Rischio autismo e inquinamento atmosferico: ulteriori conferme da un altro studio scientifico

mammaAvendo lavorato per decenni nell’ambito dei sistemi di monitoraggio della qualità dell’aria, mi sto interessando in età matura anche per curiosità e soddisfazione personale dell’utilizzo dei dati di qualità dell’aria acquisiti, validati ed elaborati in campo per cercare di capire per quanto possibile alcuni aspetti medici ed epidemiologici. Il bellissimo convegno internazionale organizzato nel mese di marzo ad Arezzo da ISDE International (medici per l’ambiente) è stata per me una occasione per acquisire una visione dei tanti ed inquietanti fronti delle interazioni tra inquinamento ambientale ed epidemiologia (vedi post “Monitoraggio ed epidemiologia ambientale: una integrazione importante da raggiungere ed un convegno internazionale sul tema ad Arezzo“). In quella circostanza mi avevano colpito alcuni interventi, come quello del grande epidemiologo italiano Dottor Ernesto Burgio, sull’incredibile crescendo di casi di autismo e sulle possibili correlazioni con l’inquinamento atmosferico fino dalla fase prenatale. Su quelle indicazioni avevo anche cercato di approfondire il tema facendo riferimento ad alcuni studi sia americani che europei che confermavano purtroppo quelle correlazioni (vedi post “Autismo, sviluppo cognitivo infantile e qualità dell’aria e dell’ambiente: un rapporto davvero difficile”), Ritorno ancora su quello stesso argomento per dare conto di un nuovo studio, pubblicato nella prestigiosa rivista americanaautismo Science Direct Environmental Research concentrata proprio sulle correlazione tra l’esposizione a livelli elevati di inquinamento atmosferico ed un aumento del rischio di autismo. Si tratta di uno studio recentissimo effettuato da un’equipe di ricercatori americani della University of Pittsburgh Schools of the Health Sciences, finanziata dalla Heinz Endowments, che svela che nei primi due anni di vita i bambini nati da madri esposte alle polveri fini ed ultrafini in gravidanza corrono un maggiore rischio di sviluppare autismo. I disturbi dello spettro autistico sono arrivati a colpire oggi addirittura un bambino su 68 e, come ricorda una delle autrici dello studio Evelyn Talbott, “trovare le cause dell’autismo è fondamentale perché al momento non esistono cure definitive, ma solo terapie che rendono più accettabile la qualità della vita dei pazienti” sottolineando anche che l’autismo affligge purtroppo i pazienti per tutta la durata dell’esistenza con l’unica modalità di agire sul versante della prevenzione al fine di limitare i danni.
Venendo alla articolazione della ricerca, il team statunitense ha analizzato un campione di famiglie di sei contee ad alto tasso di inquinamento atmosferico della Pennsylvania come: Allegheny, Armstrong, Beaver, Butler, Washington e Westmoreland. Un ambito territoriale nell’ambito del quale è stato analizzato insieme di 211 famiglie con bambini autistici ed un altro insieme di 219 famiglie con bambini sani nati tra il 2005 e il 2009. Il team di ricerca ha preso in esame i luoghi nei quali hanno vissuto le madri prima, durante e dopo la gravidanza, utilizzando un modello che elabora l’esposizione degli individui alle polveri sottili. Dalle elaborazioni è emerso che i bambini nati da madri esposte a livelli alti di PM 2,5, la frazione aldisotto della quale le stesse si insinuano nell’apparato respiratorio profondo, erano 1,5 volte più a rischio di sviluppare autismo, anche dopo aver escluso altri fattori di rischio noti dei disturbi dello spettro autistico, come la giovane età delle madri, il fumo e l’educazione.

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Una serie di risultati che, secondo gli scienziati, confermano le conclusioni di altri studi hià citati in premessa al post, che hanno indagato sul legame tra polveri sottili e autismo. Un altro tassello importante nel complesso mosaico di studi che richiederà ovviamente ulteriori studi su larga scala per accertare il nesso tra polveri sottili e autismo ma danno senz’altro un motivo importante in più per intensificare le azioni di miglioramento della qualità dell’aria nelle aree urbane, di cui tantissime volte ho parlato da questo blog, andando a tutelare soprattutto le fasce più vulnerabili della popolazione, tra le quali proprio le donne incinte e i futuri nascituri.

Sauro Secci

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