Autismo, sviluppo cognitivo infantile e qualità dell’aria e dell’ambiente: un rapporto davvero difficile

mammaRicordando ancora il grande convegno sulla epidemiologia ambientale, svoltosi ad Arezzo appena poche settimane fa, al quale ho avuto il grande piacere di partecipare (vedi post “Monitoraggio ed epidemiologia ambientale: una integrazione importante da raggiungere ed un convegno internazionale sul tema ad Arezzo“), mi avevano colpito molto alcuni degli interventi, come quello sulla epigenetica, di un grande esperto, oltre che grande comunicatore come il Professor Ernesto Burgio, a cui ho fatto riferimento anche nel post “Milano 2015: la qualità dell’aria, gli sforamenti di PM10 e l’epigenetica nell’anno di EXPO“. Proprio in quell’intervento, il Professor Burgio, aveva dato conto degli incredibili trend di crescita di alcune patologie, negli anni della grande accelerazione dell’antropizzazione, tra le quali, una patologia come l’autismo, che ha visto il numero di casi impennarsi letteralmente, soprattutto a partire dal 1988 (vedi link approfondimento), in anni che hanno visto fino ai giorni nostri, un progressivo deterioramento dell’inquinamento, con particolare riferimento a quello atmosferico. Proprio a questo riguardo sono stati molti, anche negli ultimi anni, gli studi che hanno cercato di approfondire questo specifico fenomeno. Tra questi, figura uno studio dell’Harvard School of Public Health, pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives (scaricabile in calce al post), secondo il quale, le donne esposte ad alti livelli di polveri sottili durante la gravidanza, in particolare durante il terzo trimestre, hanno maggiore probabilita’ di avere un bambino affetto da autismo rispetto a madri che vivono in aree con meno smog. Secondo Marc Weisskopf , coordinatore del team statunitense, i dati elaborati supportano ulteriormente l’ipotesi che l’esposizione materna all’inquinamento atmosferico contribuisce al rischio di disturbi dello spettro autistico”.bambino Anche studi precedenti avevano suggerito che, oltre alla genetica, l’esposizione ai contaminanti ambientali presenti nell’aria, in particolare durante la gravidanza e i primi anni di vita, puo’ influenzare il rischio di autismo. Lo studio si e’ concentrato in particolare sul periodo della gravidanza, con i ricercatori che hanno coinvolto oltre 117mila donne e i loro bambini. Nello specifico, è stato analizzato il livello di esposizione al PM2.5. Ebbene, i livelli di esposizione al particolato durante il periodo di gravidanza, non prima o dopo, sono risultati significativamente associati con l’autismo. In particolare, durante la gravidanza, il periodo più critico è risultato il terzo trimestre. Sempre secondo Wiesskopf, “le evidenze sul ruolo dell’esposizione materna all’inquinamento atmosferico sul rischio di sviluppare disturbi dello spettro autistico e’ sempre molto forte. Questo non solo ci da informazioni importanti, mentre continuiamo a perseguire le origini dei disturbi dello spettro autistico, ma apre la porta a pensare a possibili misure preventive”. Ma venendo anche agli effetti post natali dell’inquinamento atmosferico, ecco un altro studio recente realizzato a Barcellona, secondo il quale, nella metropoli spagnola, i bambini presi in considerazione, che frequentavano scuole in cui l’esposizione allo smog era elevato avevano uno sviluppo cognitivo inferiore rispetto a quelli meno “inquinati”. Lo studio sui bambini di Barcellona, è stato elaborato da Jordi Sunyer del Centro di ricerca in epidemiologia ambientale (Creal), in Spagna e pubblicato su “Plos Medicine” (link in calce al post). Per il team spagnolo, quando si tratta di scegliere la scuola per un bambino, sarebbe meglio optare per zone tranquille, con tanto verde, dove vi sia la possibilità di muoversi a piedi o in bicicletta, dal momento che frequentare una scuola in una via molto trafficata, con una qualità dell’aria compromessa, potrebbe comportare uno sviluppo cognitivo più lento nei piccoli della fascia i 7-10 anni. In particolare, per procedere alle elaborazioni, i ricercatori spagnoli hanno hanno misurato tre parametri come:

  • memoria di lavoro,
  • memoria di lavoro superiore,
  • attenzione,

monitorandoli con cadenza trimestrale, durante un periodo di osservazione di 12 mesi, su un campione di 2.715 bambini della scuola primaria che frequentavano 39 diversi istituti disseminati nei vari quartieri della città catalana. Tra i parametri di inquinamento atmosferico anche uno dei più temibili oltre alle polveri fini come il biossido di azoto (NO2), di cui a seguire è riportata una mappatura integrata dei risultati, quantomai eloquente, della città di Barcellona con indicati i poli scolastici presi in considerazione dallo studio spagnolo.

journal.pmed.1001792.g001_mappaalta

Confrontando lo sviluppo di questi elementi nei bambini che frequentano scuole con maggiore esposizione all’inquinamento urbano, con i coetanei di istituti in cui l’esposizione agli inquinanti atmosferici era ridotta, gli scienziati hanno scoperto che il progresso nello sviluppo cognitivo registrato dai primi era inferiore rispetto a quello dei secondi. Tutto questo anche dopo un aggiustamento, che ha tenuto conto di altri fattori che influenzano lo sviluppo cognitivo dei bambini. Un altro elemento che conferma il cervello un organo molto vulnerabile all’inquinamento. Nel dettaglio dello studio, del quale sono presenti i riferimenti in calce al post, è stato registrato un aumento dell’11,5% in 12 mesi nello sviluppo della memoria di lavoro presso le scuole poco inquinate, contro solo un +7% negli istituti più esposti allo smog. Il team ha raccolto dati analoghi per gli altri elementi presi in esame. I risultati suggeriscono, secondo i ricercatori, che il cervello dei bambini in via di sviluppo può essere vulnerabile all’inquinamento atmosferico da traffico. Una conclusione che ha implicazioni importanti anche per la elaborazione della nuova legislazione nell’ambito dell’inquinamento atmosferico, anche alla luce della localizzazione di nuovi plessi scolastici. Secondo gli autori dello studio, che poi da aggiungere che i bambini che frequentano scuole con un livello di inquinamento da traffico più elevato, potrebbero aver condiviso fra loro altre caratteristiche sconosciute che hanno influito sul loro sviluppo cognitivo. Un tema davvero importante e molto complesso, quello del rapporto tra smog e sviluppo cognitivo dei bambini, sul quale c’è ancora molto da indagare per fare piena luce, su questi dati davvero molto inquietanti.

Sauro Secci

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2 risposte a Autismo, sviluppo cognitivo infantile e qualità dell’aria e dell’ambiente: un rapporto davvero difficile

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