Progetto VIIAS: correlazioni significative tra inquinamento atmosferico e danni sanitari in Italia

inq_miTra gli impatti ambientali delle attività umane sugli ecosistemi, uno dei più significativi e maggiormente associata alla dinamica della progressiva urbanizzazione delle società è indubbiamente quello atmosferico, che sta avendo effetti sempre più devastanti ed estremi nei grandi agglomerati urbani. Un settore nel quale, nell’ambito della produzione di energia termoelettrica, ho dedicato una buona parte della mia vita professionale, gestendo per decenni l’archivio centralizzato di acquisizione ed elaborazione dei dati meteorologici e degli inquinanti emessi in quello specifico ambito della produzione di energia termoelettrica, su tutto il territorio nazionale. La punta dell’iceberg di queste fenomenologie importanti di esposizione prolungata della popolazione, è stata toccata proprio negli scorsi inverni in alcune megalopoli del grande colosso cinese dalle caratteristiche particolarmente sfavorevoli alla circolazione atmosferica, che hanno visto coinvolte prima la capitale Pechino nel 2013 (vedi post “Cielo grigio su, mascherine giù”) e successivamente, lo scorso anno, l’intera metropoli di Harbin, città della provincia dell’Heilongjiang, nel Nord Ovest della Cina (vedi post “Chiuso per inquinamento: accade in una città cinese“). Una situazione che fa registrare impatti significativi anche nel nostro paese, dove dall’inizio del grande sviluppo economico degli anni ’60, abbiano in particolare l’area della pianura padana presentare le maggiori pressioni ambientali nel comparto atmosferico, come peraltro confermato anche dall’ultimo rapporto Mald’Aria 2015, redatto nei mesi scorsi da Legambiente (vedi post ““Mal’aria 2015″ di Legambiente: ozono e polveri fini ancora killer“).

A fare una analisi accuratissima, anche a livello epidemiologico degli impatti della qualitàlogo_viias dell’aria nel nostro paese, un Progetto davvero importante come VIIAS (Valutazione Integrata dell’Impatto su Ambiente e Salute dell’inquinamento atmosferico), finanziato nel quadro delle iniziative del Centro Controllo Malattie (CCM) del Ministero della Salute e coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, con la collaborazione di Università e Centri di ricerca come ENEA, ISPRA, ARPA Piemonte, Emilia Romagna e Lazio, Dipartimento di statistica dell’Università di Firenze, Università di Urbino e Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università La Sapienza di Roma, presentato a Roma proprio in questi giorni.
Il nuovo Progetto ha effettuato una valutazione integrata dell’inquinamento atmosferico in Italia analizzando gli effetti sulla salute in modo globale, valutando l’intera catena di eventi, dalla caratterizzazione della qualità dell’aria, alle politiche messe a punto, alle fonti o sorgenti inquinanti (traffico veicolare, industriale, terziario/residenziale), alle modalità di esposizione delle popolazioni, agli impatti che influenzano la salute delle popolazioni.

Residenti_in_Italia_per_genere_e_classi_di_etaDistribuzione_della_popolazione_per_area_geografica

