Olio di palma: scoperto anche il lato buono per la cura del melanoma

oliopalmaNella nostra vita di ogni giorno vi sono elementi e sostanze note al pubblico diffuso prevalentemente per le loro componenti negative, a livello di impatti sia sulla salute umana che degli ecosistemi planetari. Uno tra quelli maggiormente alla ribalta di questi ultimi decenni, vi è indubbiamente l’olio di palma, che per le sue elevatissime rese, anche tre volte superiori ad oli ben più noti nel nostro Mediterraneo come l’olio di oliva e per le sue applicazioni sia in ambito alimentare che per la produzione di energia, ha innescato da tempo la corsa ai profitti di numerose multinazionali, in paesi ad alta vocazione di coltivazione della palma da olio, come Malaysia, Indonesia, Nigeria, etc.. Le modalità intensive di coltivazione adottate infatti, stanno determinando da anni devastanti danni sia in termini sia di inquinamento locale che di alterazione climatica globale, oltre che danni ingenti alla biodiversità nei paesi coivolti dalle colture (vedi post “Biocarburanti e cambiamenti climatici: il virus olio di palma“). Altrettanto significativa poi, proprio in questi ultimi tempi la moratoria portata avanti da numerose industrie alimentari per eliminare l’olio di palma da alimenti sopratutto dolciari.
Come tutte le cose però, anche l’olio di palme come sostanza ricavabile in natura, sta mostrando i suoi lati positivi. Molto importanti in questo senso i risultati di uno studio coordinato dalla Dottoressa Patrizia Limonta del dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università Statale di Milano, svolto in collaborazione con l’Università dell’Aquila, con un articolo pubblicato su Scientific Reports (scaricabile in calce al post), che ha indagato sul ruolo antitumorale del delta-tocotrienolo (d-TT), composto della vitamina E, che si trova proprio nell’olio di annatto-620x350palma e nei semi di Annatto (Bixa Orellana) (foto a sinistra), la cui polvere è utilizzata nell’America centrale e meridionale come colorante dei cibi. L’olio di palma infatti, oltre a contenere gli acidi grassi saturi potenzialmente dannosi per il sistema cardiovascolare, è ricco anche di tocotrienoli (derivati della vitamina E), i quali esercitano una attività antitumorale. In particolare gli studi sono stati condotti sia in vitro, che in vivo. Nella parte in vitro, è stato verificato che il d-TT spinge le cellule di melanoma verso la morte cellulare programmata (apoptosi) attraverso un meccanismo intracellulare noto come ‘stress del reticolo endoplasmatico’.
Nella parte in vivo invece, sviluppata presso il laboratorio dell’Aquila, è stato osservato in un modello preclinico come il composto d-TT rallenti in modo significativo la crescita del tumore e la progressione della malattia.
Inoltre, visto che i tocotrienoli sembrano anche ridurre lo sviluppo di malattie cardiovascolari e neurodegenerative, come ad esempio la patologia di Alzheimer, di cui abbiamo parlato proprio in questi giorni (vedi post “Inquinamento atmosferico e Alzheimer: non risparmiato nemmeno il cervello“), questi dati dimostrano che l’olio di palma contiene sostanze protettive per la salute umana.
Un team di ricerca quello della Statale di Milano, di cui fanno parte Marina Montagnani Marelli, Roberta Moretti, Monica Marzagalli, Lavinia Casati e Fabrizio Fontana.
Lo studio è stato svolto in collaborazione con Giangiacomo Beretta, del dipartimento di Scienze Farmaceutiche della Statale, e con Claudio Festuccia e Gian Luca Gravina del dipartimento di Scienze Cliniche Applicate e Biotecnologiche dell’Università dell’Aquila.

Contatti:
Università Statale di Milano – Ufficio Stampa
Anna Cavagna – Glenda Mereghetti
tel. 02.5031.2983 – 2025
ufficiostampa@unimi.it

Sauro Secci

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