Cibo e prevenzione: l’idea britannica di una Carbon Tax sul cibo

cowsIstituire una carbon-tax sul cibo, che dovrebbe essere calcolata sulla base delle emissioni causate dalla produzione degli alimenti e quindi in funzione della loro impronta di carbonio, può aiutare l’ambiente riducendo i gas serra, migliorando nel contempo la salute pubblica dei cittadini. Una idea non certo campata in area anche in un settore come quello agricolo, con un impatto climalterante significativo, pari a circa il 30%, per il rilascio in atmosfera di CO2 ma soprattutto di metano, dal ben più elevato potere climalterante, soprattutto nel settore della zootecnia e inserito, non a caso, tra le attività più impattanti, nella Direttiva Comunitaria 96/61/CE sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento, meglio conosciuta come IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) (vedi post “vedi post “Nuovo Studio FAO: possibile un taglio del 30% delle emissioni climalteranti degli allevamenti“).

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Fonte FAO 2013

Una misura allo studio quella britannica, che potrebbe essere accompagnata anche dagassate sugar tax, una tassa sulle bevande zuccherate, svelando anche la sua finalità rivolta alla protezione della salute umana. La proposta arriva da una ricerca da un team della Oxford University, coordinato da Adam Briggs, secondo la quale le due tasse potrebbero portare oltre 3 miliardi di sterline nelle casse britanniche. Come adeguatamente dimostrato da alcuni studi infatti, le diete a basso contenuto di carbonio, in cui si consuma meno carne e più vegetali, risultano migliori per la salute e per le prevenzione di molte patologie, con la presenza di qualche alimento che tuttavia contraddice tale tesi, come le bibite zuccherate, che arrecano grandi danni alla salute pur avendo una bassa impronta di carbonio. Per ovviare a tale problema i ricercatori hanno analizzato gli effetti dell’applicazione di una sugar tax del 20% sulle bibite accanto alla carbon tax sul cibo. Nel loro studio gli esperti della Oxford University hanno ipotizzato una tassa di circa tre sterline per ogni tonnellata di CO2, da applicare a tutti quei cibi che hanno emissioni superiori rispetto alla media del loro gruppo alimentare. I ricavi che ne deriverebbero ammonterebbero a 3 miliardi di sterline, che salirebbero a 3,4 miliardi con l’aggiunta della sugar tax sulle bibite. Una cifra, che potrebbe essere destinata a sussidi per gli alimenti a basse emissioni. Con o senza sussidi comunque, grazie alla carbon tax le emissioni del Regno Unito calerebbero tra i 16,5 e 18,9 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Una azione che farebbe scendere i consumi di carne bovina e ovina, incrementando invece quelle suina e del pollame, con un significativo miglioramento sul fronte delle morti per malattie cardiache e da patologie oncologiche, attribuibili al diverso consumo di grassi e al maggior consumo di fibre. Con i sussidi sui prodotti a basse emissioni, inoltre, crescerebbe ulteriormente il consumo di frutta e verdura, che migliorerebbe ulteriormente il dato relativo ai decessi ritardati o scongiurati.

Sauro Secci

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