Distribuzione_della_popolazione_per_macroarea

Secondo questo progetto di grande rilevanza, l’inquinamento atmosferico è responsabile ogni anno in Italia di circa 30.000 decessi imputabili solo al particolato fine (PM 2.5), corrispondente al 7% di tutti decessi ad esclusione degli incidenti. Dati che si traducono, in termini di vita persa a causa dell’inquinamento da parte di ciascun italiano, pari a 10 mesi. Un dato che di presenta con connotazioni diverse in funzione delle diverse aree del paese, andando dai 14 mesi di vita persi per chi vive al Nord, ai 6,6 mesi persi per gli abitanti del Centro Italia, per scendere a 5,7 mesi persi per il Sud e le isole. Un progetto che ha fatto una fotografia di grandissima rilevanza, che potrà da oggi essere aggiornata, proprio per tracciare nuove correlazioni tra inquinamento atmosferico e danno sanitario che si prefigura fino ad oggi davvero rilevante. Un ambito di studio effettuato sulla base di una attenta analisi della popolazione, quella residente in Italia all’anno di riferimento 2005, imposto come baseline a livello europeo, un dato stimato sulla base dei risultati dei censimenti 2001 e 2011 (fonte ISTAT). Una popolazione al 2005 che risulta dalla media delle popolazioni censite al 2001 e al 2011. Sono state inoltre prese in considerazione alcune caratteristiche demografiche (individui maggiori di 30 anni, rappresentativi di quasi il 70% del totale della popolazione), individuandone la variabilità geografica sia per macroaree (non solo Nord, Centro, Sud e Isole, ma anche Urbano e Non Urbano) sia a livello regionale e provinciale, raggiungendo il livello di dettaglio comunale.
Ponendo lo sguardo verso il futuro invece, il nuovo Progetto VIIAS lancia un allarme, prevedendo che se non vi sarà un drastico cambiamento di strategia e di ambizione verso gli obiettivi, l’Italia è destinata ad un netto peggioramento della situazione, proprio in concomitanza con la ripresa economica che sembra fra intravedere i primi timidi segnali.
La presentazione delle elaborazione prodotte dal nuovo progetto è stata l’occasione da parte di alcuni enti no profit impegnati nel settore per far sentire le loro voce, come “Cittadini per l’Aria” (link sito), associazione impegnata sul fronte del miglioramento della qualità dell’aria ed appena costituita, che ha espresso la propria preoccupazione nel corso di una tavola rotonda dove è stata invitata quale interlocutore privilegiato.
Secondo la Presidente dell’associazione, Anna Gerometta, “oggi è un giorno molto importante per l’Italia e le politiche dell’aria; il giorno in cui il nostro Paese e chi lo dirige ha, nero su bianco, il dato delle morti premature e del danno sanitario, area per area, causati dagli inquinanti dell’aria. Questi dati e dunque la certezza dell’insufficienza delle politiche messe finora in atto, obbligano oggi chi governa a prendere coscienza che è indispensabile cambiare livello di ambizione sia sul fronte delle politiche nazionale e regionali, che su quello europeo. Occorre comprendere che grandissima parte di quelle morti si sarebbero potute evitare con politiche più efficaci e tempestive”. Oggi facciamo appello a tutti i cittadini che si impegnano quotidianamente per un’aria più pulita affinché ci contattino, con la speranza di poter condividere un percorso che faciliti, in tempi brevi, il miglioramento delle politiche dell’aria“.

Tornando ai dati, nel 2010 sono stati stimati i seguenti decessi in Italia:

  • 21.524 quelli causati dalle polveri fini;
  • 11.993 i decessi collegati al biossido di azoto;
  • 1.858 quelli legati a patologie respiratorie attribuibili all’esposizione ad ozono durante il periodo estivo.

Dati impressionanti, e addirittura mitigati dagli effetti già palesi della crisi economica con la conseguente riduzione delle emissioni inquinanti, che ha permesso di registrare un calo dei decessi. I dati tendenziali di VIIAS infatti indicano che nel 2020, nonostante i miglioramenti tecnologici e le politiche previste a livello nazionale ed europeo (CLe), lo scenario sarà peggiore di quello attuale, dal momento che sono previsti 28.595 decessi legati al PM2.5 e 10.117 per NO2, a causa soprattutto delle emissioni dovute al traffico veicolare e alla combustione delle biomasse nel riscaldamento domestico.

sorgenti

Basti pensare che nel 2020, il 21,5% degli italiani sarà esposto a concentrazioni di particolato fine superiori alla soglia di legge (che stabilisce una media annua di 25 µg/m3), e decisamente oltre il limite fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (10 µg/m3). Questa percentuale salirà fino 34% al Nord Italia e raggiungerà il 42.3% tra i residenti nei centri urbani. A seguire le mappe reltive agli impatti dei tre inquinanti principali elaborati, PM2,5, NO2 e Ozono (O3), relativi all’anno base di riferimento 2005.

