Spreco alimentare: i grandi numeri dell’Europa e un manuale per ridurli

terramorsicataIl tema dello spreco alimentare sta divenendo sempre più centrale, evidenziato ancora di più da una profonda crisi di sistema e di modello di sviluppo nei paesi avanzati, dopo anni di bagordi e di negligenza nella custodia del creato, con il concetto di “limite”, per anni brutalmente accantonato (vedi post “La crisi economica e gli impressionanti numeri dello spreco alimentare mondiale“). Un tema centrale anche in occasione dell’EXPO 205 di Milano, nella fase preparatoria del quale, grandi organizzazione ambientaliste come il WWF, hanno prodotto una serie significativa di indagini specifiche (vedi post “Alimentazione, Sostenibilità e spreco di cibo: l’attenzione del Wwf verso Expo 2015“) ed il Ministero dell’ambiente che nel 2013 ha elaborato anche una strategia nazionale contro lo spreco alimentare. Allargando lo sguardo in chiave europea, gli sprechi alimentari nella Unione Europea a fornirci unlogovero quadro decisamente sconfortante i dati raccolti dal progetto Fusions (Food Use for Social Innovation by Optimising Waste Prevention Strategies), promosso dalla Commissione Europea, con ben 88 milioni di tonnellate all’anno di cibo sprecato, corrispondenti a 173 kg di cibo per abitante. A finire nella pattumiera oltre al cibo ancora commestibile se ne vanno ben 143 miliardi di euro. Si tratta di una iniziativa avviata nel 2012 nell’ambito del 7° programma quadro, che vede la partecipazione di 21 partner di 23 Stati membri. In Italia il progetto è sostenuto dal Last Minute Market, società spin-off dell’Università di Bologna nata nel 1998 per favorire il recupero di generi alimentari invenduti a favore di enti caritatevoli (vedi post “Agroalimentare: CAAB di Bologna struttura modello di sostenibilità a “Spreco Zero” per il governo Obama“) .

Ed è stato proprio il fondatore del Last Minute Market, Andrea Segrè a diffondere i dati raccolti nell’ambito del progetto Fusions, nel corso di una presentazione svoltasi a Bologna. Secondo lo studio finanziato dalla Commissione UE, le concentrazioni maggiori di spreco nella filiera agroalimentare riguardano proprio i consumi domestici, con le famiglie europee che sprecano ben 47 milioni di tonnellate di cibo all’anno, pari al 70% degli sprechi alimentari imputabili al consumo domestico, al settore ristorativo e alla vendita al dettaglio. Un invito ad una riflessione profonda su questi dati il Professor Segrè ha rivolto alla opinione pubblica ed alle istituzioni a riflettere, considerando che l’ammontare complessivo degli alimenti prodotti in UE, secondo stime del 2011, è di circa 865 kg/persona, si determina che il 20% circa del totale del cibo prodotto in Europa finisce per diventare spreco alimentare.

Secondo il docente bolognese è necessaria una rivoluzione culturale basata su una educazione alimentare efficace, da promuovere fino dall’infanzia, per la formazione di generazioni più consapevoli e attente agli sprechi. Lo stesso Segrè, ricordando l’impegno della fondazione contro gli sprechi alimentari, ha chiesto ai politici italiani di sostenere questa causa in sede europea:

Risulta infatti fondamentale che l’Italia si faccia promotrice di un rilancio della questione in Europa, dove la campagna Spreco Zero di Last Minute Market (link sito), ha lanciato da tempo la richiesta di istituire l’Anno Europeo dello Spreco Alimentare. Una richiesta sostenuta in Italia da oltre 700 sindaci firmatari della Carta Spreco Zero per le buone pratiche nei territori da loro amministrati. Tra le municipalità italiane coinvolte figurano le metropoli di Roma, Firenze, Milano, Torino, Palermo, Napoli, a Venezia, Bologna, Trieste, oltre alla associazione Comuni Virtuosi italiani ed a centinaia di altre municipalità.

Per limitare gli sprechi alimentari e recuperare ingenti risorse economiche il progetto Fusions varato dall’UE ha partorito un manuale che permetterà alle amministrazioni dei vari Stati membri un migliore monitoraggio della filiera agroalimentare.

Sauro Secci

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