E il riciclaggio arriva anche nell’eolico

smontaggioLe buone prassi di riciclaggio assumono ulteriori rafforzativi proprio nell’ambito delle energie rinnovabili proprio in virtù della loro sostenibilità di base. Buone pratiche già ampiamente in uso nella forma di energia rinnovabile più diffusa e distribuita come il fotovoltaico, che vede il nostro paese in un posto di rilievo (vedi post “Riciclaggio dei pannelli fotovoltaici: Italia leader“) e che stanno interessando anche un’altra delle energie rinnovabili emergenti come l’eolico. Il contributo di buone prassi di riciclaggio, ci arriva in questo caso da uno dei paesi simbolo dell’eolico, come la Danimarca ed in particolare da una Università danese come quella di Aarhus, una località simbolo per chi ha nel cuore ambiente e rinnovabili. Proprio ad Aarhus infatti, il 25 giugno 1998, fu elaborata l’omonima Convenzionesull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale”. Una convenzione fondamentale per l’elaborazione di politiche ricolte alla sostenibilità che non possono prescindere dalla attiva partecipazione della cittadinanza, finalizzata a tutelare il diritto di ogni persona, nelle generazioni presenti e future, a vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere, con ciascun paese sottoscrittore che si impegna a garantire il diritto di accesso alle informazioni, di partecipazione del pubblico ai processi decisionali e di accesso alla giustizia in materia ambientale. Ma tornando alla cronaca recente di Aarhus, proprio mentre l’industria eolica progettare e realizza aerogeneratori sempre di più grandi, potenti e resistenti, si fa avanti sempre più forte l’esigenza di pensare a che fine faranno tutte queste turbine eoliche una volta giunte a fine vita. Una serie di domande non certo semplici, alle quali ha cercato di dare una risposta, specificamente al simbolo principale degli aerogeneratori, come le pale,hinge un team di ricerca della Aarhus University coordinato da Mogens Hinge (foto a destra). Hinge spiega che “Gli elementi in vetroresina devono passare attraverso una procedura complicata prima di poter essere riutilizzati. Ciò comporta che il vetro sia separato dalla plastica, e lo si può fare solo se si riscalda il materiale per un lungo periodo a 600 gradi Celsius, processo che è ben lungi dall’essere redditizio, sia da un punto di vista economico che da quello prettamente energetico”. Sollecitazioni che hanno spinto il team di ricerca a individuare una soluzione economica e di agevole implementazione attraverso il progetto DreamWind (link sito), che si è concentrato a sintetizzare un solvente con proprietà opposte, in grado cioè di trattare le pale eoliche in vetroresina, separando chimicamente il vetro dalla plastica determinando  un limitato o addirittura assente riscaldamento. Il progetto si sta in questo momento concentrando sulla progettazione di diversi agenti che rispondano allo turbina apertascopo con i primi risultati positivi risultati. L’idea è che il vetro, una volta recuperato, possa esse riutilizzato per la costruzione di nuovi componenti in fibra di vetro da destinare all’industria eolica o automobilistica, potendo così mantenere il valore del materiale invece di scartarlo”. Si tratta di un progetto che ha ricevuto una dotazione di ben 2,7 milioni di dollari dal Fondo danese per l’innovazione, che per primo a creduto fermamente nelle potenzialità di questa ricerca anche al di fuori del settore eolico. Come ha fatto notare il professor Kim Daasbjerg, del Dipartimento di Chimica dell’Università di Aarhus, “con l’investimento da parte Fondo danese per l’innovazione, ora abbiamo l’opportunità di sviluppare nuovi materiali intelligenti che possono cambiare forma o essere separati come richiesto quando non sono più in uso. Si tratta di un progetto importante che potrebbe avere un grande impatto sul modo in cui i materiali verranno riciclati in futuro”, con le parti che prevedono di essere pronte con il nuovo solvente entro quattro anni.
A seguire un breve video che spiega l’approccio integrato danese nella migrazione di modello energetico e nella de carbonizzazione dei sistemi.

Sauro Secci

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