“Energia in isola”: Le perle italiane delle “isole minori” gridano vendetta aspettando le energie pulite dopo anni “neri” di sprechi

isoleL’Italia, con la sua configurazione peninsulare, costellata di arcipelaghi, incastonata al centro del Mediterraneo, vede proprio nelle isole minori un laboratorio ideale per una riconversione energetica per ridare piena bellezza a questa splendida costellazione nel Mediterraneo. Un grande giacimento di bellezze naturalistiche e paesaggistiche, le nostre isole minori, spesso incastonate in autentici “santuari ambientali”, come le Eolie, le Tremiti, le Pelagie, le Pontine, l’Arcipelago Toscano, Ustica, Capri, etc.. Un sistema elettrico, quello delle cosiddette “isole minori” non connesse alla rete nazionale, per anni completamente fossile e basato su gruppi di generazione elettrodiesel, costituiti da motori prevalentemente di matrice navale, e con enormi inefficienze energetiche, proprio in aree sempre caratterizzate da buonissimi potenziali solari ed eolici e non connesse alla rete elettrica nazionale, proprio laddove la protezione ambientale richiederebbe l’assoluta minimizzazione degli impatti. Un contesto di “laboratori ideali”, quello delle isole minori, per l’implementazione di sistemi energetici sostenibili, economici e soprattutto non inquinanti, a tutela dell’inestimabile patrimonio paesaggistico e culturale. Gli aspetti incredibili di questa storia, hanno tratti tipicamente “italiani”, come ha evidenziato un interessante articolo di Alessandro Codegoni apparso sul n.1/2013 della rivista bimestrale QualEnergia, dal titolo “L’isola diventa rinnovabile“, che rivela come, si sia persa l’ennesima occasione per valorizzare ulteriormente i nostri straordinari ed incantevoli luoghi, ancora contaminati dal gasolio, in eclatanti scenari di spreco energetico, alti costi economici e inquinamento.
Davvero un grandissimo laboratorio, quello delle “isole minori” italiane, con il mondo delle rinnovabili in continua grande espansione, accompagnato da nuove tecnologie, capaci di vedere la rete elettrica di interconnessione con occhi diversi e meno vincolati, sempre più orientato verso una dimensione off-grid, davvero attraente e tutta da riscoprire in chiave attuale.
E’ stato per anni un sistema sporco e sprecone, quello delle nostre piccole perle isolane, autentico insulto alla bellezza di ciascuna, come ricorda Alex Sorokin titolare della Interenergy di Roma che rileva che “il sistema ideato per aiutare gli abitanti delle aree disagiate contribuendo a sostenere il costo elevata dell’elettricità sulle isole ha finito per diventare un incentivo agli sprechi e all’irrazionalità”.
Cerchiamo di capire meglio questa affermazione di Sorokin, che deriva dal fatto che nei decenni passati la scelta dei gruppi elettrodiesel di varie taglie, costituiva l’unico modo per dare elettricità agli abitanti di ogni piccola isola, scarsamente efficienti con dispersione termica nell’ambiente del “calore refluo” e con significativi impatti in termini di emissioni di gas inquinanti ed acustiche in atmosfera. Trattandosi di un meccanismo di produzione dell’energia già a quel momento molto costoso, fino dal dopoguerra, per scongiurare il sottosviluppo delle isole minore, fu varato un meccanismo di agevolazione, secondo il quale la tariffa elettrica di questi luoghi venne equiparata a quella del continente, con il pagamento alle società elettriche operanti nelle isole di un conguaglio, corrispondente alla differenza fra il costo effettivo del kWh e quello pagato dagli abitanti. Si tratta di un conguaglio, pagato in bolletta elettrica da tutti gli utenti italiani con una specifica denominata UC4. Una impresa davvero ardua quella di scoprire il costo preciso da noi corrisposto negli anni per la componente UC4, per il quale la stessa Autorità dell’Energia, nella Delibera 383/2012 indica tabelle molto complicate per la determinazione del peso della UC4 sul kWh, con suddivisione per diverse fasce e modalità di consumo, salvo poi indicare in un documento di sintesi, la memoria 11/10/2012/COM un peso dell’UC4 per la bolletta media stimato intorno allo 0,97% della componente A3 della bolletta. Una percentuale che, se estrapolabile a tutti i consumi elettrici, determinerebbe un ammontare dell’UC4 ad oggi, pari alla grossa cifra di circa 100 milioni annui. Un dato fortunatamente più alto di quello reale fornito alla Redazione QUALENERGIA dalla Cassa Conguagli per il Settore Elettrico, l’ufficio che si occupa di saldare le fatture delle aziende elettriche, che indica in 62 milioni di euro l’ammontare della UC4 per il 2011, per coprire un consumo totale di 200 GWh, anche se la stessa Cassa Conguagli ha competenza solo per le isole quelle dove operano piccoli operatori e non sulle piccole delle Eolie Alicudi e Filicudi, Ventotene e Capraia, che sono servite da Enel la quale riceve la sua compensazione per altra via attraverso gli oneri di dispacciamento. A fronte di tutto ciò comunque, emergerebbe che ogni kWh consumato nelle piccole isole riceve in media 