Nuovo rapporto OMS “inquinamento-danni sanitari”: 12,6 milioni di decessi all’anno

inquinamento-shanghai-cinaLe correlazioni profonde tra inquinamento e danni sanitari sono documentate progressivamente da studi ed approfondimenti che ne evidenziano grandi rilevanze e nuove conoscenze. Un tema di grande attualità, soprattutto dopo un inverno come quello appena trascorso, che ha visto sotto assedio, anche per le sfavorevoli condizioni atmosferiche verso la diluizione degli inquinanti, nelle nostre maggiori città. Proprio pochi mesi avevamo parlato di un importante progetto nazionale come il VIIAS (vedi post “Progetto VIIAS: correlazioni significative tra inquinamento atmosferico e danni sanitari in Italia), nel quale è stata fatta una analisi puntuale ed ad alta risoluzione spaziale in Italia.

Ma allargando di nuovo lo sguardo a livello planetario, ecco arrivare dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), a distanza di 10 anni dalla prima edizione,  la seconda attesa edizione del rapporto “Preventing disease through healthy environments: a global assessment of the burden of disease from environmental risks”,  scaricabile in calce al post. Nel nuovo rapporto OMS, centrato su di un tema sempre più articolato del controverso rapporto tra salute, ambiente ed economia e lavoro, si stima che sono ben 12,6 milioni i decessi nel mondo attribuibili all’inquinamento ambientale. In buona sostanza, a livello planetario una morte su quattro è determinata da fattori di rischio ambientale legati al luogo in cui si vive o si lavora. Soltanto in Europa, nel 2012, l’esposizione a fattori di rischio ambientale ha determinato un costo in vite umane pari a 1,4 milioni di persone. L’esteso ventaglio dei fattori di rischio ambientale come l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, le esposizioni chimiche, i cambiamenti climatici e le radiazioni ultraviolette, hanno contribuito alla insorgenza di oltre 100 malattie e danni alla salute.

Secondo Flavia Bustreo, Vice Direttore Generale dell’OMS per la Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini, Un ambiente sano è alla base di una popolazione sana. Se i Paesi non intraprendono al più presto azioni volte a ridurre l’inquinamento e migliorare le condizioni dell’ambiente in cui si vive e si lavora, in milioni continueranno ad ammalarsi e a morire prematuramente“.

La dottoressa Bustreo sostiene che “È necessario agire in fretta ed investire in strategie efficaci per ridurre i rischi ambientali nelle nostre città, case e luoghi di lavoro” aggiungendo che “Investimenti mirati possono aiutare a ridurre a livello globale e in modo significativo il crescente numero di malattie cardiovascolari e respiratorie, così come anche di tumori, ed al tempo stesso a ridurre i costi del sistema sanitario”.

Passando alla analisi dei dati del rapporto, a risultare i più esposti ai fattori di rischio ambientale sono i bambini al di sotto dei cinque anni e gli adulti di età compresa fra i 50 e i 75 anni. Ogni anno 1,7 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni e 4,9 milioni di adulti di età compresa tra i 50 ei 75 perdono la vita per cause che potrebbero essere evitate grazie ad una migliore gestione dell’ambiente. Mentre i bambini sono maggiormente colpiti da infezioni delle basse vie respiratorie e dalle malattie diarroiche, le persone anziane risultano maggiormente esposte a malattie non trasmissibili.

Nella analisi delle diverse regioni del mondo, il rapporto dell’OMS rileva che nel 2012 i paesi a basso e medio reddito del Sud-Est asiatico e le regioni del Pacifico Occidentale hanno fatto registrare il numero maggiore di morti legate all’inquinamento ambientale, con un totale di 7,3 milioni di decessi, la maggior parte dei quali legati all’inquinamento atmosferico:

  • 2,2 milioni di morti ogni anno in Africa;
  • 847 000 decessi all’anno nella Regione delle Americhe;
  • 854 000 decessi ogni anno nella Regione Mediterranea dell’Est;
  • 1,4 milioni di morti ogni anno in Europa;
  • 3,8 milioni di morti ogni anno nella Regione del Sud-est asiatico;
  • 3,5 milioni di morti ogni anno nella Regione del Pacifico Occidentale.

