziale dell’inquinamento atmosferico. Le nuove  centraline low cost messe a punto dal CNR IBIMET sono progettate sia per la misura di parametri meteorologici come temperatura ed umidità relativa dell’aria ma anche rumore, qualità del manto stradale e parametri chimici come anidride carbonica (climalterante), ed inquinanti come ozono, biossido di azoto, monossido di carbonio, PM 2,5, PM 10 e COV (composti organici volatili).

Si tratta di un sistema orientato alla futura spazializzazione dei dati di qualità dell’aria nelle zone periferiche del territorio comunale, con i dati acquisiti in campo che saranno caricati su un portale ad uso amministrativo per le successive elaborazioni. I dati ottenuti con il nuovo sistema saranno considerati dati sperimentali ed utilizzabili per la messa a punto e la calibrazione della componente strumentale delle postazioni di rilevamento, che potrà essere impiegato in futuro su più larga scala per effettuare uno screening più accurato del territorio a complemento ed integrazione dei dati acquisiti dalle centraline ARPAT già operative.

Il progetto di Capannori vede l’applicazione di una ulteriore evoluzione dello sviluppo in corso da parte del CNR IBIMET di Firenze con il Dottor Alessandro Zaldei, dopo altre importanti esperienze sul campo come quella di “Siracusa smart” (vedi post “Siracusa città smart 2.0……“), basata su una piattaforma open source di microprocessori che parla tutat italiano come “Arduino”.

Le nuove micro centraline di monitoraggio ambientale si chiama “AIRQino”, nata con l’idea di monitoraggio a basso costo, capace di rendere possibile il coinvolgimento diretto e attivo dei cittadini.

Una piattaforma di monitoraggio che ha superato a pieno la prova su molti ambiti applicativi, sia in modalità fissa, come nell’allestimento della rete allargata di monitoraggio della città di Firenze e l’area portuale di Livorno, prima di approdare a Capannori, che in modalità mobile, su biciclette, mezzi pubblici (bus elettrici di ATAF a Firenze, Tramvia di Firenze, etc.).

In occasione del progetto “MondoBike” dell’Università di Firenze, che permette di trasformare qualsiasi bicicletta in una e-bike intelligente, è stato addirittura realizzato un prototipo di ARQIno, progettato per essere inserito in un faro in dotazione alle bici elettriche trasformate.

La nuova famiglia di microcentraline di monitoraggio è stata poi inserita in una specifica infrastruttura di dati spaziali composta da:

  • un GeoDatabase centrale;
  • un motore GIS;
  • una WebApp per la visualizzazione in tempo reale, l’interrogazione e l’elaborazione dei dati, tutto questo con un approccio rigorosamente open source, in linea con le direttive INSPIRE e standard OGC.

Particolarmente significativo per gli innovativi dispositivi di rilevamento ambientale anche i tes sostenuti durante l’inverno 2016/2017 al Circolo Polare in Antartide, presso la base del CNR di Ny-Alesund, che ha consentito di testarne le performance in ambiente estremo.

Davvero bello per me che ho mosso i miei primi passi di tecnico proprio in questo nascente settore durante gli anni ’70, constatare come la rivoluzione digitale e quella della integrazione della sensoristica, possa oggi fornire nuove incredibili possibilità di monitoraggio, capaci di coinvolgere in prima persona il cittadino stesso, in termini di consapevolezza e di contributo che ciascuno di noi può dare ad un tema così fondamentale per la nostra vita. Una possibilità, quella di vedere il cittadino come elemento di base per il rilevamento che vanta oggi in Italia alcune esperienze, come quelle che sta portando avanti da qualche tempo la onlus “Cittadini per l’Aria” in alcune città del nostro paese.

A seguire un video di presentazione del progetto “MondoBike” dell’Università di Firenze, con la seconda parte dedicata specificamente alla implementazione della nuova sensoristica ambientale sulle e-bike da parte di CNR IBIMET.

Per approfondire

Sauro Secci

 

 

 

 

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Transizione energetica: in Europa le energie rinnovabili stanno per sostituire il carbone

Nonostante una non costante e lineare crescita, sono ancora positive le notizie legate alla oramai irreversibile transizione energetica in atto, verso un modello energetico distribuito basato e spinto dalla coralità ed eterogeneità delle energie rinnovabili in Europa.

Nel vecchio continente infatti nel 2017, le fonti energetiche rinnovabili in Europa hanno superato il carbone in termini di energia prodotta, con paesi come l’Italia che ha annunciato nel 2017 l’eliminazione del carbone entro il 2025 dal proprio mix energetico, insieme a Portogallo e Paesi Bassi.

