L’economia circolare e il riciclaggio: grandi benefici per l’Europa ma soprattutto per l’Italia

circular-economy-i-i_0Il tema dell’economia circolare e dei percorsi da attuare o potenziare per raddrizzare un sistema economico profondamente in crisi per avere così brutalmente accantonato il concetto basilare di limite delle risorse del pianeta e caduto nell’oblio di un consumismo esasperato e delirante, è oramai preminente ed irrinunciabile per uscire dalla profonda crisi di sistema in atto oramai da molti anni (vedi post “Alla ricerca della via di uscita dalla crisi: ecco l’”Economia Circolare” e la riscoperta del valore del “riparare”). A fornire spunti davvero importanti nel percorso verso l’economia circolare, è stato presentato in queste settimane uno studio molto interessante dell’organizzazione britannica Wrap (Waste and Resources Action Programme) (link sito) , dal titolo “Economic Growth Potential of More Circular Economies”, scaricabile in calce al post. Nello studio si stimano le potenzialità occupazionali dell’economia circolare da qui al 2030, evidenziando la creazione da un minimo di 1,2 milioni di posti di lavoro a un massimo di 3 milioni se verranno intraprese azioni funzionali alla riconversione ecologica dell’economia, in un mercato nascente nel quale già attualmente si stimano 3,4 milioni le persone occupate, in settori come quello della riparazione, dei rifiuti e riciclaggio e di settore noleggio e leasing.

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Una notizia che assume connotazioni ancora più interessanti per l’Italia , dal momento che il nostro paese sarebbe tra quelli a tranne i benefici più importanti dalla riconversione ecologica dell’economia, con 154mila nuovi posti di lavoro, davanti a Francia, Spagna e a tutti gli altri paesi europei ad eccezione di Regno Unito e Germania, la quale ha però molti più abitanti. Benefici ben documentati anche dai due diversi grafici seguenti.

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Finalmente anche l’Unione Europea sta finalmente consigliando caldamente l’economia circolare per sopperire alla carenza di materie prime e per ridurre la dipendenza dal resto del mondo e come elemento fondamentale per apportare maggiori benefici proprio per quei paesi come il nostro dove l’industria manifatturiera risulta più forte e soprattutto più incline al recupero di materia, non a caso l’Italia è tra i leader in Europa nel riciclaggio. Limitandosi ai materiali di più larga utilizzazione nel packaging, metalli come alluminio e acciaio vengono da sempre riciclati con ottimi ritorni dall’italia, soprattutto negli impianti del Settentrione. Anche sul fronte del riciclo del vetro l’Italia vanta una tradizione ed un industria del riciclo molto importante e performante. Molto interessanti in questo ambito, le eccellenti realtà cresciute negli ultimi anni in Toscana, le quali, grazie agli investimenti in ricerca e sviluppo si sono inserite nel recupero di materiali fino a poco tempo fa considerati quasi impossibili da riciclare. Significativo in questo senso il caso dell’impianto per il riciclo del tetrapak realizzato da Lucart in provincia di Lucca (link sito), capace di produrre una linea tissue per l’igiene della persona e della casa e dell’impianto per il riciclo delle plastiche miste che Revet Recycling (link sito) ha avviato nel 2014, iniziando la produzione di granulo che oggi viene acquistato in tutto il mondo e utilizzato per la stampa di manufatti anche di alta gamma.
Ritornando al bellissimo studio di Wrap, secondo l’amministratore delegato Liz Goddwin, “Questo ulteriore livello di dettaglio costituisce oggi il pezzo mancante del puzzle che mostra come l’economia circolare supporti il progetto della Commissione per la crescita e l’occupazione. E’ chiaro che molti paesi potrebbero ottenere notevoli benefici in grado di migliorare il loro mercato del lavoro, l’economia, così come l’ambiente”. Naturalmente ogni paese ha sviluppato una specializzazione in un determinato settore di attività dell’economia circolare. Per Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Italia e Romania, è la raccolta e il trattamento dei rifiuti ad impiegare la più alta percentuale di persone. Nel frattempo, in Austria, Estonia, Finlandia e Francia, il mercato del lavoro è più focalizzato sulle attività di riparazione, mentre i negozi al dettaglio di beni di seconda mano sono più popolari in Regno Unito, Lituania e Ungheria.

Uno studio che fuga ogni dubbio sulle priorità di azioni, viste le enormi emergenze ambientali e sociali, per alienare definitivamente un sistema economico basato sulla crescita infinita, assolutamente giunto al capolinea e che ha messo ai margini proprio l’essere umano privato progressivamente nelle sue più profonde ed intime esigenze morali oltre che materiali.

Sauro Secci

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3 risposte a L’economia circolare e il riciclaggio: grandi benefici per l’Europa ma soprattutto per l’Italia

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