Erosione costiera grande flagello per le coste Italiane: ecco il Dossier “Spiagge Indifese” di Legambiente

copertinaIl 22 maggio scorso, primo giorno del lungo week end dedicato da Legambiente a “Spiagge e fondali puliti – Clean up the Med”, che ha visto la grande organizzazione promuovere eventi dal 22 al 24 maggio in tutta Italia, è stata l’occasione per la presentazione del nuovo RapportoSpiagge indifese: dati e storie dell’erosione costiera”. Un rapporto che conferma il grande allarme erosione costiera, dal quale si evidenzia come ben il 42% delle spiagge italiane soffra di erosione costiera. La cosa ancora più grave che emerge è che gran parte degli interventi di difesa sin qui intrapresi, con grande dispendio di soldi pubblici, risultino inefficaci e non risolutivi in un giro d’Italia della “malagestione” dei litorali italiani. Un esempio su tutto in questo lungo giro d’Italia del nuovo rapporto, il caso del litorale marchigianocoperto per l’80% da opere rigide di difesa”. Un nuovo rapporto che conferma quello che anche come team di Ecofuturo andiamo da tempo sostenendo e sul quale è stato sollecitato anche il Parlamento (vedi post “Erosione costiera grande problematica nazionale: presto un tavolo tra Ministero Ambiente e Regioni“) sul quale successivamente sembra ci siano le prime mosse concrete (vedi post “Erosione costiera: finalmente il Governo si muove“). Un tema fondamentale, quello dei ripascimenti e dei dragaggi sostenibili anche come capitolo fondamentale del nuovo “Libro Bianco delle Ecotecnologie di Ecofuturo”, che, sotto l’egida di Jacopo Fo è stato presentato lo scorso 18 marzo alla Camera dei Deputati (vedi post “Il “Libro Bianco delle Ecotecnologie di Ecofuturo”, si è presentato al Parlamento“) e che il prossimo 16 giugno vedrà una analoga iniziativa presso il Senato della Repubblica. Proprio nel Libro Bianco abbiamo presentato approfondendone la grandi caratteristiche innovative, una tecnologia tutta Made in Italy come quella della azienda toscana Decomar, presentata un anno fa proprio in un altra area sottoposta ad erosione costiera come il Golfo di Follonica (vedi post “Dragaggi 2.0: ed anche le spiagge diventano sostenibili con una tecnologia ancora una volta Made in Italy“).
Tornando al nuovo Rapporto di Legambiente, si fa riferimento ai dati più aggiornati, riferibile ad uno studio sullo Stato di salute dei litorali italiani del 2006 “Lo Stato di salute dei litorali italiani”, curato dal Professor Enzo Pranzini dell’Università di Firenze, condotto con quaranta esperti del Gruppo nazionale per la ricerca sull’ambiente costiero raccogliendo più di trent’anni di ricerche, secondo il quale in Italia su 7.465 chilometri di costa le spiagge rappresentano il 50% della lunghezza totale (3.950 km), di cui 1.661 km sono in erosione. In quello studio la prima regione per tassi di erosione costiera è il Molise (91%); seguita dalla Basilicata (78%) e dalla Puglia (65%), dall’Abruzzo (61%), le Marche ed il Lazio (54%). In coda alla classifica con i valori più bassi di erosione, figurano invece il Friuli (13%), il Veneto (18%) e l’Emilia-Romagna (25%). Tutte le altre regioni si collocano tra il 33% della Liguria e il 43% della Calabria.

tabella_erosioneUn fenomeno di grande importanza, oltre che per le gravi ripercussioni ambientali anche per gli aspetti legati alla sicurezza della balneazione, altro aspetto ben sviscerato dal nuovo Rapporto di Legambiente con specifici riferimenti, come gli aspetti che correlano il rischio di annegamento da balneazione in funzione delle caratteristiche specifiche della spiaggia, ben definite anche dall’Istituto Superiore di Sanità nello specifico Rapporto ISTISAN n° 12/23 (vedi tabella seguente).

tabella_ISTISAN_12_23

Ed è proprio il Rapporto Istisan a presentare anche le elaborazione dell’indice IRA (Indice di Rischio Annegamenti) lungo tutti i litorali costieri italiani nei comuni italiani, calcolata tra il 2000 ed il 2008 sulla base degli annegamenti avvenuti (vedi mappa seguente).

Indice_IRA

Come si spiega nel Rapporto di Legambiente, l’erosione èun fenomeno naturale amplificato dall’antropizzazione delle coste, dalla riduzione dell’apporto solido dei fiumi in mare e da un’inadeguata gestione del problema”. In questo contesto il Rapporto fa un giro d’Italia della mala gestione del problema con ”progetti invasivi per installare nuove barriere artificiali pendono su molte aree costiere”, che vengono presentati come:

  • Sicilia: con gli interventi previsti a Santa Maria del Focallo, foce del fiume Irminio e ricostruzione della spiaggia di caucana e casuzze nel territorio del comune di santa croce camerina nel ragusano ;
  • Campania: con il grande progetto nel Golfo di Salerno;
  • Lazio: con il progetto sul litorale laziale di Ostia intorno alla foce del Tevere;
  • Marche: dove sono stati analizzati gli effetti antropici nell’evoluzione della costa;
  • Toscana: problemi di erosione sull’Isola d’Elba.

Approfondimenti davvero importanti in tutti i casi analizzati, come nel caso marchigiano, dove lo studio del fenomeno erosivo costiero è stato indubbiamente di grande respiro con approfondimenti e correlazioni come quella tra l’evoluzione delle foci fluviali e la superficie delle aree boscate della Regione Marche dal 1835 ad oggi dei tre principali bacini idrografici di quella regione come quelli del Chienti, del Potenza e del Tronto, ben evidenziata dal grafico seguente.

erosione_boschiMarche
Una iniziativa quella di Legambiente che rappresenta la continuità di un impegno che viene da lontano e che è sottolineata dal Responsabile scientifico  Giorgio Zampetti, secondo il quale ‘l’obiettivo dell’impegno di Legambiente è di tutelare e preservare la natura degli habitat costieri, liberare l’accesso alle spiagge e liberarle dal cemento, avviare una radicale riqualificazione dell’esistente e progettare e realizzare opere di adattamento dell’erosione costiera”.

Obiettivi di fondamentale importanza per il raggiungimento dei quali sarà importante finalmente qualificare i progetti di rinascimento e soprattutto le tecnologie di rinascimento che verranno adottate, sperando davvero che il nuovo impegno del Ministero dell’Ambiente, soprattutto nella figura del Sottosegretario, onorevole Silvia Velo, possa davvero chiudere una pagina di mala gestione ed aprirne una finalmente sostenibile e capace di far risplendere pienamente una perla fondamentale del nostra paese come lo splendido ecosistema costiero.

Sauro Secci

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