Breve storia dell’ambiente in Italia: un saggio su 150 anni di disastri ambientali

Visualizza la copertina del saggioEssendomi occupato per professione e per passione per oltre 40 anni di ambiente e di energia, sono sempre fortemente attratto da opere che cercano di fare una retrospettiva lunga delle grandi problematiche ambientali che affliggono il nostro paese, oggi acuite da una profonda crisi di modello di sviluppo.
Ci aiuta in questo un saggio uscito in questi giorni di Gabriella Corona dell’Istituto di studi sulle società del Mediterraneo del CNR di Napoli (Issm-Cnr), dal titolo “Breve storia dell’ambiente in Italia”, edito dal Mulino. Si tratta di un libro che traccia un quadro esauriente delle trasformazioni degli assetti ambientali intervenuti nel nostro Paese dall’unità d’Italia ad oggi a fronte dei mutamenti economici, sociali e politici. Un contesto che ha visto l’acuirsi negli ultimi decenni di fenomeni dirompenti per il nostro paese come il dissesto idrogeologico ed il consumo di suolo, con un progressivo deterioramento della qualità della vita nelle aree metropolitane, con particolare riferimento all’inquinamento atmosferico, ed alle sempre più frequenti emergenze dei rifiuti, come l’inquinamento marino che interessa le aree costiere. Se è vero che molti problemi sono amplificati dalle vulnerabilità geomorfologiche del nostro paese, sulla situazione italiana pesano anche molte scelte discutibili attuate dalle classi dirigenti che si sono succedute dopo l’Italia unita.

Come spiega la stessa autrice, “A partire dalla metà dell’800 l’Italia inizia ad affrontare le problematiche ambientali secondo una visione unitaria e temi come difesa del suolo, risanamento delle pendici montane, bonifiche delle pianure e protezione delle bellezze naturali ricevono attenzione da parte della politica e delle istituzioni pubbliche.” Come spiega la dottoressa Corona “La primadissestoidrogeologico emergenza, soprattutto nel Mezzogiorno, è costituita dal disboscamento delle zone montuose, che incrementa il fenomeno erosivo, il trasporto di detriti e il ristagno d’acqua soprattutto alle foci dei fiumi. Tra fine ‘800 e inizio ‘900 le aree boschive sono diminuite fino al 30% per lasciare spazio ad aree coltivabili, un trend poi diminuito fino alla metà del XX secolo quando le opere di rimboschimento hanno riequilibrato e invertito la situazione, tanto che la superficie boschiva attuale è più del doppio di quella dei primi anni del secolo scorso. Nonostante ciò, anche nell’Italia del secondo dopoguerra la situazione idrogeologica è talmente drammatica che ancora oggi circa l’82% dei comuni italiani è a rischio frane e alluvioni“.

La seconda problematica ambientale intervenuta dopo l’Unità d’Italia, fu quella priolodell’impatto connesso alla industrializzazione del paese. Come spiega sempre l’autrice “All’inizio del ‘900 il 20% delle industrie italiane era considerato insalubre e la percezione è sicuramente sottostimata. Lo smaltimento di fumi e fluidi tossici avveniva confidando nell’auto-depurazione dell’aria o nella diluizione dell’acqua, inoltre si riteneva che una barriera fisica come un muro, una ciminiera o un pozzo bastasse per mettere in sicurezza scarti nocivi e tossici. La sottovalutazione proseguì al punto che nel 1999 si individuarono 57 siti inquinati di interesse nazionale, soprattutto ex aree industriali come Porto Marghera, Gela, Taranto o Orbetello“.

Il terzo grande fenomeno socio-economico che ha inciso fortemente sul piano ambientale nei 150 anni presi in considerazione dal saggio è costituito poi dal consumo di suolo, indotto dalla urbanizzazione massiva e dalla dispersione abitativa (vedi post “Consumo del suolo: Il cancro che divora il Bel Paese“).
Relativamente a quest’ultimo aspetto e passando ai nostri giorni, tra il 1990 e il 2006 i cambiamenti di uso del territorio hanno interessato oltre 550 mila ettari, per una estensione pari circa alla superficie della Liguria“. Su questo aspetto l’autriceconsumo_di_suolo del libro precisa che “L’incremento del consumo di suolo destinato ad urbanizzazioni è stato del 18% in montagna, del 44% nelle aree collinari, dove si aggiunge il 40% di forestazioni, e dell’88% in pianura. Un processo che ha colpito in maniera intensa anche i litorali: nel saggio di Fulco Pratesi si ricorda uno studio del WWF realizzato tra il 1995 e il 1997 secondo cui il 58% delle coste italiane risultava interessato da occupazioni intensive e da edificato, il 13% da costruzioni sparse mentre solo il 29% era ancora libero anche se parzialmente occupato da campeggi, serre e costruzioni per l’itticoltura“.

Ancora una volta emerge in tutta la sua dirompenza, l’ombra lunga di un modello di sviluppo basato esclusivamente sul consumismo il quale, travaricando ogni limite, ha incrementato esponenzialmente le problematiche ambientali dei territori, lasciando sul campo mostri di ogni genere, ancora lontani dall’essere bonificati. Mai come in questo momento di profonda crisi di sistema, un nuovo modello di sviluppo rispettoso dell’ambiente e capace di riscoprire il valore del distribuito in luogo del concentrato, rappresenta l’unica vera garanzia degli interessi della collettività, compresi quelli economici, nonostante l’assurda “miopia resistente”, di alcuni detentori di sacche di interesse (o se le volte chiamare “lobbies”). Secondo la dottoressa Corona “Durante il cosiddetto boom e fino agli anni ’70 del secolo scorso, in particolare, l’economia e soprattutto l’industria chimica, petrolchimica e la siderurgia si sono sviluppate senza tenere conto dell’impatto sugli equilibri eco-sistemici e senza valutare i costi del ‘debito ambientale’ che sarebbero ricaduti sulle generazioni successive, condizionando fortemente l’operato dei governi e del legislatore”, conclude l’autrice della ‘Breve storia dell’ambiente in Italia’. “Le conseguenze si sarebbero fatte però sentire nei decenni successivi. La storia ci insegna che l’uso distruttivo delle risorse naturali e l’alterazione degli equilibri ecologici rappresentano un costo umano, economico e sanitario gigantesco per il Paese. Bisogna porre le problematiche ambientali in primo piano nell’agenda politica e investire in una operazione culturale di ampio respiro che riguardi scuole, università, enti di ricerca e di formazione, in un’opera di riconoscimento del valore dell’ambiente e delle sue risorse“.

Un libro sicuramente originale ed importante anche in chiave divulgativa e come base per un patto tra generazioni, per cercare di recuperare gli enormi squilibri accumulati, anche in termini di consapevolezza, in questi ultimi, scellerati decenni di depauperamento della nostra “Casa Comune”.

Sauro Secci

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2 risposte a Breve storia dell’ambiente in Italia: un saggio su 150 anni di disastri ambientali

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    • saurosecci ha detto:

      Grazie degli articoli linkati. Ho provveduto ad inserire il vostro sito nella sezione Link del mio blog

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