DDL Ambiente: ecco l’Agenda Verde del ministro Orlando

minambiente logoNell’ambito di un Governo che non entusiasma nessuno e dopo aver visto ad Ecomondo un Ministro dello Sviluppo Economico che sembra venuto dal più oscuro Medioevo, chi pur nelle ristrettezze del suo dicastero, sta cercando di fare il possibile è il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando che, con l’approvazione del nuovo DDL “Ambiente”, profila una autentica “Agenda Verde”, quanto mai necessaria per il nostro paese, seppure con alcune carenze. Si tratta di un pacchetto di norme a 360 gradi messe a punto per lo sviluppo sostenibile del Paese su ambiente e green economy. Il nuovo ddl contenente una serie di misure ambientali approvato dal Consiglio dei ministri è stato presentato nei giorni scorsi dal ministro Andrea Orlando, che lo ha definito “un primo passo” per i settori della green economy dell’economia italiana. Un provvedimento articolato su 30 articoli che spaziano negli ambiti di:

  • protezione della natura;
  • difesa del suolo;
  • valutazione di impatto ambientale;
  • acquisti ed appalti “verdi”;
  • gestione dei rifiuti;
  • servizio idrico. 

Assenze importanti nel provvedimento invece, una norma sulla contabilità ambientale, per inserire a pieno titolo gli impatti ambientali nelle voci dell’economia ed una maggiore protezione nell’ambito di incidenti nella navigazione, con nuove regole sui trasporti marittimi che estendano la responsabilità al proprietario del carico, per scoraggiare l’utilizzo delle pericolosissime “carrette del mare” (vedi post “Carrette del mare: La UE alla ricerca dell’eco-riciclaggio”).  Secondo il ministro Orlando “questo disegno di leggeagenda verde (1) può essere definito senza retorica come una vera e propria “Agenda Verde” che il governo mette in moto, con una straordinaria potenzialità di sviluppo economico”.  Il nuovo elaborato cerca di affrontare diverse questioni cruciali del complesso scacchiere ambientale del nostro paese ed in particolare:

  • Rifiuti: facendo una ricognizione a livello nazionale sui termovalorizzatori, per cercare di capire anche l’incidenza della “crisi” sull’intero ambito dei rifiuti, sia in termini di produzione che di raccolta differenziata e di norme per riciclo, riuso, recupero di materia.
  • Appalti verdi (Green Public Procurement) (articolo 10): in questo ambito il nuovo strumento normantivo cerca di dare una spinta determinante per acquisti e appalti “’verdi” da parte della Pubblica amministrazione, tema di cui ho parlato diffusamene anche nel post “Green Public Procurement (Direttiva 2012/27/UE) una imperdibile occasione di crescita”). Una azione importante che ha l’obiettivo di introdurre un incentivo per gli operatori economici che sono muniti di registrazione Emas, orientata alla qualità ambientale dell’organizzazione aziendale e dei processi di produzione di prodotti, beni e servizi ed Ecolabel orientata invece alla qualità ecologica di prodotti, beni e servizi.
  • Parchi nazionali (articolo 2): modificando la procedura di nomina dei direttori dei parchi nazionali, lasciando al ministro soltanto quella sul presidente.
  • Unificazione Commissioni VIA e AIA (articolo 6): finalizzata a conseguire semplificazione, celerità, risparmio e trasparenza, con una riduzione dei componenti e un abbassamento delle retribuzioni.
  • Recupero e valorizzazione energetica dei rifiuti (articolo 20): nell’ambito del quale viene attribuito al ministero dell’Ambiente il compito di individuare la “rete nazionale di impianti di incenerimento dei rifiuti”, per capire i fabbisogni per una corretta pianificazione.
  • Finanziamento degli interventi di demolizione di immobili abusivi realizzati in aree ad elevato rischio idrogeologico (art.24)
  • Costituzione di un Fondo di garanzia per il servizio idrico nazionale (art.25): finalizzato al rilancio degli investimenti, principalmente nell’ambito di acquedotti, reti idriche ed impianti di depurazione.

Commento positivo al nuovo DDL da parte del presidente della commissione Ambiente Ermete Realacci, secondo il quale il via libera al “collegato Ambiente” riveste “un’importanza particolare vista la debolezza dell’ambiente nella Legge di Stabilità”, dove sarebbe “necessario almeno aumentare le risorse per la difesa del suolo, per il 2014 ferme a 30 milioni, e stabilizzare l’eco-bonus”. Più prudente la valutazione di Legambiente, organizzazione secondo la quale, pur vedendo il provvedimento come “un primo utile passo per le politiche ambientali”, auspica che “il Governo trovi il coraggio per riprendere la norma sugli incidenti in mare”. Un provvedimento pur se ancora intriso di aspetti pienamente da trattare rappresenta tuttavia un tentativo di sollevare la visuale dell’amministrazione dello stato, sul complesso groviglio delle problematiche ambientali del nostro paese, in un momento in cui le politiche nel loro complesso languono fortemente anche a causa dei pesantissimi vincoli di bilancio posti dall’Europa.

Sauro Secci

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