WEO 2015: per IEA siamo in piena transizione energetica nonostante tutto

copertinaLa terza rivoluzione industriale vede nella transizione verso un modello energetico distribuito il suo vero completamento, dopo che le tecnologie delle telecomunicazioni e la piena consacrazione della rete globale hanno preparato un campo ideale, aprendo finalmente la strada alla coralità di mini e microimpianti di generazione di energia. Quella del cambio di modello energetico da concentrato e quindi tendenzialmente “totalitario” ed in mano di pochi, come quello che ci ha accompagnato fino ad oggi, a distribuito, con il cittadino che da semplice utente si trasforma in “prosumer” (produttore e consumatore), non è una semplice migrazione, potendo rappresentare un grandissimo momento di sussidiarietà (vedi post “Migrazione di modello energetico: il fondamentale tassello delle smart grids“). Proprio per questi messaggi forti che porta in se, la migrazione di modello energetico sta vedendo in questi anni fortissime resistenze da parte delle lobbies detentrici di concetrazioni energetiche, pur nella ineludibilità del passaggio, confermata da innumerevoli studi legati alla più distribuita delle energie come quella solare, come quello recentissimo di un caro amico di tante belle avventure professionali come il ricercatore del CNR IBIMET, Francesco Meneguzzo (vedi post “Energia solare leva della migrazione di modello e per la rivoluzione energetica: lo dice il CNR“). A confermare l’avanzata di questa svolta epocale del pieno avvio della transizione energetica animata dalla splendida coralità delle rinnovabili, l’edizione 2015 del WEO (World Energy Outlook 2015), edito annualmente da IEA (International Energy Agency) e scaricabile in calce al post. Già oggi infatti le rinnovabili contribuiscono per circa la metà alla nuova capacità di generazione elettrica a livello mondiale e, con 130 GW di capacità istallata solo nel 2014, si collocano come la seconda più grande fonte di elettricità dopo il  carbone, con previsioni di sorpasso previste per i primi anni del 2030. Tutto questo nonostante che il carbone abbia aumentato la sua quota del mix energetico globale passando dal 23% del 2000 al 29% attuale, con uno slancio che si sta comunque attenuando, con una inversione che potrebbe finalmente mandarlo in pensione anticipata entro i prossimi 25 anni.

rinnovabilievoluzione

 Lo scenario centrale del documento di IEA, prevede una crescita della domanda di energia pari all’1% all’anno fino 2040, circa la metà della media annuale che il pianeta ha avuto a partire dal 1990. Nel contempo saranno intensificate le politiche di sostegno a questo cambiamento, come dimostrato dal “Clean Power Plan” statunitense o dal progetto cinese di un mercato del carbonio, che permetteranno che le emissioni di CO2 della produzione energetica aumentino al 2040 ad un tasso pari ad un quinto di quello del passato, rompendo definitivamente quel famigerato rapporto uno a uno che lega oggi i gas serra all’energia.

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Con la COP21 di  Parigi alle porta comunque, come avverte la stessa IEA, non è certo il momento di rilassarsi, come avverte la stessa IEA con il suo direttore esecutivo dell’IEA,Fatih-Birol-007 Fatih Birol (foto a destra) che afferma che “è ancora necessaria un’importante correzione di rotta per poter raggiungere l’obiettivo climatico globale” dei 2° C. “I leader mondiali riuniti a Parigi devono stabilire una chiara direzione per la trasformazione accelerata del settore energetico mondiale. Un impegno costante quello di Birol (vedi post ““Quello che degli incentivi non dicono”: l’anomalia energetico-climatica“). Un risultato netto quello delle variazioni riportato nello scenario centrale del WEO 2015 che prevede che l’aumento delle emissioni legate all’energia rallenterà drasticamente, con la traiettoria delle emissioni che comporterà comunque un aumento della temperatura a lungo termine di 2,7 °C entro il 2100. E’ proprio questo uno dei motivi principali per i quali a Parigi deve assolutamente essere centrata la metà come sottolinea lo stesso Birol che dice che “in quanto più grande fonte di emissioni globali di gas serra, il settore energetico deve essere al centro dell’azione globale per affrontare il cambiamento climatico. La IEA è pronta a sostenere l’attuazione dell’accordo raggiunto a Parigi con tutti gli strumenti a nostra disposizione, per monitorare i progressi, promuovere migliori politiche e sostenere l’innovazione tecnologica per un sicuro e sostenibile futuro energetico”. Inutile dire che uno dei temi più caldi da monitorare costantemente è quello legato alle quotazioni del petrolio, la cui caduta libera delle quotazioni del barile richiede necessariamente sforzi politici più forti, che permettano di non ostacolare la migrazione del modello energetico. Infatti se da un lato quotazioni del greggio più basse hanno facilitato alcuni cambiamenti politici positivi, come ad esempio la riforma delle sovvenzioni al consumo di combustibili fossili in India e Indonesia, è però anche vero che, se questa situazione dovesse perdurare, potrebbero scoraggiare nuovi investimenti in un ambito fondamentale come l’efficienza energetica fino al 2040. A tutto ciò va poi aggiunto che un lungo periodo di prezzi bassi del greggio, pur avvantaggiando i consumatori, determinerebbe problemi di sicurezza energetica aumentando la dipendenza da un numero ristretto di produttori “low cost” o creando i presupposti per un brusco rimbalzo delle quotazioni al contrarsi degli investimenti nella produzione.

Sauro Secci

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