Recupero e riciclo PFU “tal quale”: un nuovo brevetto tutto “Made in Italy”

pneumatici-fuori-usoQuello del riciclo dei PFU (pneumatici fuori uso), è indubbiamente quello che, nell’ambito dell’ampio e composito scenario dei rifiuti, manifesta una grande vivacità, sopratutto nell’ambito delle tecnologie di recupero, come quello che sta mettendo a punto ENEA (vedi post “Riciclaggio Pneumatici usati (PFU): ecco il processo TyGRe di ENEA per il recupero e la valorizzazione energetica“). Ritorno su questo tema parlando di un altra tecnologia di riciclaggio di materia proveniente da PFU, come quella messa a punto dalla divisione Energia della azienda emiliana Curti.

Si tratta di un impianto capace di “scomporre” e recuperare i materiali originari dei PFU, recuperandoli per produrre nuova energia o nuovi componenti riutilizzabili in nuovi cicli produttivi. La Curti Energia, opera nel campo della progettazione ambientalecurtienergia con la realizzazione di impianti di cogenerazione, di gassificazione, di produzione di energia sia da fonti alternative, sia di recupero. Come rileva l’ingegner Alessandro Curti, figlio di Libero, fondatore dell’azienda nel lontano 1955, oggi alla guida di una realtà industriale capace di diversificarsi a partire proprio dal know how originario ddella meccanica di previsione, “si tratta di un impianto di pirolizzazione degli pneumatici, da cui si ricava olio combustibile, gas, polverino di carbone e acciaio”. È stato proprio il know how acquisito nel suo settore nativo a dare impulso anche alla divisione Energia e alle soluzioni innovative che ha sviluppato, come l’ impianto per dare nuova vita ai materiali che sono stati impiegati per costruire gli pneumatici. Si tratta in sostanza di una sorta di “pentola a bassissima pressione”, il cui brevetto non risiede tanto nel di pirolizzazione, quanto su quello di caricamento dei pneumatici nella “pentola”. Era infatti necessario individuare un sistema che consentisse di non perdere tempo e calore nella fase di introduzione del materiale. Ulteriore novità è rappresentata dal sistema di tenuta ad acqua, il quale rende impossibile qualsiasi tipo di esplosione.

Il nuovo sistema di pirolizzazione dei pneumatici esausti (foto dell’impianto pilota a impiantopirolisi_PFUsinistra), ideato, progettato e costruito da Curti, prevede il recupero di gas (attraverso un sistema di tubazioni che permettono di usare il gas per alimentare il processo dell’impianto), di olio combustibile, immediatamente riutilizzabile per produrre calore ed energia per l’alimentazione di motori endotermici per la produzione di energia elettrica o venduto sul mercato, polverino di carbone, raccolto dopo che si è depositato su appositi nastri trasportatori, oltre all’acciaio, contenuto nel cordino presente come uno “scheletro” all’interno dei pneumatici trattati, estratto dal processo attraverso opportuni separatori magnetici. Come spiega lo stesso Alessandro Curti, “la realizzazione dei sistemi per il recupero di questi materiali così differenti tra loro, è resa relativamente semplice dal fatto che essi hanno caratteristiche chimico-fisiche e pesi specifici molto diversi”. Ulteriore tassello fondamentale nel processo assicurato da questa nuova proposta è il controllo di qualità sui materiali ottenuti dalla scomposizione degli pneumatici, fase essenziale quest’ultima, capace di assicurare l’ottima commerciabilità dei prodotti ottenuti dal processo di pirolizzazione degli pneumatici. Molto interessanti e confortanti anche i risultati dell’impianto pilota, con l’impianto già in fase operativa che prelude alla vera e propria messa in produzione industriale. Il gruppo Curti ha in sviluppo realizzazioni in Italia, Serbia e in Brasile.

Indubbiamente un’ottima soluzione per il riciclo dei PFU che, dopo aver già riscosso interesse all’estero, potrebbe essere un’interessante opportunità anche in Italia, dove sono state di recente costituite le società consortili Ecopneus ed Ecotyre per il rintracciamento, la raccolta, il trattamento e la destinazione finale dei pneumatici fuori uso (vedi post “Pneumatici fuori uso (PFU): una “strada giusta” contro l’abbandono anche per loro“). Uno sviluppo ancora una volta reso possibile da una intensa collaborazione tra l’azienda ed il mondo universitario e della ricerca, con il lavoro congiunto svolto dall’azienda con i dipartimenti di Ingegneria meccanica e Chimica industriale dell’Università di Bologna. I contenuti innovativi dell’impianto per la pirolisi dei pneumatici messo a punto da Curti si possono riassumere così:

  • utilizzo del pneumatico tal quale (il pneumatico viene introdotto nel reattore senza aver subito in precedenza alcun tipo di trattamento) consentendo una maggiore economicità impiantistica, gestionale e un notevole risparmio di energia generalmente utilizzata per la triturazione e trasformazione del pneumatico;
  • il reattore ha un metodo di tenuta del syngas mediante guardia idraulica, fornendo la massima sicurezza antiscoppio.

L’impianto di pirolizzazione in continuo per il trattamento dei PFU di Curti, in grado di funzionare 24 ore su 24, fornisce una delle migliori soluzioni sul mercato anche in termini di riciclo delle materie prime secondarie, con il processo di pirolisi che produce:

  • circa un 10% di acciaio: che viene riciclato dalle acciaierie;
  • circa un 30% di carbone amorfo con un contenuto di zolfo inferiore al 3%: utilizzabili per esempio, come additivo ai carboni attivi, impiegati nei sistemi di abbattimento fumi di scarico di termovalorizzatori ed acciaierie per la rimozione di metalli pesanti e altri inquinanti;
  • un 30% di olio combustibile, simile al Btz (circa 1% di zolfo): che, tal quale, o previa leggera diluizione con altri carburanti, può essere commercializzato o impiegato per produrre energia in situ;
  • un 30% di syngas che, trasformato in energia termica: viene utilizzato nell’ambito dello stesso processo.

Importante infine sottolineare come questa autoproduzione di energia eviti l’uso di energia proveniente da altre fonti esterne (energia elettrica pregiata). Altra opzione possibile e decisamente interessante è la possibilità di destinare una parte dell’energia termica prodotta per l’utilizzo per teleriscaldamento.

A seguire un interessante filmato nel quale il Responsabile International Business Development di Curti Ivan Montanari, ci introduce al nuovo sistema di trattamento e recupero di PFU.

Sauro Secci

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