Educazione ambientale: finalmente diventa materia a scuola e la mia mente ritorna…

logoLa notizia di questi giorni della concretizzazione, a partire dal prossimo anno scolastico 2015/2016, dell’inserimento dell’educazione ambientale come materia obbligatoria, dalle elementari alle scuole superiori, non può in prima battuta che farmi felice, facendomi sentire un po’ pioniere, per i tanti trascorsi e bellissime esperienze, che, seppure nella loro estemporaneità, mi hanno lasciato segni profondi ed indelebili, sopratutto attraverso il bellissimo rapporto con i ragazzi, ma anche con insegnanti delle diverse discipline. Esperienze che forse hanno raggiunto la massima soddisfazione con i ragazzi delle elementari, dotati di una acutezza e di una sensibilità e ricettività a dir poco entusiasmanti.

Si tratta di una decisione scaturita da un lavoro preparatorio svolto dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con quello dell’Istruzione, che potrà permettere di far divenire materie di studio ed autentici capisaldi culturali, materie come, alimentazione, biodiversità, tutela dell’aria, dell’acqua e del suolo, cultura del paesaggio, qualità dell’aria, gestione dei rifiuti e monitoraggio ambientale. Una decisione che, proprio per la sua grande rilevanza, richiede altrettanta attenzione nella fase attuativa, proprio per un punto, già da me rilevato in premessa, costituito dalla estrema multidisciplinarità della materia ambientale, che richiede un coinvolgimento di tutte le materie curricolari, non solo quella di matrice scientifica ma anche e soprattutto di quelle di matrice umanistica, fondamentali per i grandi aspetti etici e civici, insiti nella materia ambientale nel suo assieme ed anche di matrice artistica, viste le strettissime correlazioni con il paesaggio. Elementi di criticità ed argomentazioni le mie, di grande rilevanza, colte anche da alcuni esponenti del mondo politico, come il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, che, nell’accogliere molto positivamente il progetto avverte che “Rendere l’educazione ambientale obbligatoria a scuola è una scelta molto positiva, ma non deve rappresentare una mera aggiunta di una materia, rappresenti piuttosto anche l’introduzione di forme nuove di apprendimento per educare alla convivenza civile e al futuro”.
L’attuazione dell’inserimento della nuova materia di insegnamento è demandato adimmagine apposite linee guida, costituite da un faldone costituito da circa 150 pagine, sviluppate nei mesi scorsi dal sottosegretario all’Ambiente Barbara Degani congiuntamente al Ministero dell’Istruzione. Le stesse linee guida ruotano intorno a dieci temi-base, proposti in funzione del livello scolastico, quindi età e grado di preparazione, con un ambito legato all’uso delle tecnologie.
Una novità importante che determinerà un qualche scompiglio nelle aule di oggi, ma anche un nuovo modo di avvicinare l’insegnamento alla stringente attualità di oggi, fatta di inquinamento delle diverse matrici ambientali, di alluvioni, di dissesto idrogeologico, di depauperamento del patrimonio naturale in genere e dal momento che i bambini di oggi saranno i consumatori di cibo, di suolo e di energia di domani.
Tornando alle mie esperienze nell’ambito delle progettualità di matrice ambientale in ambito scolastico, non può non tornarmi in mente una mia pionieristica esperienza, questa volta fatta “in casa” cioè nel territorio in cui vivo, del Valdarno Superiore, nel progetto portato avanti negli anni scolastici 1998-1999 e 1999-2000, dal titolo evocativo di “Monitoraggio ambientale tra cultura e produttività” che ha permesso di coinvolgere i ragazzi nella problematica dell’inquinamento da traffico (flussi veicolari) lungo gli assi viari principali di Montevarchi. Un progetto ideato nella mia esperienza avuta anche nell’ambito della formazione dal 1998 al 2007, come socio fondatore dell’Agenzia Formativa Euroform di Montevarchi, nella quale sono stato responsabile del Settore Ambiente. Una esperienza bellissima, quella di questo progetto biennale, da me coordinato, che vide il primo anno impegnato nella formazione dei formatori e quindi dei docenti sulle tematiche trattate, alla quale hanno partecipato, oltre che i docenti delle cosiddette materie tecniche, come fisica, biologia e matematica anche il fondamentale coinvolgimento della insegnante di italiano e storia, che ha permesso di acquisire, da parte dei ragazzi, una retrospettiva storica della evoluzione della mobilità di fondo valle in Valdarno. In quel primo anno, anche i ragazzi sono stati coinvolti in incontri frontali con grandi esperti a livello nazionale di ENEA Casaccia, CNR IBIMET di Firenze, Lamma Regione Toscana (centro meteo regionale), ARPAT etc. tutti enti nei quali ho ancora fraterni e straordinari amici. Il secondo anno è stato poi quello della “discesa in campo”, con i ragazzi coordinati da genitori ed insegnanti, ad effettuare la campagna di monitoraggio dei flussi di traffico veicolare, su una serie di oltre 30 tratti stradali, a rilevare quegli stessi dati che poi, sarebbero stati dati in pasto ad un modello matematico di simulazione che avrebbe stimato i rilasci (immissioni) in atmosfera al suolo delle emissioni inquinanti veicolari. Un progetto che ha lasciato in dote all’Amministrazione uno strumento di pianficazione del traffico e di supporto alle decisioni, capace di generare mappe di isoconcentrazione dei principali inquinanti, nei tratti stradali presi in considerazione dalla campagna, come CO e Polveri Totali Sospese, come quelli riportati nelle seguenti immagini dimostrative.

