Fattorie verticali: l’agricoltura sostenibile si apre all’urbe con le colture “aero”, “acqua” ed “idro” “poniche”

logoProprio lo scorso anno, dopo la visita ad una splendida realizzazione di serra idroponica per la coltivazione di basilico nei pressi di Pistoia, non avevo resistito ad approfondire un tema così interessante, verso un esempio di agricoltura virtuosa e sostenibile, capace di fornire un prodotto ad altissimo indice di salubrità (vedi post “Serricoltura e colture idroponiche “floating”: apoteosi di sostenibilità di processo e di prodotto per “galleggiare” in tempo di crisi“). Una pratica colturale quella idroponica, che oltre agli enormi vantaggi ambientali, offre nuove opportunità di pratiche agricole distribuite anche in ambiti, come quelli urbani, sino ad oggi assolutamente “off limits”, grazie alla apertura della dimensione verticale per una agricoltura, fino ad oggi legata unicamente alla dimensione “orizzontale” del suolo. Proprio sulle prospettive urbane di queste nuove modalità di coltivare, ho dato conto proprio recentemente delle nuove possibilità di praticare “agricoltura in città”, parlando di un interessante progetto del MIT (vedi post “Cityfarm: e l’agricoltura arriva in città, grazie al MIT”).

Si tratta davvero un nuovo grande capitolo articolato di pratiche colturali, tutto da esplorare, capace di favorire il diffondersi delle “colture urbane” e delle “fattorie verticali”, in un pacchetto di pratiche colturali capaci di risparmiare spazio, acqua e fertilizzanti, dando finalmente una risposta al desiderio di tantissimi cittadini di coltivare verdure e ortaggi per il consumo domestico, anche se appartengono a quell’oltre 50% della popolazione mondiale che vive nelle grandi città.

Sono davvero molteplici le motivazioni che spingono su questa strada:

  • psicologica: visto che ognuno di noi, ha così la possibilità di riappropriarsi quel rapporto fondamentale con la natura con benefici per la nostra mente ed alla nostra anima;
  • salutistica: con la sicurezza di consumare alimenti prodotti senza pesticidi e no OGM;
  • economica: aspetto certamente non ultimo anche per la profonda crisi che stanno vivendo anche le cosiddette economie sviluppate, con i benefici dell’autoproduzione;
  • ambientale: riuscendo a riportare il verde in ambito urbano e contribuendo così all’abbattimento delle emissioni, a cominciare da quelle dei trasporti.

Ma oltre al fronte motivazionale, risulta oggi molto variegato ed articolato anche il fronte delle pratiche colturali alternative disponibili, rispetto a quelle convenzionali, visto che sia le colture idroponiche (già introdotta nel mio post citato in premesse, che le colture acquaponiche, che quelle aeroponiche, sono accomunate dall’assenza di terreno per gli apparati radicali delle piante, le quali utilizzano altri supporti per rifornirsi di acqua e delle sostanze nutrienti necessarie per la loro crescita.

Cerchiamo di approfondire una per una queste tre diverse opzioni colturali alternative:

