Inquinamento di acque e suolo: ecco i nano spazzini del MIT

fotografiamitUna delle principali problematiche ambientali delle economie avanzate, con connotazioni molti rilevanti proprio in Italia, vi è indubbiamente quella della bonifica di siti inquinati, dove le matrici ambientali più contaminate risultano essere acqua e suolo (vedi post ““Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà?”: l’interrogativo che si pone il nuovo dossier di Legambiente“). Proprio per cercare di dare risposte importanti alla bonifica di acque e suolo, si colloca un interessante studio di un tema di ricerca del MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston ha individuato e testato delle minuscole particelle in grado di svolgere alla perfezione questorobert_langer lavoro riducendo pericoli e ripercussioni a carico dell’ambiente. Il team di ricercatori, guidato da Robert Langer e composto da Ferdinand Brandl, Nicolas Bertrand e Eliana Martins Lima, ha analizzato in laboratorio dei copolimeri fotosensibili alla luce ultravioletta, alla presenza della quale, tali particelle perdono il loro strato esterno formando degli aggregati macroscopici. In questa conformazione le particelle inquinanti che possono essere presenti nell’acqua o nel suolo vengono assorbite sulla superficie degli aggregati, formando delle specie di “blocchi” che possono così essere facilmente rimossi per sedimentazione, decantazione, centrifugazione o filtrazione.

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Si tratta di una tecnologia che si prospetta particolarmente adatta a rimuovere le sostanze chimiche responsabili di causare alterazioni al sistema ormonale dell’uomo con gravi problemi di salute. Si tratta di particelle efficaci però anche contro il bisfenolo, sostanza utilizzata nella produzione di plastica e di carta trattata, utilizzata per esempio, per gli scontrini per capirsi, altra sostanza molto pericolosa per la salute, in quanto sembra essere responsabile di numerose malattie dello sviluppo sessuale maschile nel feto e del calo di fertilità nell’uomo adulto. L’efficacia di rimozione dei composti chimici inquinanti conseguita, secondo i ricercatori, arriva al 100%. Lo studio che da conto della nuova ricerca è stato pubblicato qualche settimana fa sulla rivista scientifica Nature Communications (link articolo). Uno degli sviluppi più interessanti delle nuove particelle potrebbe essere quello di rimuovere le sostanze tossiche dalla carta riciclata, potendola renderla adatta anche agli alimenti. Molto promettenti anche le prospettive applicative di questa tecnologia per dare il suo contributo alla qualità delle acque.

Sauro Secci

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