Federambiente ed ISPRA: ecco il nuovo Rapporto sul recupero energetico da rifiuti urbani in Italia

piramide_rifiutiQuello del trattamento dei rifiuti è indubbiamente, tra i temi ambientali, quello che presenta le maggiori criticità, anche per la diffusione capillare nei territori, in un paese che vede ancora il controllo di alcune aree del territorio sotto il controllo della malavita organizzata. Un tema che ha spesso visto nascere fazioni favorevoli a questa o a quella diversa tecnologia di smaltimento, sminuendo nel profondo l’unico approccio serio e rigoroso, che prevede che ogni tecnologia di trattamento dei rifiuti, debba essere collocata al posto giusto, come rende bene la piramide dello smaltimento riportata in testa al post. Un approccio, quello italiano, che ha visto prevalere logiche ribaltate, rispetto a quelle della piramide che vede solo agli ultimi livelli, la discarica e la termovalorizzazione, con la prima dove finisce ancora quasi la metà dei rifiuti prodotti nel nostro paese, fenomeno che ci è costato anche infrazioni UE (vedi post “L’Italia e il cancro delle discariche: la malattia continua con il 39% dei rifiuti urbani nel 2012“). All’originario approccio della discarica, a partire dagli anni ’70, prima che le politiche di raccolta differenziata si sostanziassero pienamente, si sono aggiunte le tecniche di incenerimento con i cosiddetti “inceneritori”, doveobsolesc_impianti vengono bruciati rifiuti, che in quei primi anni sono state autentiche bombe ecologiche, a causa delle basse temperature di combustione che producevano grandi quantità di diossine in emissione. Una piattaforma tecnologica che, con l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili, ha visto negli anni successivi e fino ai giorni nostri, l’evoluzione degli inceneritori in “termovalorizzatori“, in processi cioè, che prevedevano la valorizzazione energetica del rifiuti per produrre energia elettrica ed in alcuni casi anche termica per scopi di teleriscaldamento. Tutto questo non ha certo attenuato ne enormi problematiche e criticità, legate alla termovalorizzazione, dal momento che spesso, come nel caso dell’inceneritore di Acerra, nato per valorizzare rifiuti pretrattati, sono stati combusti rifiuti solo tritovagliati. A fornire una precisa ed accurata fotografia degli ultimi anni nel nostro paese, ecco disponibile on line e scaricabile in calce al post il nuovo “Rapporto sul recupero energetico da rifiuti urbani in Italia“, realizzato congiuntamente da Federambiente ed ISPRA. Un rapporto realizzato con i dati pervenuti ai redattori attraverso l’invio agli operatori presenti sul territorio nazionale di un apposito questionario, integrato,ove necessario, da interviste telefoniche e richieste di ulteriori informazione e/o chiarimenti. In Italia sono oggi 45 gli impianti di trattamento termico di rifiuti di origine urbana, con una capacità nominale complessiva pari a 21.969,8 t/g, corrispondente ad una capacità termica pari a 3.044,6 MW e ad una potenza elettrica installata è pari a 847,8 MW.

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Entrando nel dettaglio dell’analisi del nuovo Rapporto si evidenziano i seguenti aspetti principali.

  • Capacità di trattamento: si registra una ridotta capacità di trattamento relativa ad una parte significativi degli impianti in esercizio censiti (21 su 45), non superiore alle 300 t/g. La capacità nominale media di trattamento dell’ intero parco su base annua risulta pari a circa 161.000 tonnellate, corrispondenti a quasi 490 t/g.
  • Tecnologie di trattamento termico: a livello di trattamento termicotipologia l’apparecchiatura ancora di maggiore diffusione è costituita da combustori a griglia che rappresentano ben l’84% per numero di linee installate (74 su 88) corrispondente all’ 87% della capacità nominale di trattamento. Il restante 16% delle linee di combustione è suddiviso tra il letto fluido (10 linee, pari al 10,8% in termini di capacità nominale di trattamento) e 4 linee a tamburo rotante, la stessa tecnologia utilizzata nei cementifici per la produzione di cemento.
  • Recupero energetico: il recupero energetico viene effettuato nella totalità degli impianti ed in tutti i casi con produzione di energia elettrica. La produzione di energia termica è effettuata in configurazione cogenerativa (produzione combinata di energia elettrica e termica), su base principalmente stagionale, riguardando solo 13 impianti, tutti situati nell’Italia settentrionale. La potenza elettrica installata, come già detto è pari a circa 848 MW.
  • Sistemi di abbattimento e di monitoraggio delle emissioni: relativamente al trattamento dei fumi, finalizzato alla rimozione dei particolati e dei gas acidi (NOx, CO, etc.), si rileva che i sistemi maggiormente diffusi sono quelli di tipo “a secco” e quelli di tipo “multistadio”, adottati rispettivamente in 43 e 37 delle 88 linee di trattamento complessive. Il sistema a secco rimane prioritario, con il 58,4%, anche in termini di capacità di trattamento. Le rimanenti 8 linee sono interessate dal sistema a semisecco. Relativamente al controllo degli ossidi di azoto la riduzione selettiva non catalitica (SCNR) all’ interno del generatore di vapore rappresenta il sistema più utilizzato, con 42 linee su 88. Nonostante questo i sistemi di riduzione catalitica (SCR), attualmente installati in 19 impianti per un totale di 31 linee di trattamento, prevalgono ancora in termini di capacità di trattamento con il 44%. Si rileva anche l’adozione in 14 linee di sistemi combinati SNCR + SCR per una capacità di trattamento pari al 24%. Per quanto riguarda l’ammoniaca, viene rilevata al camino nella maggior parte degli impianti e in almeno 39 impianti tale inquinante è oggetto di monitoraggio in continuo. Infine la rimozione dei microinquinanti organici ed inorganici, viene prevalentemente effettuata tramite adsorbimento a carboni attivi, normalmente iniettati assieme al reagente alcalino. In accordo con quanto previsto dalla legislazione, la rilevazione di questi ultimi inquinanti viene fatta tramite campionamento periodico. Sulla base delle informazioni raccolte, almeno 16 impianti effettuano il monitoraggio in continuo del mercurio, 25 impianti effettuano il campionamento in continuo delle diossine, la cui determinazione analitica viene spesso effettuata con frequenze molto superiori a quelle minime previste dalla normativa, infine almeno 30 impianti effettuano anche rilevazioni periodiche dei PCB (PoliCloroBifenili).
  • Limiti di emissione in atmosfera: In termini di emissioni in atmosfera, tutti gli impianti rispettano i valori limite fissati dalla legislazione per gli impianti di incenerimento, in certi casi anche più restrittivi, nonostante 17 impianti risultino autorizzati come impianti di coincenerimento.
  • Quantitativo dei rifiuti trattati: è stato pari a circa 5,81 milionidi tonnellate nelrif_trattati 2013 con un +67% rispetto ai livelli del 2003. I rifiuti trattati sono costituiti da RU indifferenziati (44%) e da flussi da essi derivati (frazione secca e CSS) (49%) e, in misura inferiore, da rifiuti speciali (7%), comprensivi di rifiuti sanitari e biomasse.

 

  • Produzione di energia elettrica: nel 2013 ha raggiunto,4.193 GWh, con un incremento del 32% rispetto ai 3.172 GWh registrati nel 2009, con una produzione di energia termica pari a 1.508 GWh, con un aumento del 56% circa rispetto ai 965 GWh del 2009.

 

Sauro Secci

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