Stoccaggio dell’energia: arriva anche l’accumulo solare molecolare liquido

L’energia solare, nucleo centrale delle energie rinnovabili, come fonte di energia pulita rinnovabile e dalle enormi potenzialità, è alla continua ricerca di nuovi tecnologie di accumulo capaci di rendere sempre più concorrenziali le soluzioni commerciali. Le attuali tecnologie disponibili legate ai pannelli, rappresentano solo il primo gradino in termini di efficienza, per un ambito capace davvero, in prospettiva, di rivoluzionare pienamente l’approvvigionamento energetico nella direzione della sostenibilità ambientale e del nuovo modello energetico distribuito.
Una nuova area di sviluppo è indubbiamente quella aperta da un gruppo di ricercatori della Chalmers University of Technology di Goteborg in Svezia, che hanno messo a punto un nuovo sistema in grado di stoccare l’energia solare fissandola chimicamente in un liquido, economico, facilmente stoccabile e trasportabile, riconvertibile all’occorrenza in calore. Il nuovo sistema si è meritato la copertina della pubblicazione scientifica Energy & Environmental Science (vedi link in calce al post), grazie ai notevoli progressi registrati sul campo.
Il team di ricerca svedese, ha dimostrato che è possibile convertire direttamente l’energia solare in legami chimici in un fluido, dando origine ad un cosiddetto “sistema chimico di solare termico”. Cuore del nuovo vettore energetico è il norbornadiene (C7H8), un composto organico, idrocarburo biciclico che, previa esposizione alla luce, diviene quadriciclano.

Come spiega il responsabile del team di progetto Kasper Moth-Poulsen, combinando questo sistema con la produzione del solare termico si può raggiungere un grado di efficienza nella conversione pari a oltre l’80% dei raggi assorbiti, precisando che c’è l’opportunità di creare molecole che rendono il processo sempre più efficiente. Interessanti anche i riscontri dei test operativi che evidenziano come il sistema sia in grado di sostenere oltre 140 cicli di carica e rilascio con trascurabili decadimenti prestazionali.

Un progetto, quello dell’università svedese, iniziato 6 anni fa, arrivando nel 2013 ad una prima dimostrazione, nella quale fu raggiunta l’efficienza di appena lo 0,01%, con la dipendenza del sistema da un componente molto costoso come il rutenio. Nle 2017, il nuovo sistema di storage liquido si presenta nettamente migliorato, con una efficienza incrementata di un fattore 100, raggiungendo l’1,1%, e con costoso rutenio sostituito da composti organici più economici, nonostante la strada da percorrere sia ancora lunga.

A seguire un esplicativo video di presentazione della nuova tecnologia di accumulo solare liquido

Sauro Secci

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