  • Coltivazione idroponica: Si tratta di coltivazione nella quale la terra è sostituita dacoltura-idroponica un substrato inerte, come ad esempio argilla espansa, perlite, vermiculite, lana di roccia o fibra di cocco. Un sistema di irrigazione irrora il supporto di acqua e sostanze fertilizzanti, prevalentemente di matrice inorganica, necessarie per la crescita. Davvero significativo il risparmio di acqua di questo pratica, con in particolare le “fattorie verticali idroponiche” che hanno bisogno mediamente del 70% di acqua in meno rispetto ad una coltura tradizionale, con l’effettivo risparmio che può variare in funzione della tipologia di inerte scelto per il substrato. Molto rilevanti anche le prestazioni in termini di accrescimento delle piante, che fanno registrare una crescita del 50% più veloce, pur se con questo metodo si riesce ad ottenere un ottimo raccolto, utilizzando l’80% di fertilizzante in meno rispetto ad i metodi che presuppongono il hydroponics-rgs-machinesconsumo di suolo. Oltre alla serra idroponica di basilico di Pistoia che avevo approfondito, molto importante, come caso di studio, la fattoria verticale idroponicaVertical Harvest di Jackson Hole(foto a sinistra), che riesce a rifornire di verdure ed ortaggi a chilometri zero la località sciistica americana, producendo l’equivalente di 5 ettari di terreno in appena 400 m2.
  • Coltivazione acquaponica: Si tratta di un tipo di coltivazione “sinergica”, che riesceciclo-dellAcquaponica cioè coniugare la crescita di specie vegetali all’itticoltura (vedi schema seguente).. I liquidi di scarto delle vasche dedite a itticoltura, vengono utilizzati per irrigare le colture che crescono velocemente grazie alle sostanze fertilizzanti presenti nelle acque di scarico, diversamente sversate nei corsi d’acqua. Le piante si nutrono delle sostanze nocive restituendo acqua pulita alla vasca, diminuendo notevolmente il numero di ricambi completi necessari per la salute dei pesci. Un metodo di coltivazione acquaponica_2ancor più performante in termini di risparmio di acqua, visto che si riesce a risparmiare ben 90% d’acqua in meno, con le piante che crescono direttamente sopra le vasche affondando le radici nel filtro che pulisce l’acqua per l’allevamento ittico. Anche i tempi di crescita delle coltivazioni si riducono dal 30 al 50% rispetto ad una coltura tradizionale, grazie alla costante fertilizzazione delleHyundai-ix35-4 radici data dal flusso di acqua di scarico. Punto di forza fondamentale di questo tipo di coltivazione è poi costituito dal riutilizzo delle acque, riuscendo a riciclarle, minimizzando gli sprechi e permettendo notevoli risparmi economici. Caso davvero originale ed emblematico di questo approccio, è indubbiamente costituito dalla Hyundai Fuel Cell Farm, alimentata da una vettura ix35 FCEV ad idrogeno della quale sfrutta il vapore acqueo di scarico e le sostanze minerali presenti negli escrementi dei pesci per far crescere un piccolo ecosistema 100% ecofriendly (vedi video in calce al post).
  • Coltivazione aeroponica: Si tratta di una tipologia di coltura nella quale si fa a menoaeroponics_system di un substrato in cui le piante crescono lasciandole libere per spruzzare direttamente sulle radici vapore acqueo e sostanze nutritive. Attraverso una pompa l’acqua ed il fertilizzante vengono veicolati alla crescita della pianta attraverso l’apparato radicale della stessa. Anche in questo caso, risulta davvero rilevante il risparmio d’acqua. Mentre nella coltura tradizionale buona parte dell’acqua viene sprecata per evaporazione, restituendola all’atmosfera, con questa modalità se ne utilizza ben il 90% in meno, dal momento che quasi tutto il vapore viene assorbito dalle radici. A livello di accrescimento delle piante, la crescita degli orti urbani aeroponici avviene con un AeroFarm-Newark-Vertical-Farmdimezzamento dei tempi rispetto alle coltivazioni a terra, facendo registrare una resa del 30% superiore rispetto alle colture tradizionali. Un caos di studio importante è indubbiamente costituito da una fattoria aeroponica in costruzione più grande del mondo, che disporrà di 6400 mq di spazi coltivati completamente senza suolo. Si tratta di un sistema sviluppato da AeroFarms è alimentato da pannelli fotovoltaici, che sarà capace di produrre 900.000 kg di ortaggi all’anno.

Un mondo nuovo che si apre per praticare agricoltura sostenibile ed altamente efficiente, ancora una volta su un modello decisamente più “distribuito”, in un approccio all’interno del quale, sempre di più, c’è la ideale coniugazione tra il nostro futuro e la sostenibilità, per la nostra permanenza sul pianeta.

A seguire in interessante video che ci illustra l’integrazione tra auto a coltivazione acquaponica di Hyundai.

Sauro Secci

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6 risposte a Fattorie verticali: l’agricoltura sostenibile si apre all’urbe con le colture “aero”, “acqua” ed “idro” “poniche”

  1. Fabio Roggiolani ha detto:

    stereoooooo e lancia a tuo e mio nome visto tutto vediamoci venerdi? ok?

    Fabio Roggiolani

    >

    • saurosecci ha detto:

      Perfetto Fabio, ci vediamo venerdì, ieri ho visto che è andata molto bene anche la nostra presentazione, sono contento

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