L’Africa e la grande opportunità delle rinnovabili

energia rinnovabileSempre più spesso sentiamo parlare di “nuovi mercati emergenti”, “paesi del nuovo mondo”, etc., e non è mancata occasione neanche, dalle pagine di questo blog, di parlare di quel martoriato, immenso continente che è l’Africa, a cui ognuno di noi deve molto, anche per il fatto che, più che povero, risulta pesantemente impoverito, proprio dai paesi più sviluppati, vista la ricchezza di risorse naturali. Un argomento che ho trattato proprio recentemente, quando ho avuto modo di parlare della corsa al tantalio, minerale fondamentale per tutta la microelettronica che ha dato origine, da oltre 15 anni, ad uno dei più sanguinosi conflitti dopo la seconda guerra mondiale (vedi post “Caro cellulare quanto costi”). Questa volta però vi è uno spunto meno triste per parlare di Africa, dal momento che sono proprio le energie rinnovabili, che possono davvero fare tantissimo per quel continente, dotato di grandi risorse anche naturali, oltre che minerali. Un continente, quello africano, di grande interesse anche per l’Europa, che da alcuni anni sta portando avanti il progetto DESERTEC (link sito), un progetto che, attraverso il coinvolgimento delle aziende europee di riferimento nel settore del solare termodinamico e concentrazione (CSP), ed eolico, prevede attraverso la cooperazione internazionale, progetti di grandi impianti energetici in aree desertiche nel cosiddetto distretto EUMENA (Europa, Nord Africa, Medio Oriente), che prevede anche la realizzazione di grandi infrastrutture di rete ad alta tensione in corrente continua (HVDC), di interconnessione tra le aree geografiche, e che permetterà, utilizzando le notevolissime potenzialità di radiazione solare anche dell’Africa settentrionale, di dare risposte importanti in termini di produzione di energia elettrica ma anche per l’approvvigionamento idrico garantendo l’alimentazione a impianti di dissalazione dell’acqua.