0,31 euro di conguaglio, con differenze enormi da isola a isola in una forbice che va da 0,20-0,30 euro/kWh delle isole più grandi, come Pantelleria, Capri o Lipari, ad addiritturaisola-di-levanzo gli incredibili 1,27 euro/kWh dell’isola dellel Egadi Levanzo (foto a destra). Una scenario che fa emergere che ogni kWh prodotto con modalità così sporche e cattive, visto anche il contesto, sia incentivato da decenni ai livelli in cui è stato incentivato il fotovoltaico nel 2010. Ma la perversione vera del meccanismo e dell’immane spreco, come spiega lo stesso Sorokin di Interenergy, è costituita dal fatto che “il sovraccosto dell’elettricità delle isole sia ripianato a piè di lista, senza condizioni, non induce a migliorare il sistema produttivo: si continua a usare la fonte peggiore di tutte, quanto a costo, emissioni ed efficienza”. Inoltre c’è da rilevare come i consumi elettrici delle isole minori sono assolutamente sproporzionati, se si dividono i 200 GWh, conguagliati per i 43.000 residenti delle isole non servite da Enel, si determina un consumo di quasi 4.700 kWh annui, contro i 1.100 kWh del medio utente domestico italiano, corrispondente ad una spesa procapite di conguaglio di 1.440 euro all’anno, dato comunque elevato pur considerando ovviamente il carico energetico per il processo di dissalazione dell’acqua, e il turismo dei mesi estivi che fa moltiplicare la popolazione di queste anche di diverse volte. Un dato aggravato dagli alti costi di approvvigionamento di gasolio o il gas in queste isole, legati a evidenti limitazioni come, per esempio, l’impossibilità di imbarco di camion GPL sui traghetti normali, ma solo su navi speciali. Con il meccanismo dei conguagli quindi, nonostante l’altissimo costo dell’energia prodotta sulle isole diventa comunque la forma di energia più economica disponibile e viene usata praticamente per ogni utilizzo, compreso la cottura dei cibi, il riscaldamento domestico, la produzione di acqua calda, in un vero e proprio insulto alla natura. Uno spreco che grida vendetta e che fa davvero molto male, reso ancora più paradossale dal fatto che, oltre che essere ricchissime di sole e di vento, molte delle piccole isole italiane si configurano anche con un elevato potenziale geotermico come a Pantelleria e nelle Eolie, e si vede anche., è diventato uno spreco che grida vendetta.
Vista l’assoluta evidenza di vantaggi a tutto campo per le isole minori, molti sono stati i tentativi di intraprendere la strada della graduale transizione dai gruppi elettrodiesel alle fonti rinnovabili, con l’uso di sistemi integrati capaci di coniugare energia solare, eolica, geotermica e di accumulo, inseriti in una logica di gestione intelligente della domanda di energia, includendo il fondamentale capitolo della produzione di acqua potabile e quello altrettanto importante della mobilità sostenibile con la ricarica di auto e bus elettrici. Tutti interventi realizzabili con investimenti inferiori a quanto si sta già spendendo oggi per sostenere in vita l’assurdo ed oramai anacronistico regime attuale, con ricadute straordinarie in termini di qualità della vita, immagine ed maggiore attrattività turistica di qualità delle isole, senza considerare le ricadute socio-occupazionali legate alla qualificazione tecnologica ed all’occupazione degli addetti locali che si genererebbero.
Già nel 1996 la stessa Interenergy aveva elaborato per ENEL un primo studio generale su tutte le piccole isole italiane, al quale sono seguiti diversi progetti di ricerca e sviluppo di prototipi in isole greche per la Commissione Europea. Nel 2002 poi, la stessa Internenergy ha elaborato uno studio specifico per Lipari e Salina, seguito nel 2003 da un altro per l’isolaCapraia_Forteresse_de_San_Giorgio di Capraia nell’Arcipelago Toscano (foto a destra). Già 10 anni fa, quando le rinnovabili erano ancora “di nicchia”, i progetti avevano una loro fattibilità, oggi nettamente amplificata dagli enormi progressi tecnologici intervenuti, che sarebbero stati oggi autentici laboratori e casi di studio di valenza mondiale anche per le nuove reti intelligenti “smart grid”. Ad usufruire di una delle progettualità italiane sarà un isola dell’arcipelago delle Canarie, quella di El Hierro, la quale ha avviato un ambizioso progetto basato su energia solare ed eolica integrate con un sistema di accumulo idroelettrico integrato a sua volta nell’acquedotto locale. Nell’isola spagnola l’acqua sarà pompata in un bacino artificiale creato all’interno del cratere del vulcano spento, senza creare impatto sul paesaggio, un concetto già proposto per l’isola di Salina (Eolie), che offriva condizioni ottimali, ma è rimasto sulla carta. Una situazione decisamente frustrante quella italiana, legata ad un oramai ingiustificato immobilismo legato alle anacronistiche normative nazionali che regolano il sistema dei conguagli, congelando la situazione, quando sarebbe finalmente necessario premiare l’uso di fonti rinnovabili e le azioni davvero sconfinate da affrontare per l’efficienza energetica.
