Cucinare con la legna nel mondo: 4 milioni di morti all’anno

cookIl tema dell’inquinamento atmosferico è senza dubbio di casa in questo blog, visti i miei lunghissimi trascorsi professionali nell’ambito del monitoraggio ambientale, tema che sto continuando a seguire con grande interesse anche per quello che attiene agli aspetti epidemiologici e sanitari. Proprio all’inizio dell’anno di EXPO, avevo dato conto di come, già fine febbraio scorso, la città ospitante Milano avesse già esaurito gli sforamenti annuali previsto di PM10 (vedi post “Milano 2015: la qualità dell’aria, gli sforamenti di PM10 e l’epigenetica nell’anno di EXPO“). Proprio in quel post avevo però anche dato conto di come, degli oltre 7 milioni di vittime sull’altare della qualità dell’aria ogni anno nel mondo, oltre la metà fossero imputabili alla qualità dell’aria indoor, quella all’interno delle abitazioni, prevalentemente nelle capanne dei paesi poveri, per scaldarsi e per la preparazione dei cibi. Proprio su questo tema, sempre rimanendo a Milano ed in particolare all’EXPO, si è svolto un seminario, nell’ambito del programma di incontri promossi dal Wame (link sito) inserito nella rassegna We-Women for Expo, un progetto di Expo in collaborazione con il ministero degli Esteri. We-Women for Expo parla di nutrimento e sostenibilità mettendo per la prima volta al centro di un’Esposizione Universale la cultura femminile, con l’obiettivo di diffondere tra le donne del mondo più povero una cucina più sicura, più sana e sostenibile.
Dalle statistiche correnti, il 38% della popolazione mondiale, pari a 2,6 miliardi di persone, cucina sul fuoco, utilizzando cioè il focolare aperto all’internodonnaafricanacucina della casa, bruciando legna. Proprio in questo specifico ambito si configurano le circa 4 milioni di vittime stimate ogni anno da OMS per inquinamento indoor, causato prevalentemente dal focolare a fiamma di legna tanto diffuso nell’Africa Nera ed in parte dell’Asia, con intossicazione dei polmoni, producendo polveri fini (PM10) in quantità molto rilevanti, danneggiando la vegetazione e con una efficienza energetica incomparabilmente più modesta rispetto al fornello elettrico o a gas.
Tenendo conto delle identificazione della donna con il “focolare domestico”, sono proprio le donne a subire i danni maggiori, cucinando in questo modo pericoloso e respirando i fumi insieme ai loro bambini e dove si contano anche innumerevoli ustioni mortali da acqua bollente con uso di legna senza controllo e con metodi rudimentali.
Come rileva Heather Adair-Rohani dell’OMSci sono altri aspetti estremamente gravi. Non dimentichiamo che a causa di questo modo di cucinare e scaldare la principale causa di morte dei bambini al di sotto dei 5 anni sono le malattie polmonari: si calcola che i fumi inalati all’interno delle case provochino circa 4.000.000 di decessi all’anno”.
Rilevante al riguardo una campagna promossa dalle Nazioni Unite verso l’energia sostenibile per tutti e la diffusione di soluzioni per cucinare in modo pulito (“clean cooking”), come ad esempio sostituire il focolare aperto con una piccola stufa efficiente. Un tema nell’ambito del quale ho approfondito anche la bella esperienza effettuata da CNR e Università di Udine (vedi post “Forni pirolitici a basse emissioni: ecco “Biochar Plus”, un nuovo progetto di cooperazione internazionale per farlogoglobal meglio “respirare” l’Africa“). Ed è proprio questo l’obiettivo della Global Alliance for Clean Cookstoves (link sito), cioè la promozione di stufe e combustibili più puliti in 100 milioni di famiglie entro il 2020. Indubbiamente una problematica, Il clean cooking che rappresenta uno degli aspetti di un problema molto più ampio, legato alla mancanza di accesso all’energia nel mondo. Vivere senza elettricità o con un servizio non affidabile o eccessivamente costoso ha una enorme incidenza su servizi sanitari, istruzione, livello generale di benessere delle comunità. Eè proprio su queste basi, facendo conoscere queste realtà, indicando le soluzioni parzialmente già in corso di adozione, divulgando le buone prassi in questo ambito sono gli obiettivi per i quali è nata Wame, associazione nata proprio in occasione dell’Expo di Milano, come spiega il presidente di Wame, Pippo Ranci, già presidente della’Autorità per l’energia elettrica ed il gas (AEEG). Sulla iniziativa dice la sua ancheGlobal Alliance for Clean Cookstoves : Cooking with the CleanCook stove, Addis Ababa, Ethiopia Kavanaugh Livingston della Global Alliance for Clean Cookstoves che dichiara come “non ci rendiamo conto della dimensione di questo problema ed è per noi fondamentale essere presenti ad un evento internazionale così importante come Expo 2015, perché è solo facendo sentire la nostra voce che si possono sensibilizzare gli individui, per far accrescere in loro la consapevolezza che si può fare qualcosa”.

A seguire la bella animazione filmata di presentazione di Wame

Sauro Secci

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2 risposte a Cucinare con la legna nel mondo: 4 milioni di morti all’anno

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