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Esempio mappatura curve di isoconcentrazione Ossido di Carbonio (CO) fascia ore 7:30-8:30

totale_PTS_0730_0830

Esempio mappatura curve di isoconcentrazione Polveri Totali Sospese (PTS) fascia ore 7:30-8:30

Ma l’impegno dei ragazzi non è finito qui, dal momento che gli stessi, coordinati dal professore di biologia, sono stati impegnati in una campagna di biomonitoraggio lichenico sulle essenze arboree esistenti sugli stessi tratti stradali oggetto della campagna. Una iniziativa, realizzata grazie alla grande sensibilità delle realtà locali di quel tempo, Comune di Montevarchi, Valdarno Sviluppo SpA e l’azienda chimica Lonza SpA di San Giovanni Valdarno (oggi Polynt), che ha permesso una raffrontabilità oltre che una integrazione delle metodiche, modellistica, con postazioni fisse al suolo, con telerilevamento satellitare e biologica. Un ricordo, unito ai diversi altri che ho avuto, di contatti molto belli con il mondo della scuola, che mi tocca nel profondo e nella immensa valenza oltre che nella assoluta importanza della formazione ambientale in ambito didattico, anche e soprattutto per le valenze civiche ed etiche dell’iniziativa. Una azione finalmente orientata a strutturare l’offerta didattica in campo ambientale, sino ad oggi demandata a singole ed estemporanee iniziative. Concludendo questo sentito post, non posso non ricordare il contributo che ebbe modo di dare in quel progetto, tra i docenti esterni, una grande ricercatrice del CNR IBIMET di Firenze, prematuramente scomparsa nel 2013 come Laura Bacci, che con grandissima passione tenne alcuni appassionati incontri con i ragazzi del Liceo Benedetto Varchi, sui temi del biomonitoraggio e del telerilevamento satellitare. Una persona di grandissimo spessore umano e professionale che ricorderò sempre.

Pur se non di grandissima qualità, volevo proporre un interessante servizio del 2000, della emittente televisiva valdarnese TV1, relativo proprio a quel bellissimo e per me indimenticabile progetto, tornato di attualità anche in virtù delle recenti evoluzioni ministeriali. Nella seconda parte del servizio anche i contenuti scientifici del progetto con il mio intervento (con diversi anni in meno) e quello di un mio straordinario compagno di tante avventure professionali, l’Ing. Giovanni Gualtieri del CNR IBIMET, con il quale ho avuto l’onore di elaborare negli anni successivi, quattro articoli scientifici sull’anemologia e sull’eolico, pubblicati su una delle più prestigiose riviste scientifiche a livello mondiale (vedi post “CNR e FEDI Impianti per lo studio del regime anemologico del Mediterraneo centrale: il tris di pubblicazioni internazionali diventa un Poker“).

 

Vorrei concludere questo per me sentitissmo post con una brano del memorabile discorso pronunciato del grande. indimenticabile, Don Tonino Bello, alla Giornata della Pace del 1989 all’Arena di Verona:

Quello della tutela dell’ambiente non è l’ultimo ritrovato della nostra furbizia brontolona o delle nostre strategie del consenso. Non è ammiccamento alle mode correnti. Ma è un compito primordiale che ci sovrasta come partner dello Spirito Santo, affinché la terra passi dal “Xàos”, cioè dallo sbadiglio di noia e di morte, al “Xòsmos”, cioè alla situazione di trasparenza e di grazia.

Sauro Secci

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