Monitoraggio della qualità dell’aria: si muove Google Street con le sue auto-sensore

Street-View-car-hi-resAnche il monitoraggio ambientale ed in particolare quello della qualità dell’aria è un settore nel quale ho operato per oltre 35 anni, vivendone completamente l’intera evoluzione, dalla componente strumentale a quella sistemistica, legata alla acquisizione, alla trasmissione ed alla concentrazione ed elaborazione dei dati acquisiti dalle postazione periferiche sparse nei diversi territori. Una evoluzione tecnologica molto importante per questo strategico settore, fondamentale come sistema di supporto alle decisioni per chi deve redirege le nuove politiche di pianificazione territoriale, partendo dall’analisi degli impatti “As Is” verso il “To Be”. Un settore nel quale un ruolo fondamentale lo recita sempre la componente strumentale, sottosistema all’interno del quale nasce il dato ambientale, come NO2, PM10, PM2,5, Benzene, etc., sino ad oggi acquisite con complesse apparecchiature che sovrintendono dal prelievo del campione di aria da analizzare fino alla cella di misura ed alla conversione del segnale elettrico, attraverso varie tecnologie elettrochimiche, come la chemiluminescenza, utilizzata per la misura degli ossidi di azoto (NO2), la fluorescenza pulsata, utilizzata per esempio per gli ossidi di zolfo (SO2) o ancora l’assorbimento raggi beta, utilizzate nella misura dei particolati (PM10, PM2,5, etc.).
Anche nel settore della strumentistica di analisi l’innovazione tecnologica è entrata in modo prorompente, miniaturizzando enormemente il rpocesso di acquisizione e conversione del dato ambientale di qualità dell’aria. Un ambito che ha avuto molti esempi virtuosi proprio in Toscana, dove il CNR IBIMET di Firenze, ed in particolare due carissimi amici come gli Ingegneri Giovanni Gualtieri e Alessandro Zaldei, hanno portato avanti la installazione di queste nuove strumentazioni di analisi miniaturizzate, neisensro_we_bike_generale “bussini” elettrici di ATAF che da anni sono in servizio per le vie di Firenze con a bordo queste piccole “micro postazioni mobili” di misura della qualità dell’aria, oltre alla realizzazione di una “sensor web bike” (vedi foto a destra). Postazioni compeltamente realizzate con tecnologia “made in Tuscany” e presentate nell’indimenticabil convegno moniale di meteorologia apllicata, tenutosi a Firenze nel febbraio del 2013, organizzato proprio dal CNR IBIMET, in collaborazione con Osservatorio Ximeniano e Accademia dei Georgofili (vedi post “Convegno internazionale sulla meteorologia applicata in ambito urbano a Firenze: si parla di UHI (Urban Heat Island) ed inquinamento urbano“).
A distanza di quasi tre anni dalla presentazione di quella bellissima e straordinaria innovazione, ecco inserirsi proprio su quella strada uno dei giganti dell’era della informazione digitale integrata come Google, che proprio in questi giorni ha deciso di inserire dispositivi specifici per il monitoraggio della qualità dell’aria all’interno delle auto del programma Google Street View negli Stati Uniti. Il progetto pilota è stato avviato dal colosso di Mountain View in collaborazione con Aclima, compagnia specializzata nella gestione di reti di monitoraggio ambientale (link sito).

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E’ stata proprio l’azienda sepcializzata nel monitoraggio ambientale, ad annunciare nei giorni scorsi la partnership siglata con Google. Nell’ambito del progetto sperimentale, è prevista la instalalzione dei sensori di nuova generazione sulle auto utilizzate da Google Street View per la realizzazione delle sue mappe digitali. I sensori sulle Google-Car registreranno dati importanti per la valutazione della qualità dell’aria nelle città americane, come i livelli di CO2, metano, nerofumo e polveri sottili.

aclima-google

A illustrare la finalità del progetto è Karin Tuxen-Bettman, manager del programma Google Earth Outreach. In una nota la dirigente di Google ha auspicato una maggiore consapevolezza ed un maggiore coinvolgimento della popolazione sulla piaga dell’inquinamento. L’auspicio di Google è che i nuovi dati ambientali acquisiti spingano sempre più persone ad essere consapevoli di come vivano e respirano all’inetrno delle loro città, incitandole ad una maggiore interazione con le istituzioni per chiedere un miglioramento della qualità dell’aria.
Una scelta importante che giunge dopo una prima sperimentazione statunitense avviata dalla NASA e dall’EPA a Denver, installando i sensori su 3 auto che hanno totalizzato in un mese 750 ore di guida. Il successo del progetto ha incoraggiato Google e Aclima a replicare il test nella baia di San Francisco. Non è ancora nota la durata precisa della fase sperimentale, ma Aclima spera di raccogliere dati sufficienti per poter permettere a ricercatori e autorità sanitarie di compiere studi approfonditi sulla qualità dell’aria nelle città americane approfondendo la parte epidemiologica.
Grande fiducia arriva anche da EPA, l’Agenzia per la Protezione Ambientale degli USA, secondo la quale, grazie ai sensori installati sulle auto di Google Street View sarà infatti più facile capire come si spostano i diversi agenti inquinanti a livello del suolo nelle grandi aree urbane. Nel caso il progetto pilota dovesse avere successo, Aclima e Google potrebbero collaborare ad un programma di monitoraggio ambientale più esteso, installando i sensori sulle centinaia di auto del colosso di Mountain View in circolazione in tutto il mondo.

A seguire un breve servizio che illustra la nuova affascinante joint venture

Sauro Secci

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