Smart grid: non solo elettriche con Bolzano città laboratorio del teleriscaldamento che sarà

Quello delle “smart grids”, o “reti intelligenti” è indubbiamente il passaggio fondamentale per permettere il definitivo passaggio verso un modello energetico distribuito ed intelligente, capace di integrare tra loro, il sempre più composito universo delle energie rinnovabili, pulite ed ambientalmente sostenibili. Un concetto trattato sino ad oggi prevalentemente per le reti elettriche ma che riguarda assolutamente tutti i servizi distribuiti a rete, che rappresentano oramai quasi la totalità, almeno nei paesi sviluppati, come le reti idriche del gas e, on ultime, della distribuzione del calore o di teleriscaldamento. Ancora una volta a proporsi come città laboratorio, la nostra Bolzano, già all’attenzione oltre che l’efficienza energetica delle abitazioni, anche per un interessante progetto sull’idrogeno nella mobilità (vedi post “Idrogeno e mobilità: Bolzano città studio“). Questa volta a riportare alal ribalta Bolzano è un ambito molto interessante come il teleriscaldamento che si da già una veste proiettata verso i futuro tramite il progetto europeo FLEXYNETS. Si tratta di un progetto da 2 milioni di euro finalizzato allo sviluppo, la dimostrazione e la implementazione di una nuova generazione di reti intelligenti di riscaldamento e raffreddamento capaci di ridurre le perdite di trasporto lavorando a livelli di temperatura “neutrali”. Il progetto è finanziato nell’ambito del programma europeo di ricerca Horizon2020, e riunirà partner di Italia, Spagna, Germania e Danimarca, coordinati da EURAC (link sito). Il progetto cercherà di affronterà proprio le maggiori problematiche attuali dei sistemi di teleriscaldamento, costituite da:

  • perdite significative di calore in linea;
  • potenziale inesplorato di integrazione delle diverse fonti di energia disponibili (es.: energie rinnovabili e recuperi termici);
  • alti costi di avviamento.

Le attività del progetto sono state avviate proprio nei primi giorni di luglio all’Accademia fotoeuropea di Bolzano. L’obiettivo fissato dal progetto entro i prossimi tre anni dai partecipanti e soprattutto all’Istituto per le Energie Rinnovabili dell’Eurac, è finalizzato alla realizzazione di una rete di teleriscaldamento e teleraffrescamento capace di lavorare a temperatura ambiente (dai 10°C ai 20°C), anziché intorno ai 90°C come avviene convenzionalmente oggi. Questo nuovo sistema consentirà di impiegare anche l’energia fornita dalle molte attività che solitamente rilasciano calore di scarto in atmosfera, come ad esempio:

  • dalle macchine frigorifere di supermercati e magazzini distribuzione;
  • dai diversi processi industriali.

BodyPart

Come spiega Roberto Fedrizzi, ricercatore dell’Istituto in una nota stampa, “l’idea è quella di sviluppare il teleriscaldamento e teleraffrescamento del futuro. Un sistema che non va a sostituirsi ma a integrarsi con quelli attuali e che permetterà di sfruttare insieme al calore generato, ad esempio, dai termovalorizzatori anche quello prodotto da processi diffusi nel tessuto cittadino e solitamente scartato”.  Dalle prime valutazioni effettuate, si stima che l’impiego di teleriscaldamento a “temperatura ambiente” consenta di ridurre il consumo di energia per il riscaldamento degli edifici e dell’acqua sanitaria dell’80% e del 40% per il raffrescamento.

Sauro Secci

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