A fornirci un quadro esauriente delle dinamiche in atto nello scenario energetico europeo, un recente rapporto di Agora Energiewende e Sandbag i principali leader della politica energetica in Germania e nel Regno Unito, che ha effettuato una accurata analisi sullo stato della transizione energetica europea. Il quadro tracciato dal nuovo studio evidenzia come, nel 2017, le energie rinnovabili abbiano erogato più energia elettrica del carbone, con la quota di produzione da energie rinnovabili derivata da eolico, solare e biomasse che è più che raddoppiata rispetto al 2010, superando il carbone, inteso come totale tra carbon fossile e lignite.


La generazione di elettricità da fonti rinnovabili, ad esclusione dell’energia idroelettrica è cresciuta del 12%, con le energia pulite che hanno fatto registrare una decisa impennata negli ultimi anni, considerando che appena cinque anni fa la produzione di carbone era più del doppio rispetto a quella di energia eolica, solare e delle biomasse.

Venendo alla situazione italiana, il nostro paese ha annunciato nel 2017 la completa eliminazione del carbone dal proprio mix di generazione elettrica
insieme a Portogallo e Paesi Bassi, entro il 2025, unendosi così all’impegno già preso da Francia e Regno Unito.

La generazione da fonti rinnovabili nel 2017 in Italia ha registrato un contrazione della produzione idroelettrica, peraltro calata in tutta Europa a causa della grande siccità, contestualmente però ad un calo della produzione di energia elettrica da carbon fossile di 3 Twh rispetto al 2016 ed un incremento di quella solare sempre di 3 Twh nello stesso arco temporale. In Italia nel 2017 energia eolica, energia solare ed energia da biomasse hanno contribuito al 24% della produzione elettrica nazionale.
Tendenze inconfutabili che invitano a riprendere nuovo slancio in questo percorso di decarbonizzazione dei modelli energetici europei.

Sauro Secci

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Eolico europeo: grandi margini di crescita con l’Italia che segna il passo

Il variegato e composito mondo delle energie rinnovabili, sostenibile veramente se finalizzato al corretto sfruttamento dei potenziali dei singoli distretti geografici del pianeta, può basare la sua forza solo sulla coralità. Una delle forme di energia rinnovabile alla quale sono più affezionato, anche per la bellezza dello studio di quel bellissimo fenomeno meterologico che è il vento, così difficili e fuggente da studiare, è indubbiamente l’energia eolica.

A fare il punto sull’evoluzione dell’energia eolica nell’intero ambito UE, l’associazione WindEurope (ex EWEA), all’interno di due report “Outlook to 2020” e “Scenarios for 2030“, secondo le quali nel 2030 l’energia eolica potrebbe raggiungere una potenza installata di 323 GW, potendo così soddisfare circa il 30% del fabbisogno elettrico dell’intero continente europeo.


Le proiezioni fornite, prospettano che nei prossimi anni si registrerà un tasso annuale medio di installato pari a 12,6 GW, potendo così raggiungere un totale di 204 GW al 2020.

Si tratta di una situazione evolutiva, che porterebbe l’energia eolica ad arrivare a coprire il 16,5% della domanda elettrica europea, collocandosi quindi al 2020 la prima fonte rinnovabile in Europa sorpassando l’idroelettrico.
Ma ad evidenziare ancora di più il potenziale dell’eolico europeo è lo scenario prospettato dal rapporto al 2030, nel quale viene incluso anche il repowering o comunque l’estensione della vita utile di circa la metà delle turbine attualmente in esercizio e destinate a terminare la propria operatività entro il 2030, con l’inclusione del quale il report è arrivato ad ipotizzare una capacità installata al 2030 di ben 323 GW di cui 253 GW onshore e 70 GW offshore, corrispondente ad oltre il doppio di quella installata a fine 2016.

Come rilevato nel rapporto, si tratta di traguardi temporali conseguibili solo a patto che verranno messe in atto adeguate politiche di sostegno al settore, tra cui vengono individuate:

  • una maggiore certezza sulla stabilità dei ricavi a lungo termine;
  • progressi significativi sull’integrazione nel sistema elettrico delle rinnovabili intermittenti;
  • un chiaro impegno politico sul processo di elettrificazione.