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confronto-mappeNO2conc

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Relativamente al passato ed esattamente a dieci anni fa, a quel 2005 indicato dalla UE come baseline, nel progetto di stima che siano stati stimati 34.552 i decessi attribuibili all’esposizione nel lungo periodo a particolato atmosferico (PM2.5), oltre a 23.387 decessi per esposizione a biossido d’azoto (NO2) e 1.707 decessi per patologie dovute all’esposizione ad ozono (O3). Molto interessante anche l’analisi dei dati elaborati a livello di distribuzione territoriale, con forti disomogeneità a livello di effetti sanitari sul territorio italiano, con una maggiore distribuzione degli effetti nel Nord con particolare riferimento alle aree urbane fortemente congestionate dal traffico e dalle sorgenti industriali. In questo ambito è ovviamente il distretto padano quello più critico, per la sua orografia e la scarsa predisposizione alla diluizione degli inquinanti per le frequenti condizioni favorevoli al ristagno ed alla stratificazione delle masse d’aria, con le PM 2,5 a costituire ancora una volta la maggiore criticità. Infatti nell’area padana le concentrazioni di Pm 2,5 le concentrazioni medie annue, si attestano quasi ovunque intorno alla baseline tra i 20 e i 23 µg/m3, con il picco nella zona di Milano e della Brianza, dove la media ha superato i 38 µg/m3 (vedi post “Milano 2015: la qualità dell’aria, gli sforamenti di PM10 e l’epigenetica nell’anno di EXPO“). Si tratta di un tema sul quale la comunità internazionale sta maturando una crescente consapevolezza con il forte impegno dell’OMS e di grandi associazioni come ISDE-Medici per l’ambiente ridabito anche in un recente convegno internazionale ad Arezzo a febbraio scorso, con la partcipazione tra gli altri di Maria Neira dell’OMS (vedi post “Monitoraggio ed epidemiologia ambientale: una integrazione importante da raggiungere ed un convegno internazionale sul tema ad Arezzo“). Al riguardo, proprio lo scorso 26 maggio 2015, l’Assemblea Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha emanato la sua prima risoluzione sull’inquinamento atmosferico, dove al primo punto si fa un richiamo agli Stati sulla necessità di raddoppiare gli sforzi finalizzati alla riduzione del danno sanitario da esso derivante. Importante accennare brevemente anche alla parte modellistica alla base del progetto VIIAS, nel qiale non ci si è certo limitati alla raccolta dei dati relativi alle concentrazioni di Pm2,5, NO2 e O3 e ad elaborarli per fornire una mappa dettagliata dell’inquinamento atmosferico in Italia, dal momento che gli stessi dati sono stati rielaborati dal Laboratorio Qualità dell’Aria dell’ENEA (Agenzia nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile) attraverso modelli in grado di fornire una stima di quale sarà la qualità dell’aria che respireremo in diversi scenari all’anno 2020. In particolare il Laboratorio ha prodotto per VIIAS le basi di partenza per lo sviluppo dell’Integrated Environmental and Health Impact Assessment (Valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario) e, precisamente, i dati di concentrazione dei principali inquinanti atmosferici di rilevanza sanitaria (PM10 e PM2,5, NO2, O3) su tutto il dominio nazionale a una risoluzione spaziale orizzontale di 4 km per diverse annualità. Tutti i dati sono stati simulati con il Sistema Modellistico Atmosferico SMA utilizzato nel Laboratorio, capace di elaborare campi tridimensionali orari di variabili meteorologiche e di concentrazione dei principali inquinanti. Il sistema modellistico SMA è una suite modellistica complessa e pienamente integrata, il cui cuore è FARM (Flexible Atmospheric Regional Model), un modello Euleriano tridimensionale che tratta il trasporto, l’evoluzione chimica e la deposizione degli inquinanti atmosferici e calcola le concentrazioni in aria e le deposizioni al suolo di inquinanti gassosi e di particelle di aerosol.

modellosma

Una integrazione fondamentale quella tra modellistica e dati meteo e degli inquinanti raccolti sul territorio che mi riporta ad un bellissimo progetto didattico che ho avuto l’onore di progettare, coordinare ed a cui ho anche partecipato oltre 15 anni fa in una scuola superiore del mio territorio (vedi post “educazione ambientale: finalmente diventa materia a scuola e la mia mente ritorna….)” .

Un progetto VIIAS, che indica con chiarezza una strada da percorrere con assoluta priorità da parte del nostro paese, visto che i dati elaborati indicano con chiarezza le azioni da intraprendere come:

  • attuazione di politiche di mobilità e verde urbano molto più coraggiose delle attuali, in favore soprattutto dei centri cittadini e metropolitani che oggi rappresentano spesso vere e proprie camere a gas per i loro abitanti;
  • necessità di riconvertire o riallocare gli stabilimenti industriali fuori dalle aree popolate, o comunque prevedere in tempi brevi l’adozione delle migliori tecnologie disponibili per ridurne l’impatto sulla qualità dell’aria;
  • agire per un rapido cambiamento delle politiche sulle biomasse;
  • adottare misure adeguate per l’agricoltura e l’allevamento, volte una riduzione delle emissioni di ammoniaca e metano, precursori del particolato e dell’ozono.

Una serie di risultati che arrivano proprio a ridosso della imminente scadenza che vedrà il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti riunirsi nel Consiglio dei Ministri dell’Ambiente UE il prossimo 15 giugno per discutere della propostapiramidemaslow della Direttiva sui limiti alle Emissioni Nazionali (NEC) oggi in discussione. Proprio su questo punto e proprio alla luce dei dati VIIAS appena pubblicati, è fondamentale che l’Italia non ceda alle lobby di chi rema contro la qualità dell’aria, vero e proprio diritto primario dei cittadini come ci ricorda anche la “piramide di Maslow” (figura a destra), ma che invece possa essere in prima linea nella richiesta di un ulteriore innalzamento del livello di ambizione della proposta oggi assolutamente insufficiente ed inadeguata alla protezione della salute dei cittadini.

Per approfondimenti:

Link sito VIIAS

Sauro Secci

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