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Analizzando le oltre 100 categorie di malattie e di danni alla salute prese in considerazione, il rapporto OMS evidenzia che la stragrande maggioranza dei decessi correlati ai rischi ambientali sono dovuti a malattie cardiovascolari, come ictus e cardiopatie ischemiche:

  1. Ictus – 2,5 milioni di morti ogni anno
  2. Cardiopatie ischemiche – 2,3 milioni di morti ogni anno
  3. Lesioni involontarie (ad esempio morti per incidenti stradali) – 1,7 milioni di morti ogni anno
  4. Tumori – 1,7 milioni di morti ogni anno
  5. Malattie respiratorie croniche – 1,4 milioni di morti ogni anno
  6. Malattie diarroiche – 846.000 decessi all’anno
  7. Infezioni delle vie respiratorie – 567.000 decessi all’anno
  8. Condizioni neonatali – 270.000 decessi all’anno
  9. Malaria – 259.000 decessi all’anno
  10. Lesioni volontarie (ad esempio suicidi) – 246.000 decessi all’anno.

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Nel suo nuovo rapporto, oltre alla analisi della situazione, OMS delinea indicazioni sulle azioni concrete da implementare da parte dei Paesi, per invertire la preoccupante tendenza al rialzo registrata in termini di malattie e morti legate all’inquinamento ambientale, a partire ad esempio dalla riduzione dell’uso di combustibili solidi per cucinare o l’utilizzo di tecnologie energetiche a bassa emissione di carbonio. Tra le strategie indicate per migliorare l’ambiente e per prevenire le malattie legate all’inquinamento ambientale abbiamo:

  • Utilizzo di tecnologie e combustibili puliti per le attività di tipo domestico per cucinare, per il riscaldamento e per l’illuminazione delle case,  che permetterebbe di ridurre le infezioni respiratorie acute, le malattie respiratorie croniche, le malattie cardiovascolari e le ustioni.
  • Aumentare l’accesso all’acqua potabile e a servizi igienici adeguati o la promozione di semplici azioni, quali ad esempio lavarsi le mani regolarmente, ridurrebbe ulteriormente l’incidenza delle malattie diarroiche.
  • La legislazione come ruolo chiave: ad esempio la legislazione contro il fumo riduce l’esposizione al fumo passivo di tabacco comportando una diminuzione in termini di malattie cardiovascolari e di infezioni respiratorie. Il miglioramento della circolazione urbana e una buona pianificazione dell’assetto urbano abbinati ad un parco edilizio ad alta efficienza energetica, ridurrebbe le malattie connesse all’inquinamento dell’aria, soprattutto se accompagnata a promuovere l’attività fisica.

Molte città nel mondo stanno già mettendo in pratica alcune di queste misure, come una delle antesignane tra le città smart come Curitiba, nello Stato del Paranà in Brasile (vedi vecchio post “Città e riscaldamento globale: la strada della rivoluzione “smart” di Curitiba“), dove ad esempio l’amministrazione ha effettuato numerosi investimenti per rendere più vivibili i quartieri particolarmente disagiati della città, prevedendo il riciclaggio dei rifiuti, la creazione di spazi verdi e la costruzione di piste pedonali e ciclistiche. I numeri hanno dimostrato gli effetti positivi di misure semplici, ma al tempo stesso efficaci, nonostante un incremento della popolazione cresciuto di ben cinque volte negli ultimi 50 anni, i livelli di inquinamento dell’aria sono relativamente inferiori rispetto a molte altre città sempre in rapida crescita demografica, con l’aspettativa di vita che è risultata essere di due anni superiore rispetto alla media nazionale brasiliana.

In questo momento OMS è impegnata a lavorare con i varo Paesi per lo sviluppo di politiche mirate a ridurre l’inquinamento dell’aria, sia all’esterno che all’interno delle abitazioni, ricordando che le morti da inquinamento indoor sono ancora preponderanti per il contributo dei paesi sottosviluppati legati alla preparazione dei cibi nelle capanne. OMS, durante la prossima Assemblea Mondiale della Sanità programmata a maggio, presenterà una road map per orientare la risposta globale da parte del settore sanitario nella riduzione degli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico sulla salute. Su questo punto ancora il commento della Dottoressa Bustreo, secondo la quale “L’Italia ha giocato un ruolo chiave nell’ambito degli ultimi negoziati sul cambiamento climatico tenutisi a Parigi alla fine del 2015 e possiede sia le conoscenze che le capacità tecnologiche per giocare un ruolo di leader nel combattere gli effetti dell’inquinamento ambientale sulla salute. In virtù dell’esperienza in tema di utilizzo di energie pulite sul territorio e la grande varietà di fonti energetiche di cui il Paese è dotato, l’Italia può giocare un ruolo chiave su queste tematiche anche nell’ambito dei paesi G7”.

Sicuramente un ruolo fondamentale quello di OMS per cercare di orientare definitivamente i vari paesi a scrollarsi ogni titubanza od indugio nelle politiche di de carbonizzazione dei modelli economici in generale con particolare riferimento a quelli energetici.

Sauro Secci

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