Ginostra-isola-di-StromboliPer ora nella situazione italiana si intravedono solo timidi seppure significativi segnali nelle isole Eolie, dove è ancora tutto da esprimere il grande potenziale geotermico, come quello dell’abitato di Ginostra (foto a sinistra), nell’isola di Stromboli, dove esiste dal 2004 un piccolo impianto fotovoltaico da 100 kWe, che copre buona parte delle esigenze locali, mentre il nuovo grande dissalatore di Lipari, che produrrà a regime fino a 450 m3/ora di acqua dolce all’ora, sarà in parte alimentato da un campo fotovoltaico da 1,2 MW.
Anche nelle Egadi sono state intraprese azioni orientate alla sostenibilità, come quella di Favignana, dove è entrato nella fase realizzativa del progetto elaborato da AzzeroCO2 nel 2008 e finanziato recentemente dal Ministero dell’Ambiente con circa 1250 milioni €, che vede un coinvolgimento partecipativo tra cittadini ed operatori economici, e prevede una serie di interventi sugli edifici pubblici, come l’installazione di impianti fotovoltaici e solari termici per scuole, municipio, campo sportivo oltre alla sostituzione dell’intero parco di lampade dell’impianto di illuminazione pubblica con tecnologia a Led. Un pacchetto di interventi è previsto anche per il settore privato, previa concessione di contributi diretti per l’acquisto di impianti solari termici e fotovoltaici e supporto all’organizzazione di gruppi d’acquisto locali, stimando una consistente riduzione dei consumi di energia elettrica per illuminazione e riscaldamento dell’ordine di circa il 20%. Anche per quanto riguarda la mobilità, argomento cruciale nei periodi estivi, per ridurre l’impatto dei flussi turistici, il progetto prevede l’erogazione di contributi per l’acquisto di motoveicoli elettrici a beneficio degli operatori economici dell’isola.
Un altro importante passo nella direzione della sostenibilità, potrebbe poi provenire dall’isola di Lampedusa, con il progetto SMILE (Smart Island Local Energies), presentato a novembre nell’ambito del bando Smart Cities del MIUR, dove sono previsti impianti fotovoltaici all’interno di cave abbandonate, minieolico, sistemi di accumulo a supporto della rete, produzione di metano dall’anidride carbonica all’interno della centrale esistente, un impianto innovativo di dissalazione solare, postazioni di ricarica per scooter elettrici, illuminazione a Led e sperimentazione di acquacoltura. Un pacchetto di interventi con una dotazione economica complessiva di 22 milioni di euro che potrebbero avere ricadute davvero interessanti, spinti anche dall’entusiasmo del nuovo sindaco, Giusi Nicolini di Legambiente, che ha deciso di puntare decisamente sulla sostenibilità dell’isola.
Segnali di cambiamento interessanti anche nel nostro paese dunque, seppure ancora legati ad oggettive difficoltà di inserimento in contesti così paesaggisticamente pregiati, che stanno impedendo a molte amministrazioni come quella del Sindaco di Lipari Giorgianni,Lipari (foto del centro di Lipari a destra) che sta cercando di rinegoziare con la Sovrintendenza un ammorbidimento di alcune, supportato anche dalla nuova giunta regionale siciliana che dovrebbe avere maggiori sensibilità sul tema della precedente. Innegabile poi rilevare i grandi progressi dei prodotti delle rinnovabili, soprattutto fotovoltaici, proprio in termini di progressiva integrazione come componente architettonico prima che tecnologico con i componenti BIPV (Building integrated photovoltaics), e l’adattabilità di certi impianti ad essere collocati in siti degradati, come le discariche o le cave. Per la geotermia poi, vista la vocazione in tal senso di molte isole, le nuove centrali geotermiche a ciclo binario garantiscono compattezza ed impatto atmosferico praticamente azzerato. Anche l’eolico può avere un proprio spazio senza impatti significativi in una logica integrata, anche utilizzando turbine eoliche galleggianti installabili in mare aperto anche profondo, minimizzando ulteriormente l’impatto visivo. Prospettive interessanti anche per l’accumulo, con possibilità di utilizzazione dei cosiddetti CAES (Compressed Air Energy Storage), sistemi ad aria compressa che, posti sul fondo marino, sarebbero anch’essi invisibili e senza emissioni inquinanti. Concludo con una licenza musicale che ogni tanto mi prendo, auspicando che il titolo di questa indimenticabile canzone di Edoardo Bennato possa essere interpretata in maniera propiziatoria di tutte le nostre piccole meravigliose perle di mare, liberate dalle lugubri patine nere del carbonio.

Scarica l’articolo di QUALENERGIA n.1/2013 “L’isola diventa rinnovabile”

Sauro Secci

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