Cambiamenti climatici e diritti umani: rivoluzione dei “nonni” cercasi

copertinaIl peso sempre crescente e sempre più opprimente che i cambiamenti climatici hanno sui diritti umani, assume una importanza centrale nelle nuove politiche ambientali e della pianificazione energetica del pianeta, anche per ristabilire un patto intergenerazionale, oggi di fatto seriamente compromesso. Novità non certo positive sono venute su questo fondamentale fronte, dagli accordi scaturiti dal COP21 di Parigi, nonostante non fossero certo mancate le raccomandazioni contenute nel Rapporto dell’UNEPClimate Change and Human Rights” sulle correlazioni tra effetti climatici e diritti umani, scaricabile in calce al post e subordinando ancora una volta le tutele sociali ai diritti dell’economia. Un argomento che richiede anche un passaggio culturale da parte dei nonni , i quali, oltre a preoccuparsi della fine che faranno i loro risparmi, presumibilmente e auspicabilmente destinati a figli e nipoti, dovrebbero cominciare ad indignarsi con i governi per le cattive condizioni ambientali e i per i rischi climatici da esse derivati ed nelle quali saranno costrette a vivere le future generazioni. Si tratta di un tema ho affrontato anche in passato, prospettandolo come una aautentica “guerra mondiale”, con numeri di vittime da capogiro (vedi post “Cambiamenti climatici e profughi ambientali: 50 milioni entro 10 anni secondo due nuovi studi”) e che si prospetta come una grande preoccupazione per l’umanità intera, che dovrebbe vedere le Parti impegnate seriamente a promuovere, rispettare e tenere in considerazione i propri rispettivi obblighi in materia di “diritti umani, diritto alla salute, i diritti dei popoli indigeni, delle comunità locali, dei migranti, dei bambini, delle persone con disabilità e quelle persone in situazioni vulnerabili, e il diritto allo sviluppo, così come la parità di genere, l’emancipazione femminile e l’equità tra generazioni; […]”. Di sicuro non era certo questo generico e non cogente “considerando” inserito nel preambolo dell’Accordo votato dai delegati alla Conferenza sul Clima di Parigi (COP21), l’obiettivo originario che si era posto il Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), quando nella Giornata dedicata ai Diritti dell’Uomo (10 dicembre 2015) aveva presentato proprio il già citato Rapporto “Climate Change and Human Rights”, che ribadisce ed evidenzia come i cambiamenti climatici costituiscano il più grave rischio per i diritti umani del XXI secolo. Secondo il Direttore esecutivo UNEP Achim Steineri cambiamenti climatici stanno già avendo riflessi pesanti sugli esseri umani e sui loro insediamenti per effetto del degrado degli ecosistemi e delle risorse, su cui tanti individui dipendono per la sopravvivenza e i mezzi di sussistenza, e a mano a mano che le condizioni ambientali peggioreranno, i diritti umani di milioni di persone saranno sempre più pregiudicati. Questa nuova ricerca mette in luce il legame tra cambiamenti climatici e diritti umani e può servire come punto di riferimento per le azioni di contrasto ai cambiamenti climatici oltre il trampolino di lancio della Conferenza di Parigi”. Si tratta di un rapporto redatto da Michael Burger e da Jessica Wentz, rispettivamente Direttore esecutivo e Direttore associato del Sabin Center for Climate Change Law della Columbia University Law School di New York, un Centro nato nel 2009 per promuovere e implementare gli strumenti giuridici fondamentali nella lotta contro il global warming, formando i giuristi specializzati nella legislazione sui cambiamenti climatici. Il Centro è stato presente con il suo staff alla COP21 di Parigi attraverso la Legal Response Initiative (LRI) che ha per obiettivo una maggiore parità di condizioni tra i protagonisti dei negoziati, con il proprio direttore Michael B. Gerrard che ha assistito gratuitamente alla COP21 la delegazione delle Isole Marshall, uno dei tanti piccoli stati insulari in via di sviluppo (SIDS) maggiormente esposti ai rischi indotti dagli impatti dei cambiamenti climatici.

