Economia di mercato: cancro dei valori morali secondo gli scenziati

01-warhol-campbell_672-458_resizePur non essendo assolutamente un economista, la questione ambientale ed energetica, che amo profondamente e nella quale ho svolto la mia attività professionale per quasi quaranta anni, mi ha portato più volte a parlare delle immonde perversioni della cosiddetta “economia di mercato” sulla società moderna e su un uomo sempre più disorientato al suo interno. L’ho fatto anche nel blog partendo da differenti punti di osservazione, in una società che ha devastato l”essere” prezioso di ogni uomo sull’altare dell’”avere”, il possesso di beni come l’obiettivo principale della vita, il mito del consumo a tutti i costi anche per manifestare uno status, tagliando fuori quel grande giacimento umano costituto dalla cultura del “riparare” piuttosto che del “ricomprare”, l’individualismo assurdo ed esasperato, etc.. Tutte situazioni che hanno indebolito pesantemente l’uomo moderno, divenuto assolutamente più vulnerabile e senza radici. Un individualismo fatto di “uomini soli al comando”, che ho sentito davvero forte sul lavoro, soprattutto negli anni ’90 e con l’onda lunga prima dell’esplosione della attuale crisi, quando l’economia di mercato è assurta ad assoluto idolo delle società sviluppate, ed alla quale ho cercato di resistere, non “abboccando”, anche se non gratuitamente, grazie ai grandi insegnamenti ricevuti da “docenti sul campo”, come quelli della civiltà contadina che con la loro saggezza sono riusciti a sopravvivere a ben due guerre mondiali. Oggi, circondato da innumerevoli status symbol economia-mercato-300x280di cui è popolata la società dei consumi, oggetti, come per esempio gli smartphone, sono per l’uomo perdizioni in cui ci si lascia spesso andare al fascino della marca, delle funzioni aggiuntive che non finiscono mai, delle potenzialità esponenzialmente crescenti di oggetti iper-tecnologici, dello sfogliare compulsivamente cataloghi come fossero vangelo, alla ricerca della migliore offerta o del migliore rapporto qualità/prezzo. Sullo sfondo di tutto questo un rumore di fondo che affiora solo saltuariamente nella nostra mente, il pensiero del luogo di produzione di quel telefono, di quali materiali siano stati utilizzati per la sua fabbricazione, se l’azienda che lo produce rispetta vincoli stringenti di etica e di sostenibilità, se è stato impiegato lavoro minorile sotto-pagato per produrre il nostro telefono, etc.. Un tema che, guarda caso, ho trattato proprio nello specifico nel post “Caro cellulare quanto costi”, dedicato ad una delle guerre più feroci mai combattute, anche se snobbatissima dai nostri media come quella del Congo per l’accesso alla miniere di tantalio. Domande che assillano i nostri desideri per qualche minuto, per ridargli poi, di nuovo spazio. Undubbiamente una questione davvero complessa, quella del rapporto tra l’uomo moderno e la società dei consumi, divenuta tema centrale della letteratura, sconfinando progressivamente dall’ambito prettamente economico verso quello sociologico-antropologico cercando di sviscerare meglio l’intricato rapporto tra economia di mercato equello-che-i-soldi-non-possono-comprare-libro-63319 valori morali.  Molto interessante in questo senso, il saggio del filosofo Michael Sendel (http://www.justiceharvard.org/), docente della Harvard University, dal titolo “Quello che i soldi non possono comprare (I limiti morali del mercato)“, in cui affronta rigorosamente il tema. Lo stesso Sendel è autore di un corso di teoria della giustizia che ha registrato un clamoroso successo anche su Youtube (in calce al post un specifico video sul tema). Altro studio davvero rilevante sull’argomento, quello di due ricercatori dell’Università di Bonn, Amin Falk e Nora Szech, pubblicato su “Science” dal titolo “Morals and Markets”, i quali, attraverso un metodo sperimentale, hanno indagato sul nesso causale tra mercato e valori morali, giungendo a un risultato perentorio e consistente: “l’economia di mercato erode i valori morali”. Lo studio è basato essenzialmente su oltre 700 soggetti divisi in tre gruppi (per ripetute sessioni), ognuno dei quali è stato sottoposto ad un trattamento diverso ma che poneva il soggetto di fronte allo stesso dilemma: scegliere tra la possibilità di ricevere del denaro o salvare la vita a un topolino, questi ultimi “di laboratorio, e definiti gergalmente “surplus”, inadatti ad esperimenti e destinati all’eliminazione, con il risultato che lo studio ha salvato la vita a qualche topolino altrimenti destinato a morte certa. Questi i vari raggruppamenti di soggetti:

