Performance ambientali di impresa: ecco un nuovo set di indicatori di sostenibilità

loghi_ambientaliNon è passato che poco più di una settimana da quando ho parlato della presentazione, da parte di ISTAT, di un nuovo indicatore di benessere denominato BES, per cercare di sopperire alle oramai immense lacune del PIL (vedi post “Benessere umano: non solo di PIL e Spead vive l’uomo”), che nelle settimane  scorse è stato presentato a Roma, a cura di Istat (link sito)e Csr Manager Network (Associazione dei Responsabili delle politiche di sostenibilità delle maggiori aziende italiane) (link sito), un nuovo set di indicatori di sostenibilità che, se adottato dalle imprese, potrebbe consentire per la prima volta di misurare, in maniera comparativa le performance ambientali, sociali e di governance delle imprese italiane. Si tratta di una assoluta novità anche a livello internazionale, in termini di trasparenza dell’informativa di impresa, dal momento che consentirà di analizzare informazioni aziendali di primaria importanza fino ad oggi indicate difficilmente raffrontabili, perché disperse in forma disomogenea nei bilanci di sostenibilità delle diverse aziende, rendendo finalmente possibile far emergere quelle effettivamente più virtuose.

L’elaborazione delle due istituzioni ha elaborato un set di 10 indicatori, tramite i quali fare un profilo preciso di azienda rispetto agli aspetti rilevanti legati al contributo delle imprese al benessere del Paese. I più rilevanti tra gli altri indicatori, suddivisi tra prettamente economici, di sostenibilità e di qualità del lavoro, abbiamo:

  • valore economico diretto complessivamente generato e distribuito dalle singole aziende; 
  • uso delle fonti di energia;
  • quantità di emissioni di gas serra;
  • investimenti di carattere ambientale; 
  • inquadramento contrattuale;
  • grado di stabilizzazione dei collaboratori;
  • differenze retributive tra uomo e donna;
  • prevenzione del disagio lavorativo.

Il nuovo sistema prevede che per ogni variabile, anche con l’utilizzo di indicatori sintetici a corredo, sarà possibile elaborare confronti e benchmark settoriali, oltre che seguire l’evoluzione temporale attraverso specifici monitoraggi.
Un aspetto importante è indubbiamente costituito dal protocollo di calcolo degli indicatori, che consentirà di determinare meglio il contributo delle imprese al benessere collettivo oltre alle solite performance prettamente finanziarie, permettendo di determinare veramente le capacità di creare valore e competitività in un orizzonte temporale di lungo periodo.
Nel presentare il Progetto, il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini ha sottolineato chegiovannini lo stesso “è focalizzato sull’armonizzazione di concetti, definizioni e misure secondo schemi della statistica ufficiale, si ricollega al percorso già avviato dall’Istat per misurare il benessere equo e sostenibile (BES) del Paese. Solo unendo l’impegno delle imprese e quello delle istituzioni si può creare più che in passato una spinta forte nella direzione del BES, ma a tal fine occorre lavorare ancora per definire meglio come costruire i dati per la CSR. D’altra parte, l’importanza di una rendicontazione da parte delle imprese che vada oltre il dato finanziario è ormai un traguardo possibile e necessario come è stato affermato anche alla recente Conferenza di Rio+20”. Sul progetto una valutazione anche del presidente del CSR Manager Network, Fulvio Rossi, che ha dichiarato che lo stesso “segna una svolta perché crea un ponte tra le performance di sostenibilità praticate dalle imprese a livello micro e i macrofenomeni misurati dalla statistica con una base di comparabilità fino ad oggi impossibile. Utilizzare indicatori oggettivi e confrontabili è importante per stimolare la tensione al miglioramento delle singole imprese, e soprattutto è la strada maestra per rendere credibili le iniziative di sostenibilità delle imprese agli occhi dei consumatori, degli investitori, delle istituzioni e dei cittadini in generale”.
Ampio il fronte delle grandi aziende italiane che ha contribuito alla definizione del set di indicatori come Autogrill, Bureau Veritas, Enel, Generali, Gucci, Hera, Holcim, Obiettivo Lavoro, Pirelli, San Pellegrino, Terna, Unipol, Vodafone.
I risultati del progetto verranno presentati in sede internazionale come best-practice in tema di interazione tra mondo delle imprese e sistema statistico nazionale sui temi della sostenibilità. Le aziende avranno la possibilità di adottare gli indicatori all’interno dei propri bilanci, inserendo anche raffronti con medie statistiche nazionali o per settore favorendone poi la disseminazione e diffusione verso il sistema imprenditoriale nel suo complesso.
Sicuramente un altro tassello di un mosaico che si va definendo per cambiare la valutazione dei processi economici di impresa, per adeguarsi ad un nuovo modo di fare economia, decisamente più vicino all’uomo ed all’ambiente, includendo a pieno titolo le fasi di sottrazione delle materie prime dal pianeta, e si sa bene cosa questo comporti anche in termini di vite umane (vedi post “Caro Cellulare quanto costi”)  e dello smaltimento e delle interazioni con l’ambiente delle merci prodotte, con un mondo delle certificazioni dilca processo che dopo la serie capostipite ISO 9000 si sono evolute in senso ambientale sia di processo (EMAS, giunto nel 2009 alla sua 3° edizione, ISO14000, etc) che di prodotto, come LCA (Life Cycle Assessment- ISO 14040), EPD (Environmental Declaration Product – ISO 14025), o il CFP (Carbon Foot Print – ISO14067), ma anche in senso sociale (SA8000) e di sicurezza sui luoghi di lavoro OHSAS (Occupational Health and Safety Assessment Series – OHSAS 18001).

Sauro Secci

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