Monitoraggio dei gas serra: non solo CO2 con INGOS

logoQuando si parla di gas climalteranti, capaci cioè di trattenere in maniera significativa la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre, dall’atmosfera e dalle nuvole, quello di riferimento è senza dubbio la CO2. Non meno importanti sono però tutti gli altri gas capaci di avere una influenza sul clima globale, tra i quali si individuano anche oltre al vapore acqueo (H2O), anche il protossido di azoto (N2O), il metano (CH4), con il suo potere climalterante di circa 30 volte superiore alla CO2 (vedi post “Quel gas in fuga che fa tanto male al clima“), l’esafluoruro di zolfo (SF6) e i clorofluorocarburi (CFC). E’ proprio al monitoraggio ed al miglioramento della conoscenza sui livelli di concentrazione nell’atmosfera dei gas climalteranti extra-CO2 che si è focalizzato il progetto INGOS (Integrated non-CO2 Greenhouse gas Observation System)  (link sito progetto), finanziato dall’UE e conclusosi nei mesi scorsi. Il progetto ha visto la partecipazione di istituti di ricerca provenienti da quattordici paesi europei partecipanti, ed ha consentito agli scienziati di potenziare ed ampliare le capacità di osservazione dell’Europa destinata a registrare le emissioni di gas a effetto serra diversi dall’anidride carbonica (CO2). Mentre le metodologie per la registrazione delle emissioni industriali di CO2 si sono consolidate nel corso degli anni, altrettanto non può dirsi per gli altri gas serra, di cui è più difficile misurare i contributi alle emissioni, con particolare riferimento proprio ai più temibile di altri gas potenzialmente nocivi, come protossido di azoto e metano. La stima di questi gas e stata demandata sino ad oggi a calcoli approssimativi relativi alla loro emissione, dal momento che essi provengono da molte fonti differenti, spaziando da siti come le discariche fino alla produzione alimentare. Per colmare questa carenza, il progetto INGOS ha messo in campo una rete di stazioni per l’osservazione dell’atmosfera in tutta Europa come strumento per raccogliere specificamente, uniformandole, le misurazioni di tali gas, potendo effettuare in cascata, un riferimento incrociato con altri dati disponibili.

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Il progetto infrastrutturale si è concentrato sulla standardizzazione delle misurazioni, sul potenziamento dei siti esistenti di osservazione evolvendoli in supersiti, rendendo possibile lo sviluppo di capacità nei nuovi Stati membri dell’UE oltre che sulla predisposizione alla ’integrazione con altre reti già operative o attualmente in fase di organizzazione come ad esempio ICOS, l’equivalente di INGOS per il monitoraggio del carbonio. Il nuovo sofisticato sistema di osservazione messo a punto, è in grado si generare dati che rendono possibile la localizzazione di “punti caldi” corrispondenti con l’origine delle emissioni, consentendo così una interpretazione molto più completa di come questi gas che influenzano l’ecosistema contribuendo nel complesso alle emissioni di gas ad effetto serra.

Una attenzione particolare del progetto è stata poi quella dedicata alla stazioni di osservazione sono state adeguatamente riprogettate in maniera da rivelare nuovi potenziali gas serra, anche se vengono emessi in concentrazioni minime. Proprio per questo specifico aspetto INGOS è già riuscito a identificare numerosi nuovi gas precedentemente sconosciuti, o introdotti recentemente sul mercato in sostituzione dei gas industriali tradizionali. Tutto ciò è reso possibile dalla elevatissima sensibilità della rete di osservazione che è in grado di percepire concentrazioni molto ridotte delle emissioni. Un focus particolare nel progetto INGOS è stato dedicato ad un killer climalterante come il metano, dal momento che le molecole di metano trattengono molto più calore rispetto alla CO2, incidendo conseguentemente in misura maggiore sul cabauwriscaldamento globale. La concentrazione di metano nell’atmosfera ha evidenziato andamenti di forte variabilità, alternando anni di grande incremento seguiti da anni di stabilitazione, seguiti di nuovo da incrementi. Come noto il metano, aldilà delle emissioni dopo la captazione (reti di distribuzione, etc.), si forma in modo naturale dai batteri nelle zone umide e dal settore della zootecnia, anche se attualmente le attività umane sono quelle ha rilasciarne una quantità maggiore nell’atmosfera rispetto alle fonti naturali. Nel progetto INGOS è stata utilizzata una grande torre di misurazione a Cabauw (foto a sinistra) nei Paesi Bassi, per effettuare per la prima volta delle misurazioni accurate del metano con un’elevata risoluzione temporale, la quale ha consentito al team di progetto di determinare la matrice di provenienza del metano, se viene creato dai batteri naturali o dai combustibili fossili. Un progetto di grande interesse capace di fornire un supporto a decisioni politiche consapevoli relative al cambiamento climatico e ai protocolli internazionali di riduzione per gas serra diversi dalla CO2 e alle strategie di ricerca. Le capacità di osservazione sviluppare da INGOS renderanno ora possibile una verifica indipendente ed oggettiva delle riduzioni dichiarate delle emissioni, contribuendo così sia allo sviluppo di politiche europee ambientali e competitive, che anche all’aumento della fiducia da parte del pubblico nelle misure adottate per affrontare il cambiamento climatico globale.

Sauro Secci

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