  • Primo gruppo di persone (individual treatment): ha partecipato all’esperimento senza interazioni con altri. Ogni soggetto di questo gruppo veniva messo di fronte a due opzioni:

o  opzione A: ricevere 10 euro di compenso
opzione B: salvare la vita a un topolino, altrimenti destinato ad essere eliminato dai ricercatori del laboratorio

  • Secondo gruppo di persone (bilateral market): nel quale, a coppie, si creava un’interazione tra un possibile venditore, al quale veniva data in dotazione la vita del topolino ed un potenziale compratore, per una negoziazione massima di 20 euro. In sostanza, il venditore poteva decidere se vendere la vita del topolino o se rifiutare qualunque scambio, salvando così la vita dell’animale. In caso di accordo, il venditore riceveva il prezzo e il compratore i 20 euro meno il prezzo pattuito. La morte del topolino, conseguenza della negoziazione, è un perfetto esempio di esternalità negativa di uno scambio.
  • Terzo gruppo di persone (multilateral market): ha partecipato all’esperimento con un’asta che consisteva in un mercato di 9 venditori e 7 compratori, in cui si poteva contrattare, come al solito, la salvezza del topolino o un determinato prezzo per cui venderla.

I risultati emersi sono davvero interessanti:

  • nel primo gruppo (trattamento individuale), solo il 45.9% degli individui ha deciso di accettare i 10 euro, determinando la morte del topo;
  • nel secondo gruppo (negoziazione a due), il 72.2% delle persone vende la vita del topo per un prezzo inferiore a 10 euro
  • nel terzo gruppo (asta multilaterale), il 75.9% dei giocatori vende la vita del topolino, con prezzi che crollano drasticamente.

Molteplici ed articolate le interpretazioni offerte dai ricercatori:

  • Quando si verifica un’interazione di mercato, il fatto che ci siano più persone implica automaticamente la possibilità di condividere una responsabilità e, di conseguenza, anche la colpa di un atto immorale.
  • L’interazione di mercato rivela, attraverso uno scambio di informazioni, anche le norme sociali di un particolare contesto. Questo fa sì che, se una persona vede qualcun altro vendere la vita di un topo, può pensare che ciò sia moralmente accettabile e compiere conseguentemente la medesima scelta.
  • Quanto più il mercato si amplia, tanto più emerge una sorta di liquefazione della responsabilità e di marginalità del singolo soggetto coinvolto. Se chi partecipa a un mercato arriva a pensare che il suo comportamento sia ininfluente per l’esito finale dello scambio, potrebbe farsi campo una sorta di rilassamento morale.

Uno studio, quello dei ricercatori tedeschi Amin Falk e Nora Szech di grande rilevanza, soprattutto se contestualizzato alla grande crisi di sistema e di modello che sta vivendo l’economia globale, e dove proprio la deresponsabilizzazione ha generato, nel mondo finanziario, incontenibili ed insopportabili comportamenti speculativi e immorali, assolutamente incapaci di tenere in debito conto le conseguenze di lungo periodo di un aberrante e prolungato “azzardo morale”. La conclusione dei due ricercatori, senza comunque formulare un giudizio di merito sull’economia di mercato, tenendo ben presente che altre modalità di rapporto tra economia e società come per esempio economie centralizzate e totalitarie, non producano risultati moralmente più accettabili, pone l’accento forte sul concetto di “responsabilità” sul rapporto causale tra mercato e valori, un concetto ed un principio fondamentale e troppo spesso marginalizzato per non dire, in certe circostanze, ridicolizzato, dalla società attuale. Riflessioni davvero importanti, per cercare di dare un contributo per riportare l’uomo e la natura umana al centro dell’attenzione dei poteri decisionali, ora che anche la crisi morde in maniera molto particolare. Concludo con questo straordinari 3 minuti sul tema dell’indimenticabile Tiziano Terzani, che ci parla della sua visione dell’economia in tempi ancor meno sospetti, visto che ci ha lasciati da quasi 10 anni.

Video intervento Michael Sendel sul suo saggio “Quello che i soldi non possono comperare: i limiti morali del mercato

Sauro Secci

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