Conflitti ambientali e per l’accesso alle risorse nel mondo: arriva l’Atlante globale dei conflitti ambientali, con la mappa dell’Italia ancora mancante

ejolt10-211x302I conflitti di matrice ambientale, che comprendono ovviamente tutti quelli per l’accesso alle risorse del sottosuolo (vedi post “Caro cellulare quanto costi”) , indubbiamente la maggioranza di quelli purtroppo presenti da sempre nel mondo, e quasi sempre localizzati nelle zone più povere del pianeta, hanno finalmente un loro strumento globale. E’ stato infatti presentato proprio in questi giorni a Bruxelles, l’“Atlante Globale sulla Giustizia Ambientale”, una piattaforma di mappatura online con una nuovissima veste grafica interattiva che descrive dettagliatamente lo sviluppo di oltre 1.000 conflitti ambientali in tutto il mondo. Si tratta di una realizzazione curata da Ejolt (Environmental Justice Organisations, Liabilities and Trade) (link sito), da United Nations environment programme e ejoltdall’Ufficio Ambientale Europeo, alla quale ha dato il proprio contributo un istituto indipendente italiano, il Cdca (Centro di documentazione sui conflitti ambientali) (link sito), partner di Ejolt, che lavora dal 2007 alla mappatura dei conflitti ambientali nel mondo. Il nuovo Atlante ha usufruito di un finanziamento della Commissione Europea, vedendo la collaborazione di oltre 100 personalità di 18 Paesi, provenienti da 23 atenei diversi e da organizzazioni per la giustizia ambientale, oltre a decine di collaboratori indipendenti provenienti da tutto il mondo. Secondo il team di Ejolt, “Questo strumento consente agli utenti di filtrare attraverso un centinaio di coordinate e criteri di ricerca e di affinare la navigazione attraverso ricerche mirate per materie prime, aziende, paesi e tipi di conflitto. Con un click, ad esempio, potete visualizzare una mappa globale dei conflitti sul nucleare, sui rifiuti, sull’acqua o dei luoghi ove le comunità hanno un problema con una particolare azienda chimica o mineraria. Potete cliccare su un punto qualsiasi della mappa per conoscere gli attori coinvolti e la descrizione del conflitto con il suo sviluppo attuale e le fonti bibliografiche. Le mappe create attraverso i filtri di ricerca possono essere condivise su pagine Web o social network”.
La generazione di mappe dal nuovo Atlante, rende possibile, per esempio, individuare i luoghi dei sempre crescenti conflitti per la famigerata pratica del fracking (frantumazione di rocce) per l’estrazione dello shale gas (vedi post “La follia dei giacimenti di gas non convenzionale: ci provano anche in Europa”), pratica contro la quale si è apertamente schierato anche Papa Francesco (vedi post “Anche Papa Francesco contro lo shale gas (gas di scisto): presto una enciclica sulle tematiche ambientali“) o anche quelli relativi alle mega-infrastrutture o ancora dove sono in corso o sono avvenute azioni repressive contro attivisti ambientali, solo per citare alcuni esempi più palesi.
Il coordinatore del progetto Joan Martinez-Alier supportato dal suo team di economisti ecologici dell’Universitat Autònoma de Barcelona spiega che “Atlante illustra come i conflitti ambientali stiano dilagando nel mondo, dovuti al progressivo aumento di richiesta di materie prime da parte dalla classe dominante e dal ceto medio della popolazione globale. Le più afflitte sono le comunità povere, emarginate e indigene che non hanno un potere politico tale da garantire Giustizia Ambientale e accesso alle cure sanitarie”.

Atlas-giustizia

Dalle indicazioni dell’Atlante in questi processi di delapidazione di uomini e risorse naturali, sono coinvolte oltre 2.000 imprese e istituzioni finanziarie, ivi compresi molti attori statali e aziendali dei paesi sviluppati, con una crescente partecipazione da parte delle economie emergenti. Tra le tendenze più allarmanti evidenziate dal nuovo strumento, emerge l’impunità delle aziende per i crimini ambientali unita al fatto che in ben l’80% dei casi questo comporta la perdita di essenziali mezzi di sussistenza per le popolazioni coinvolte. In controtendenza, tra le indicazioni positive, da rilevare diversi casi di diversi casi di vittorie per la giustizia ambientale degli attivisti, in molte storie di devastazione e persecuzione degli stessi da parte dei paesi praticanti le cattive pratiche. Al riguardo Ejolt evidenzia che “Molti casi giudiziari sono infatti stati vinti, numerosi i progetti cancellati che hanno portato ad una sostanziale difesa e riappropriazione di beni comuni. Il 17% dei casi presenti sulla mappa possono essere considerate vittorie per la Giustizia Ambientale”. Secondo la stessa organizzazione “l’Atlante renderà più semplice la ricerca di informazioni, il collegamento con altri gruppi di lavoro su temi correlati e aumentando la visibilità dei conflitti ambientali ne renderà possibile l’utilizzo per l’insegnamento e il lavoro di advocacy. Al momento la mappa può assomigliare alle antiche cartografie del mondo, che ne tracciavano una buona copertura tralasciando alcune macchie vuote. L’obiettivo attuale è quello aprire il dialogo e collaborare con altre organizzazioni della società civile e ricercatori con competenze specifiche, invitandoli a contribuire all’espansione del database”. Una notazione particolare nell’ambito di questo nuovo strumento riguarda il nostro paese, che risulta tra le “terre incognite”, dal momento che nella mappa non sono censite nemmeno storici contenziosi ambientali come per esempio la Tav Torino-Lione o la recentissima battaglia contro il Muos in Sicilia. Unico conflitto al momento segnalato per il nostro paese, riguarda quello per la gestione dell’acqua, Mis Valley Hydropower plant.
Uno strumento indubbiamente fondamentale, nella misura in cui potrà seguire le complesse ed intricate dinamiche dei fenomeni degeneranti legati all’accesso ed alle modalità di estrazione e di sfruttamento delle risorse della Terra, che da troppo tempo soggiogano territori e soprattutto lo sviluppo vero del nostro pianeta.

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Un’altra splendida iniziativa tutta italiana è quella che vede la edizione periodica di un “Atlante delle terre e dei conflitti nel mondo“, realizzato dalla Associazione 46° Parallelo e diffuso da Terra Nuova Edizioni, che vede il Supporto di UHNCR, l’organizzazione per i rifugiati delle Nazioni Unite, ed il patrocinio di numerose amministrazioni  locali sopratutto di Toscana, Umbria e Marche e numerose organizzazioni terzomondiste, tra le quali ASAL, l’Associazione che diffonde per l’Italia la Carta di Peters, strumento fondamentale di geografia per una vera educazione alla mondialità (vedi post “Tutti uguali sulla carta…..” ).

Sauro Secci

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6 risposte a Conflitti ambientali e per l’accesso alle risorse nel mondo: arriva l’Atlante globale dei conflitti ambientali, con la mappa dell’Italia ancora mancante

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