mappa_profughiambientali

Molto significativa al riguardo la dichiarazione dell’ 8 dicembre 2015 in una conferenza stampa a Parigi dell’ex Premier irlandese Mary Robinson, inviato speciale delle Nazioni Unite per i Cambiamenti Climatici, che ha dato vita alla Fondazione Giustizia Climatica, il quale ha detto: “Io penso in più occasioni che quando Eleanor Roosevelt mise a punto il testo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo non avrebbe potuto mai immaginare che i cambiamenti climatici indotti dall’uomo avrebbero potuto mettere in pericolo l’esistenza di interi Paesi ma questa è la realtà che abbiamo oggi di fronte. A Ginevra all’inizio di marzo, ho partecipato ad una riunione del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani con Anote Tong, Presidente dello stato delle isole del Pacifico di Kiribati. Egli ha descritto con estrema efficacia la drammatica situazione del suo popolo che per effetto dei cambiamenti climatici rischia di dover abbandonare quelle isole. Egli è stato costretto, per precauzione, ad acquistare terreni alle isole Fiji, ma se i suoi concittadini saranno costretti all’esodo, che ne sarà della sovranità, dell’identità e del patrimonio culturale di un popolo di una piccola isola?”.

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Tornando al rapporto UNEP, lo stesso, citando l’ultimo Emissions Gap Report (link) che annualmente effettua il monitoraggio sugli impegni assunti dai Paesi alla Conferenza di Copenhagen (2009) di mantenere entro i +2 °C il riscaldamento globale entro la fine del secolo, sono nella giusta traiettoria per cogliere il bersaglio, il Rapporto sottolinea come gli impegni sottoscritti dai singoli Paesi al 2030 (INDCs) siano in grado di ridurre le emissioni globali per un massimo di 6 Gtonn. di CO2 eq., quando per cogliere l’obiettivo al 2100 sarebbe necessario un taglio di almeno il doppio, pari a 12 Gtonn.

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In funzione di questo, il livello di riscaldamento conseguente potrebbe comportare impatti climatici e ambientali tali da incidere pesantemente sui diritti umani.

impatti

Sicuramente una serie di elementi in più di allarme, come ha sottolineato anche John H. Knox, Relatore speciale delle Nazioni Unite per i Diritti umani e l’Ambiente, secondo il quale “questo rapporto arriva in un momento critico, in quanto le Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici si stanno incontrando a Parigi per avviare un nuovo capitolo nello sforzo della nostra generazione di sconfiggere i cambiamenti climatici. Il Rapporto fornisce una base indispensabile per la futura politica climatica, aiutandoci ad osservare nello specifico come i cambiamenti climatici minaccino la nostra capacità di godere dei nostri diritti umani, e anche come l’esercizio dei diritti umani possa informare e guidare le nostre politiche sul clima”. Un elemento sicuramente disatteso nel COP21 di Parigi, dopo il quale, ancora una volta i diritti umani sono stati ancora subordinati a quelli economici, ma non sono scomparsi dal testo. In particolare bisognerebbe che il condizionale utilizzato nel testo dell’Accordo venga modificato con il modo indicativo, un obiettivo raggiungibile solo se la “leadership proverrà dal basso” come ha sottolineato, dopo la conclusione della COP21, Naomi Klein, la famosa attivista canadese i cui libri sono stati diffusi anche in Italia (l’ultimo proprio quest’anno “Una rivoluzione ci salverà”), dopo la conclusione della COP21. Una notazione significativa in questo fondamentale aspetto del patto tra generazioni, un altra riflessione della  stessa Mary Robinson quando a New York, nel settembre 2014, in occasione della grandiosa Marcia per il Clima a cui hanno partecipato 400.000 persone, era rimasta favorevolmente impressionata da un gruppo di anziane signore che sfilavano con lo striscione: “Nonne arrabbiate”, alle quali avrebbe voluto accodarsi. Secondo al Robinson infatti, bisognerebbe che i nonni, oltre a preoccuparsi, per effetto della crisi di alcune banche, della fine che faranno i risparmi che lasceranno presumibilmente, e augurabilmente, a figli e nipoti, cominciassero ad “incazzarsi” con la governi per le cattive condizioni ambientali e i rischi climatici con cui saranno costrette a vivere le future generazioni per le colpe di quelle passate ed attuali.

Sauro Secci

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