A livello di analisi geografica dell’evoluzione dell’eolico nei prossimi 13 anni, si rileva come gran parte dell’incremento della potenza installata sarà concentrata in soli sei paesi (Germania, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Belgio), con Europa centrale e orientale ancora molto indietro. Decisamente modeste anche le stime per l’Italia, dove il settore, dopo un decennio di crescita, l’eolico sta registrando una stagnazione, con soli 1,6 GW aggiuntivi al 2020.

Una situazione evolutiva, quella prospettata dal rapporto WindEurope, che ha spinto anche ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento), aderente al Coordinamento Nazionale FREE, affinché “i pubblici decisori, anche a fronte del triste dato emerso dai report WindEurope, siano più incisivi nell’impegno preso alla lotta ai cambiamenti climatici e a sostegno del settore eolico e delle rinnovabili, iniziando ad accelerare i tempi per la pubblicazione dei provvedimenti attuativi previsti e già in colpevole ritardo. Il DM che definisce contingenti e procedure di aggiudicazione per le nuove aste, che il settore attende ormai dalla fine del 2016, deve essere emanato quanto prima“.

Link per scaricare “Wind energy in Europe: Outlook to 2020”

• Link per scaricare “Wind energy in Europe: Scenarios for 2030”

Sauro Secci

 

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Mobilità elettrica ed ibrida: 2030 anno di consacrazione definitiva

E’ solo di pochi giorni fa la alquanto inaspettata virata di Sergio Marchionne, AD di FCA, sul futuro dell’auto elettrica in occasione del recente Salone internazionale dell’auto di Detroit, ed a stretto giro è arrivato anche un nuovo interessante studio del The Boston Consulting Group, dal titolo “Electric Car Tipping Point“, che indica nel 2030 l’anno della consacrazione delle auto elettriche, con i veicoli ibridi e full electric che conquisteranno la metà del mercato globale.

Un quesito davvero attualissimo quello a cui il Boston Consulting Group ha provato a rispondere in tema di mobilità elettrica circa quali saranno i tempi prima per una definitiva diffusione di massa delle auto elettriche, definendo anche la road map con le tappe intermedia dei prossimi 12 anni.
Nel nuovo studio, gli analisti statunitensi hanno individuato almeno tre step:

  •  Fino al 2020 i motori a combustione interna domineranno ancora il mercato dell’auto, con le e-car e le auto ibride che per i costi non ancora pienamente accessibili per tutti i guidatori più green.
  •  Tra il 2020 e il 2025 le case automobilistiche inizieranno una fase di “promozione” dell’auto elettrica, mosse anche da sempre più stringenti standard emissivi da rispettare.
  • La terza fase, che non inizierà prima del 2030, si ipotizza che la metà del mercato automobilistico potrebbe essere pienamente elettrificata.

Più nel dettaglio tra il 2020 e il 2025 si assisterà alla svolta dell’intero settore automotive con i veicoli elettrici “ibridi leggeri”, cosidetti “mild hybrid” con sistemi a 48 volt, ibridi elettrici plug-in ed elettrici a batteria, vedranno incrementare significativamente le loro quote di mercato con le case automobilistiche costrette a rispetto di standard emissivi sempre più severi, incentivando soprattutto le vendite di auto a propulsione alternativa. Sarà dopo il 2025 che le vendite dei veicoli elettrici, in particolare quelli full electric a batteria, saliranno grazie al progressivo calo dei prezzi delle batterie e alla crescente domanda dei consumatori basata sul cosidetto TCO (Total Cost of Ownership), vale a dire il costo totale per acquisto, installazione, gestione, manutenzione e smaltimento di un bene, che spingerà anche le soluzioni di mobilità condivisa, con i motori a combustione interna che passeranno dall’attuale 96% di quota di mercato odierna a circa il 50% del parco veicolare totale nel 2030.
Sul fronte dei veicoli con motore a combustione interna, fino al 202° sui grandi mercati, l’industria automobilista, grazie ai miglioramenti tecnologici degli stessi riuscirà a rispettare gli stringenti standard di emissione, mentre dopo questa data si assisterà ad una rivoluzione, soprattutto in Europa, dove i motori diesel passeranno dal 48% del mercato nel 2016 al 36% nel 2020, a causa dei costi sempre più elevati necessari per rispettare gli standard di emissioni soprattutto di biossido di azoto (NO2).

Fonte: Studio BCG – Electric Car Tipping Point

Contestualmente il costo delle batterie, che costituisce la voce più importante per l’auto elettrica, che sta già diminuendo velocemente, scenderà tra gli 80 e 105 dollari/kWh entro il 2025 e tra i 70 e i 90 dollari/kWh entro il 2030.