desert-eumena

Ma in questo caso lo spunto per parlare di Africa ce lo fornisce però, uno report elaborato dal World Future Council e dalla Heinrich Böll Foundation che tratta dell’applicabilità nel enrichworld_future_councilcontinente africano di questa forma di incentivazione, di cui il nostro conto energia è una declinazione, scaricabile in calce al post, che ha studiato invece le opportunità di piccoli impianti distribuiti nei villaggi africani, individuando il grande ruolo che anche in questo caso le energie rinnovabili possono recitare per l’Africa, che potrebbe vedere il decollo attraverso meccanismi di feed-in tariff, la cosiddetta “tariffa omnicomprensiva”. Un approccio di generazione distribuita assolutamente necessario per rispondere ai problemi dell’Africa, evitando il ricorso a combustibili fossili responsabili dei cambiamenti climatici che proprio in Africa hanno effetti tra i più distruttivi, in aree ad alta vocazione solare, ed in certi ambiti anche di altre fonti rinnovabili, garantendo una strada di sviluppo più armonica, in un continente già ampiamente devastato dalle guerre di contesa della enormi risorse del sottosuolo.
Il sistema energetico africano è ancora quasi completamente da costruire, dal momento che ancora oggi, neanche il 25% della popolazione dell’Africa sub-sahariana ha accesso all’elettricità, una percentuale che scende addirittura al 10% nelle estese zone rurali. .
Nel report si spiega come, le tariffe feed-in (o FIT), che di fatto stabiliscono per un certo numero di anni un prezzo fisso per le energie rinnovabili superiore a quello di mercato, utilizzata con successo in molti paesi come Germania, Francia, Spagna, Portogallo e Repubblica Ceca (in Italia con i conti energia è stata adottata fino ad oggi la feed in premium), hanno dimostrato una grande efficacia nella promozione delle fonti rinnovabili soprattutto nei paesi industrializzati se si pensa che il 67% della potenza eolica e l’87% di quella fotovoltaica installate a livello mondiale è stata sostenuta proprio da questa tipologia di incentivo. Secondo il report una modellazione di tale incentivo al contesto africano potrebbe consentire efficacemente l’affermarsi di installazioni sia allacciate alla rete elettrica se esistente, sia per installazioni in isola “off-grid”, riuscendo così a creare sviluppo e contribuire a migliorare l’accesso all’elettricità per le popolazioni. L’approccio decentralizzato dei meccanismi FIT ben adattandosi ai contesti locali africani, permette differenti modelli di proprietà e governance, con la grande opportunità di dare potere alle comunità locali ed irrobustire la democrazia locale partecipata e forme di auto-governo, in un continente dominato e devastato spesso da guerriglie locali.
Si tratta di un approccio già in via di sperimentazione da parte di alcune nazioni dell’immenso continente africano, pur con risultati non sempre positivi, dal momento che, tra le 65 nazioni del mondo che hanno intrapreso la strada FIT, ben 13 sono africane: Algeria, Botswana, Egitto, Etiopia, Ghana, Kenya, Mauritius, Namibia, Nigeria, Ruanda, Sud Africa, Tanzania e Uganda.
E’ proprio nell’analisi delle diverse connotazioni di funzionamento delle diverse esperienzeGhana FIT dei 13 paesi africani che si è concentrato il report World Future Council. Una casistica estesa in un vasto spettro, anche nelle conformazioni geografiche dei vari stati, che parte da un piccolo stato insulare, quasi totalmente dipendente dall’estero, come le Mauritius, a nuove realtà emergenti come il Sud Africa, che proprio recentemente ha abbandonato la FIT per un sistema diverso, da paesi dove l’accesso all’energia è ormai integrale come Egitto e Algeria, ad altri all’estremo opposto come la Tanzania, dove nelle aree rurali si arriva ad avere appena il 3% delle abitazioni che ha accesso all’energia attraverso la rete elettrica.
Molto interessanti le schede analitiche con i profili energetici dei vari paesi, disponibili nel documento da pagina 30, dove viene descritto il sistema di incentivi in vigore, con la valutazione degli impatti riscontrati e le prospettive future. Sfrugugliando nel report, si scoprono così casi come l’Algeria, paese nel quale le tariffe feed-in, non hanno avuto alcun effetto pratico, dal momento che non sono riuscite a far partire nemmeno un singolo progetto. Una situazione molto particolare derivante dal fatto che la FIT algerina, essendo calcolata come percentuale sul costo dell’elettricità, non è per niente attraente per il fatto che nel paese, grazie ai sussidi alle fonti fossili, è in vigore un prezzo dell’elettricità inferiore per i consumatori, ai stessi costi di generazione. Una situazione quindi che risente fortemente della enfatizzazione dell’energia primaria di origine fossile.
Una situazione diametralmente opposta, quella della Tanzania, autentico stato laboratorio per la FIT, dove, nelle vaste aree rurali del paese, l’incentivo introdotto ha mostrato l’efficacia della tariffa feed-in, nell’applicazione sia a contesti connessi alla rete che anche e soprattutto a contesti off-grid o di piccole reti locali e ha determinato una buona potenza installata, prevalentemente da mini-idro, che ha già dato risposte importanti per dare elettricità a chi non ne aveva accesso assoluto o di abbandonare gruppi di generazione diesel costosi e inquinanti.
Aldilà di tutto quindi, un report che costituisce davvero una guida per la FIT e per la sua corretta modulazione in terra d’Africa, con personalizzazioni necessarie per esempio, evitando che gli incentivi pesino troppo sulle bollette di cittadini, già molto poveri, suggerendo di usare risorse alternative per finanziare gli incentivi, costituite ad esempio da tassazione sui combustibili fossili o fondi internazionali per il clima. Anche in questi contesti poi, il report, mette in guardia da appesantimenti delle procedure burocratiche, suggerendo anche soluzioni per facilitare l’accesso al credito.
Indubbiamente una guida di grandissima utilità per i governi africani, che possono vedere nella FIT uno strumento adeguato alla promozione dell’energia pulita, proiettata a dare le risposte che l’Africa da tempo si aspetta, per garantire a tutti i servizi umani essenziali come l’elettrificazione delle zone rurali, l’incremento della potenza installata in una logica distribuita, la stabilizzazione della rete, laddove già strutturata, garantendo uno sviluppo davvero più sostenibile e rispettoso del fatto che nessuno rimanga indietro.

Scarica il report “POWERING AFRICA THROUGH FEED-IN TARIFFS”

Sauro Secci

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