Le regioni del carbone e il rinascimento fotovoltaico: un nuovo studio del CCR

A Castelnuovo dei Sabbioni, nel comune di Cavriglia in Toscana, nel grande bacino di estrazione della lignite, utilizzata per alimentare fino al 1994 la centrale termoelettrica di Santa Barbara, è stato intrapreso alcuni anni fa un percorso di riconversione fotovoltaica. Oggi abbiamo un nuovo studio che lo rende un autentico esempio da percorrere.

       

Si tratta del nuovo report del Centro Comune di Ricerca (CCR) della Commissione Europea, scaricabile in calce, dove si evidenzia come il potenziale del fotovoltaico per la totale sostituzione dell’attuale generazione termoelettrica a carbone nei territori più profondamente legati a questo combustibile in Europa è davvero grande.

Fin dal 2017, è stata lanciata da parte dell’esecutivo UE l’iniziativa “Coal Regions in Transition” con l’obiettivo di garantire un graduale abbandono socialmente equo per tutti i territori tradizionalmente legati al carbone.

Il carbone è attualmente un combustibile estratto in 41 regioni in 12 paesi dell’UE, ponendosi come la fonte fossile più abbondante d’Europa e fonte di un’ancora significativa attività economica, con un bacino occupazionale di circa 240mila persone (dati UE 2017). L’obiettivo comunitario è quello di riuscire a garantire che nessuna regione sia lasciata a se stessa nella transizione verso una economia progressivamente decarbonizzata. Proprio in questo senso, il nuovo studio analizza il contributo ed il ruolo importante che i sistemi fotovoltaici possono avere in questa transizione.

Fonte: Studio CCE “Solar Photovoltaic Electricity Generation: A Lifeline for the European Coal Regions in Transition”

Entrando nel merito del nuovo studio, vi sarebbe un potenziale tecnico di oltre 580 GW solari da utilizzare nei bacini carboniferi europei, sufficiente a sostituire l’attuale produzione elettrica da lignite e antracite, fattibile ad un costo inferiore l’attuale prezzo al dettaglio dell’elettricità.

Fonte: Studio CCE “Solar Photovoltaic Electricity Generation: A Lifeline for the European Coal Regions in Transition”

Nello studio del CCR viene poi evidenziato che, se la dismissione delle miniere e delle centrali termoelettriche a carbone associate avvenisse parallelamente all’installazione di impianti fotovoltaici nei prossimi 15 anni, la nuova capacità di produzione potrebbe fornire circa 135.000 posti lavori l’anno per la costruzione e altri 50.000 per gli interventi di manutenzione e funzionamento.

Sul nuovo studio il commento di Walburga Hemetsberger, CEO di SolarPower Europesecondo il quale, Il solare fotovoltaico ha un enorme potenziale nelle regioni carbonifere dell’UE, potenziale che può portare nuova industria, posti di lavoro ed energia pulita a chi è interessato dal declino del carbone, assicurando che nessuno resti indietro. Ora, non vediamo l’ora di continuare il nostro lavoro con la piattaforma dell’UE sulle regioni carboniere in transizione, in cui il solare può svolgere un ruolo importante nel promuovere una transizione energetica giusta per tutti”.

Indubbiamente uno studio di grande stimolo per pigiare l’acceleratore della transizione energetica, per un combustibile oramai troppo impattante e che rappresenta ancora la principale fonte energetica in alcuni paesi europei.

Scarica il nuovo studio “Solar Photovoltaic Electricity Generation: A Lifeline for the European Coal Regions in Transition” di CCE 

Sauro Secci

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3 risposte a Le regioni del carbone e il rinascimento fotovoltaico: un nuovo studio del CCR

  1. Mario Peduto Follonica GR ha detto:

    Trovo molto interessante quanto esposto,e mi farebbe piacere sapere se di questi studi c’è un coinvolgimento dei ministeri tipo Ambiente e Sviluppo Economico non so se magari anche del Lavoro.Grazie,e buon lavoro,Mario Peduto.

    • saurosecci ha detto:

      Si tratta di uno studio UE che vede tra le aree potenziali del nostro paese quella del Sulcis Iglesiente in Sardegna, per quanto il carbone estratto in quell’area non sia da decenni utilizzato per la produzione di energia per l’elevatissima % di zolfo. Lo studio è vede invece innumerevoli siti minerari potenzialmente da riconvertire nei paesi UE ancora prevalentemente legati al carbone nel loro mix energetico, come Polonia, Repubblica Ceca ed, in misura minore anche in Germania, mentre in Italia, dove il carbone è in via di alienazione sono rimasti in esercizio solo le grandi centrali di Brindisi Sud e Torrevaldaliga Nord e poche altre, tutte quante utilizzanti carbone intercontinentale transoceanico.

  2. Mario Peduto Follonica GR ha detto:

    Ciao Sauro,vorrei sapere visto che ci sono due centrali che usano carbone anche se di provenienza estera, visto l’inquinamento di cui sopra,non c’è prospettiva di riconversione magari a gas?Ti ringrazio,e buona serata,Mario Peduto.

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