Fonte: Studio BCG – Electric Car Tipping Point

Lo studio evidenzia anche come tali dinamiche assumeranno connotazioni differenti tra le diverse regioni del mondo, dipendenti dal TCO e dalle diverse politiche nazionali. Emblematico il caso cinese, dove le fortissime pressioni ambientali in termini di inquinamento atmosferico, ha determinato che la Cina sia oggi il mercato principale per i veicoli elettrici, grazie soprattutto ai costi bassi dell’elettricità.
Sul fronte europeo viene scontato invece un elevato costo dell’elettricità e un minor chilometraggio rispetto a Cina e Stati Uniti, con l’eccezione della “perla” della Norvegia, ma una grande attenzione all’ambiente, malgrado o a causa di diverse spinte politiche, spingeranno fortemente le auto ibride dopo il 2025, che costituiranno circa il 33% del parco circolante, con quelle full electric,che raggiungeranno il 17%.
Negli Stati Uniti sarà invece il basso costo dei combustibili a portare a risultati simili, con la crescita dei veicoli elettrici che si concentrerà nei segmenti più piccoli e in ambiti urbani, con i veicoli nel segmento C che entro il 2030 saranno quasi interamente elettrici, mentre pick-up e grandi Suv continueranno ad essere animati da motori a benzina.
Il Giappone, patria storica dell’ibrido con i giganti Nissan, Toyota, sono proprio questi veicoli che continueranno a spopolare, con l’ibrido che supererà la quota del 55% del mercato entro il 2030.
Un elemento destinato ad imprimere nuova accelerazione per la mobilità elettricità sarà poi rappresentato dalla crescita delle auto in pool in azienda e del car sharing nel settore privato, con l’avvento delle auto a guida autonoma, che costituirà un ulteriore elemento rafforzativo per l’adozione dei veicoli ibridi ed elettrici.

Sauro Secci

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Don Gigi il prete della Misericordia: una storia che viene da lontano in alcuni frammenti di un vecchio amico

via Don Gigi il prete della Misericordia: una storia che viene da lontano in alcuni frammenti di un vecchio amico

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World Energy Outlook: le proiezioni al 2040 di IEA

Puntuale come ogni anno il World Energy Outlook 2017, appena pubblicato dalla IEA (International Energy Agency) traccia le principali direttrici sulle quali si muoveranno gli scenari energetici da qui al 2040, un arco temporale che, pur facendo registrare ancora una crescita nella domanda di petrolio e di gas naturale, vedrà le fonti rinnovabili a dominare lo scenario dei prossimi due decenni.

Secondo il nuovo rapporto IEA saranno quattro le principali direttrici evolutive:

  • la diffusione e il calo dei costi per le energie pulite;
  • la crescente elettrificazione del sistema energetico;
  • la transizione della Cina verso un mix energetico ambientalmente più sostenibile;
  • l’aumento delle esportazioni di petrolio e gas dagli Stati Uniti.

Alla fine dell’arco temporale le fonti rinnovabili saranno in grado di soddisfare circa il 40% della domanda primaria, rendendo possibile così la progressiva alienazione del carbone dal mix energetico. Una penetrazione quella delle energie rinnovabili rafforzata dai contestuali miglioramenti sul fronte dell’efficienza energetica, senza i quali risulterebbe più che raddoppiato l’incremento dei consumi finali di energia rispetto alle previsioni.

Le proiezioni presentate da IEA nel nuovo rapporto, vedono un incremento della domanda di petrolio fino al 2040, con 105 milioni di barili al giorno previsti per quella data a fronte della attuale domanda giornaliera, collocata oggi a circa 96 milioni di barili, seppur con una decellerazione a un ritmo decrescente. Un incremento decisamente più deciso è invece previsto per l’utilizzo del gas naturale, con un +45% al 2040, pur se con una concentrazione soprattutto nel settore industriale, a discapito di quello elettrico.

Sul fronte della generazione elettrica, da oggi al 2040 le rinnovabili rappresenteranno due terzi degli investimenti globali, con una concentrazione degli stessi nella rapida diffusione del fotovoltaico, guidata da Cina e India, che farà diventare la fonte solare la principale fonte di elettricità a basso tenore di carbonio. In ambito della Unione Europea le fonti pulite costituiranno l’80% della nuova capacità installata, con l’eolico destinato a divenire, entro il 2030, la prima fonte di elettricità del Vecchio Continente, grazie a una forte crescita sia delle installazioni a onshore che di quelle offshore.

A seguire un breve video che presente il nuovo World Energy Outlook 2017 di IEA

Sauro Secci

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