Riciclaggio dei pannelli fotovoltaici: Italia leader

figuraSono passati due anni e mezzo dalla primavera del 2013, quando in Italia è scattato l’obbligo per produttori, importatori, distributori e installatori di impianti fotovoltaici ad aderire ad un consorzio di smaltimento per il cui coordinamento il GSE individuò a suo tempo in Cobat, storico consorzio nato per lo smaltimento delle batterie esauste (vedi post “Pannelli fotovoltaici: 31 marzo ora zero per il recupero e il riciclaggio”). Già dal 2011, nel pieno del boom del fotovoltaico italiano, il Cobat ha strutturato la prima filiera italiana per la raccolta e il riciclo dei moduli fotovoltaici esausti, branca sempre più importante dei cosiddetti RAEE (Rifiuti Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche),  anticipando la Direttiva Europea 2012/19/UE sui RAEE, recepita con il D.Lgs. 49/2014, in un momento in cui i moduli che necessitavano di un corretto invio a trattamento erano e sono ancora limitati. Nonostante questo, Cobat ha triplicato i quantitativi raccolti, passando da 22.500 kg delgrafico 2013 a 70.000 kg del 2014, facendo registrare un incremento rispetto al 2013 del 211%, come evidenzia il nuovo Rapporto 2014 Cobat, scaricabile in calce al post e che abbraccia anche tutte le altre branche di azione del Consorzio. Un dato ovviamente destinato a crescere ancora a fronte della progressiva obsolescenza derivante dai moduli installati nei primi pionieristici impianti di 20/25 anni fa. Ed oggi è proprio il primo Sistema nazionale in termini di quote di mercato come quello del Cobat, che assicura la totale tracciabilità di ogni singolo modulo fotovoltaico immesso sul mercato, con l’attivazione delle migliori garanzie finanziarie a tutela della corretta raccolta e riciclo del prodotto giunto a fine vita anche dopo 20-30 anni dall’installazione che poni oggi l’Italia come leader mondiale. Traducendo in materia recuperabile ogni modulo fotovoltaico standard a base silicio (60 celle) abbiamo indicativamente:

  • 11 kg di vetro;
  • 1 kg di silicio;
  • 2 kg di alluminio;
  • circa 3 kg di plastica;
  • 300 gr di connessioni elettriche (rame, etc.).

Unità elementari che parametrate alle installazioni fotovoltaiche in esercizio in Italia prefigurano un quantitativo di circa 90 milioni di pannelli che dovranno andare a recupero pannello-fotovoltaico-monocristallino-composizioneentro i prossimi 20-30 anni. Un sistema quello implementato da Cobat, già riconosciuto per i risultati sul campo, quello all’avanguardia in Europa. Il sistema implementato anche sulla base della grandissima esperienza fatta nel settore batterie come al piombo, ad elevato impatto ambientale, basato sulla sua capillare e consolidata rete, permette di monitorare il percorso dei pannelli, dalla collocazione sul mercato fino alla fine del loro ciclo di vita, attraverso il numero seriale apposto in ciascun modulo, su di una etichetta identificativa, nella parte posteriore. Si tratta di un numero comunicato a Cobat da produttori ed importatori al momento della vendita e dagli installatori al momento della messa in opera. Un sistema capace di garantire la massima tracciabilità, attraverso il sistema informativo messo a punto da Cobat, che gestiscelogocobat efficientemente il ritiro sul posto ed il rispetto delle procedure normative di avvio a recupero. Ma il modello messo a punto da Cobat finanziato per legge da produttori ed importatori non finisce qui. Infatti, visto che si tratta di prodotti di lunghissima durata, anche oltre i 30 anni (alcuni moduli installati 25 anni fa stanno registrando degradi prestazionali inferiori a quelli originariamente dichiarati), che rende difficilmente prevedibile in contesto di riferimento a 30 anni, Cobat ha attivato anche un fondo di garanzia impignorabile ed indipendente dallo stato patrimoniale del Consorzio, che garantisce alle aziende associate e soprattutto all’utente finale, la copertura integrale dei costi di raccolta e di recupero/trattamento. Come vediamo quando anche in Italia ci impegnano a fare le cose per bene non siamo secondi a nessuno. Speriamo ovviamente che questa “buona prassi implementata”, sia contagiosa di altre, in un settore come quello delle energie rinnovabili, profondamente legato alla sostenibilità, evocata anche da Papa Francesco nella sua nuova, bellissima enciclica “Laudato sì” (vedi post “Nuova Enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco: crisi ambientale e crisi sociale sono due facce della stessa medaglia“) e così fondamentale per il futuro del nostro paese.

A seguire un video celebrativo dei 25 anni di attività del Cobat, con specifici riferimenti al sempre più importante settore del riciclaggio dei moduli fotovoltaici.

Sauro Secci

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