Carrette del mare: La UE alla ricerca dell’eco-riciclaggio

hanife-45-300x225Nella lotta agli squilibri ambientali, il recupero ed il riciclaggio di beni o prodotti a fine vita, è indubbiamente un pilastro fondamentale. Questo concetto è applicabile in una gamma di oggetti ed elementi da riciclare, in una vasta gamma di forme, dimensioni, contenuti e quindi pericolosità diverse. Uno degli aspetti da definire con grande attenzione, vista la tipologia di manufatto, è indubbiamente costituita dal riciclaggio di navi e grandi imbarcazioni a fine vita. La nave, anche per le sue dimensioni capacitive, diviene spesso contenitore ideale per alienazioni illegali con una loro pericolosità intrinseca, “farcite”, di sostanze di ben altra pericolosità, come rifiuti pericolosi e radioattivi. Un tema dietro il quale si nascondono autentici misteri nazionali, con una parte del “Mare Nostrum”, lungo le coste calabresi, siciliane, pugliesi, dove pullulano navi non meglio individuate che giacciono dagli anni ’80 e ‘90 sui nostri fondali, e che avevo affrontato in alcuni post, l’ultimo alcune settimane fa (post “Le navi dei veleni: per non cadere nell’oblio”).

Su questo tema così spinoso, la UE, sta cercando di dotarsi di nuovi strumenti di controllo e di gestione, anche a fronte delle allarmanti statistiche che hanno visto nel 2012, gli armatori europei inviare oltre 360 navi cariche di sostanze tossiche sulle spiagge dell’Asia Meridionale, per essere avviate a rottamazione. Si tratta di cifre davvero allarmanti che l’organizzazione non governativa “Shipbreaking Platform”, che riunisce diverse associazioni internazionali che si occupano di ambiente, diritti umani e degli operatori del settore del riciclaggio delle imbarcazioni, ha denunciato in questi giorni.
Un dato ancor più inquietante visto l’incremento del 75% rispetto al 2011, quando sono state 210 navi le navi inviate in India, Bangladesh e Pakistan per essere demolite. Tornando ai dato del 2012, gli armatori greci figurano al primo posto tra i rottama tori europei, con ben 167 navi scaricate sulle spiagge del sud dell’Asia, corrispondenti a quasi il 50% di quelle totali. Al secondo posto figurano gli armatori tedeschi (48 imbarcazioni), seguiti dagli armatori inglesi (30), norvegesi (23), ciprioti (13), bulgari (8), danesi (6) e olandesi (5).
In sede di Europarlamento si sta occupando della materia il relatore Carl Schlyter, che staCarl Schlyter predisponendo una proposta normativa comunitaria da applicare al settore navale, finalizzata alla prevenzione del fenomeno del cambio di bandiera a navi europee, finalizzato alla riduzione dei costi di demolizione. Tra le possibili misure, proposte dal relatore, è compresa la proposta di istituzione di un fondo ad hoc per le strutture di riciclo alimentato da una eco-tassa per tutte le navi che attraccheranno nei porti europei, a titolo di cauzione, che verrebbe restituita qualora la nave fosse smantellata correttamente nella lista di strutture certificate presenti a livello globale. L’introduzione di tale fondo in sede di Commissione europea, non era andato a buon fine nella sua proposta di regolamento sul riciclaggio delle navi pubblicata nel marzo 2012, ma adesso, con la collaborazione della ONG “Shipbreaking Platform”, il parlamento UE sta lavorando per poter reinserire tale misura nel provvedimento, con l’auspicio, da parte del relatore Schlyter, che la Commissione per l’ambiente Europea (ENVI) integri la proposta tramite votazione entro il corrente mese di febbraio.
shipbreakingIl Direttore esecutivo dell’Organizzazione “Shipbreaking Platform” Patrizia Heidegger, sostiene che “Nonostante la possibilità di un appropriato smaltimento in Europa o in altri paesi sviluppati, la maggior parte delle compagnie di navigazione europee continuano a trarre profitto facendo demolire le imbarcazioni sulle spiagge dell’Asia Meridionale a prezzi stracciati e in condizioni di assoluta pericolosità.L’UE dovrebbe adottare meccanismi che impediscano agli armatori europei di esportare e demolire navi tossiche nei paesi in via di sviluppo, imponendone il riciclaggio secondo le norme previste nei Ventisette”.
Una introduzione normativa doverosa, per dare finalmente risposte adeguate, ad una delle più grandi piaghe degli smaltimenti dolosi pericolosi, a carico di uno degli ecosistemi fondamentali per la nostra vita come il mare, appetibile per le eco-malavite, dato il suo forte potere “occultante”.

Sauro Secci

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