Fibre killer e non solo amianto in Italia: il “Calvario” di Biancavilla

Biancavilla_chiesa_del_RosarioOccupandomi da quasi 40 anni di problematiche ambientali, per aver operato nel monitoraggio ambientale prima e nell’ambito delle ecotecnologie in tempi più recenti, oltre che essere fino da bambino un grandissimo appassionato di geografia (vedi post “Tutti uguali sulla carta”: ricordando Arno Peters e l’importanza della geografia nel mondo globalizzato”), mi ha colpito molto il beffardo scherzo che la toponomastica dei luoghi ha riservato al Monte Calvario, che sovrasta un paese, quello di Biancavilla alle pendici dell’Etna, dal  nome ancora più beffardo e scopriremo perché.

scorcio-monte-calvario-

A portare tristemente alla ribalta la cittadina siciliana e il monte che la sovrasta, ancora una volta un killer silenzioso legato alla famiglia dell’amianto, famiglia di minerali largamente utilizzata nel corso del XX secolo e che sta protendendo la sua lunga ombra di morte anche nel secolo appena avviato. Un tema quello dell’amiato, che ho cercato di trattare a più riprese, sia per gli aspetti ancora quasi completamente inattuati, legati alle bonifiche (vedi post “Amianto: storia, pericoli e soluzioni“) , sia per quanto riguarda l’epidemiologia nei siti da bonificare di Eternit in Italia, come Casale Monferrato e non solo, vista la presenza sul nostro territorio di altre grandi aziende di lavorazione, non meno pericolose come Fibronit (vedi post “Killer Amianto e record di morti in Lombardia nel 2014: non solo Eternit e non solo Casale M.“) , oltre che per nuove ecotecnologie di inertizzazione e recupero/smaltimento (vedi post “L’Amianto e i nuovi percorsi di inertizzazione e recupero: arriva anche il siero di latte“ e post “Amianto: enormi quantità ancora in opera da smaltire e le tecnologie di inertizzazione per evitare la discarica”).
Ma torniamo al “Calvario” di Biancavilla, ed alla sua la montagna, collocandoci temporalmente ben oltre il 1992, anno nel quale l’amianto è stato vietato in Italia dopo essere stato classificato come sicuro cancerogeno, dal momento che solo nel 1997, dal materiale “inerte” estratto nella cava situata sul monte fino dagli anni ‘50, alla base del materiale da costruzione (intonaci e malte) delle abitazioni del paese , è stata rilevata la presenza della fluoroedenite, un asbestiforme, fino ad allora sfuggito dalla trafila dei prodotti di base dell’amianto e solo successivamente oggetto di attenzione per la potenziale azione carcinogena, con lo sviluppo del terribile mesotelioma pleurico e peritoneale, poi confermata. Una conferma che ha portato anche il paese etneo a far parte dei 57 originari SIN (siti di interesse nazionale) da bonificare, insieme ad altre “città simbolo” delle vittime da amiantoidi, come Casale Monferrato, Bari, Broni, Balangero e Emarese. E’ stato infatti nel 2002 che l’ISS (Istituto Superiore di Sanità) che attraverso specifici studi epidemiologici ha osservato un eccesso di mortalità per tumore maligno della pleura localizzato nella cittadina etnea (link sito ISS). Nel 2014 infine, le fibre di fluoro-edenite, sono entrate a far parte, come sicure cancerogene, del famigerato “gruppo 1“, il gruppo cioè nel quale l’International Agency for Research on Cancer (IARC) inserisce i cancerogeni umani certi, con una sentenza dell’ottobre 2014, scaturita dopo che 21 esperti provenienti da 10 Paesi si sono riuniti nella sede della IARC a Lione, in Francia, per stabilirne la cancerogenicità, insieme alle fibre di carburo di silicio e dei nanotubi in carbonio.

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Su queste basi anche lo stesso studio SENTIERI, il progetto di sorveglianza epidemiologica nazionale sulla popolazione residente in 44 Siti contaminati (vedi post “SENTIERI: terza edizione del Rapporto omonimo, che fa il punto delle bonifiche ambientali nel nostro paese“ e post “Studio Sentieri: ecco gli aggiornamenti epidemiologici sui SIN), raccomanda per Biancavilla la necessità della messa a punto di ulteriori studi epidemiologici sulla prevalenza di fibrosi polmonare e placche pleuriche al fine di perseguire una migliore caratterizzazione dell’esposizione alle fibre di fluoro-edenite.
Come rileva lo stesso ISS, “l’incidenza del mesotelioma pleurico a Biancavilla è costantemente superiore a quella della Sicilia, le stime di rischio sono più elevate nelle donne che negli uomini e la classe di età più interessata è costituita da soggetti sotto i 50 anni. Poiché l’esposizione ambientale a fibre di fluoro-edenite è causalmente connessa al verificarsi dei casi di mesotelioma, il risanamento ambientale è l’obiettivo principale da perseguire in termini di salute pubblica”. Relativamente poi alla evoluzione della concentrazione di fibre nell’aria, è sempre l’ISS a rilevare che “i risultati di diversi studi di monitoraggio ambientale effettuati nella zona, alcuni dei quali pubblicati per la prima volta dagli Annali, così come di analisi chimiche delle fibre, hanno fornito un quadro spaziale e temporale della concentrazione delle fibre a Biancavilla, e una valutazione qualitativa dell’esposizione della popolazione. I risultati suggeriscono che fino al 2000, dunque per oltre 50 anni, la popolazione è stata esposta ad alti livelli di fibre anfiboliche. In seguito all’adozione di misure di mitigazione a partire dal 2001, questi livelli si sono gradualmente ridotti, ma il monitoraggio è ancora necessario per proteggere le generazioni future. Per quanto riguarda la composizione chimica, sono state osservate differenze fra le fibre esaminate, soprattutto relativamente alla presenza di Si, Ca, Fe e Na.
Passando al piano delle azioni in cantiere, visto lo stallo generale delle bonifiche nel nostro paese, il Ministero dell’ambiente, proprio all’inizio del 2015 ha messo a disposizione 60 milioni di euro da mettere a disposizione dei comuni di Bari, Broni, Balangero e Emarese e Biancavilla, dei quali 12 milioni, sulla base della quantità di “materiale da smaltire in relazione sia alla popolazione esposta che alla superficie territoriale interessata” nonché dal grado di pericolosità in funzione della friabilità dei materiali”, vengono assegnati al comune etneo.
Da rilevare la testimonianza della Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, On. Silvia Velo, quando si è recata ad aprile scorso a Biancavilla per la presentazione del progetto do bonifica: “non mi ero resa conto prima della mia visita qui di quanto fosse estesa la pericolosa area di Monte Calvario”. Un caso davvero particolare, che si distingue da quasi tutti gli altri contaminati da amianto, presenti nel nostro paese e caratterizzati normalmente da un sito di trasformazione del minerale ed invece un sito naturale di “particelle di morte”, che porta dietro di se anche aspetti normativi, legati alla equiparazione delle vittime da fluoroedenite a quelle dell’amianto.
Speriamo che un caso così particolare come la bonifica del centro siciliano sia solo l’inizio di una lunga serie di interventi di bonifica che, risalendo tutto lo stivale possa ridare alle comunità, aree per anni fonte di morte e che purtroppo, anche per i lunghissimi tempi di latenza delle fibre killer, continueranno ancora per molto tempo a dare i loro nefasti effetti.

Sauro Secci

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