Deforestazione planetaria: 170 milioni di foreste a rischio entro il 2030

The Migratory Species of the Juruena River Expedition, May 2014.Uno dei fenomeni di maggiore impatto ambientale che ho avuto modo di approfondire a più riprese è indubbiamente quello legato alla deforestazione ed all’uso indiscriminato delle foreste, autentico “apparato respiratorio” per il nostro pianeta. Ho avuto modo di farlo ripetutamente attraverso una delle colture capace, più di ogni altra, di stimolare la cupidigia umana, come la coltivazione della palma da olio, per i suoi molteplici utilizzi sia “food” che “No food”, (vedi post “Biocarburanti e cambiamenti climatici: il virus olio di palma“). Un fenomeno, quello della deforestazione da olio di palma, chedeforestazione dopo gli effetti devastanti già provocati in Asia, in paesi come Malaysia e Indonesia, si sta progressivamente propagando al continente africano (vedi post “Virus “Olio di palma”: il contagio si sposta in Africa“). Un fronte che ha visto in questi ultimi anni il crescente impegno delle grandi associazioni ambientaliste come Greenpeace, che è riuscita anche a strappare impegni ufficiali ai maggiori operatori mondiali del settore (vedi post “Deforestazione da “olio di palma”: primo impegno da parte del più grande operatore mondiale“). Ci fa tornare su questo non certo edificante itinerario mondiale il nuovo Rapporto di WWF dal titolo “Living Forests Report: Saving Forests at Risk“, scaricabile in calce al post e rilasciato in questi giorni in occasione di un vertice mondiale sul tema, il “Tropical Landscapes Summit” tenutosi recentemente a Giacarta, capitale di un paese simbolo come l’Indonesia. Nel Rapporto si prevede che tra il 2010 e il 2030, potranno andare persi ben 170 milioni di ettari di foreste nel mondo, una superficie equivalente a quella di Germania, Francia, Spagna e Portogallo insieme.

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In questa chiave di lettura allargata, l’allarme deforestazione, è imputabile principalmente alla espansione di modelli agricoltura assolutamente insostenibili ed in mano a grandi multinazionali. Secondo WWF, se non si inverte il trend, entro il 2050 gli ettari perduti potrebbero raggiungere i 230 milioni mentre sarebbe necessario azzerare questa perdita entro il 2020 per evitare riflessi disastrosi sui cambiamenti climatici, con ingenti perdite, ambientali, sociali ed economiche (vedi a seguire la matrice degli impatti, tratta dal Rapporto).

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Nel nuovo Rapporto del WWF si legge anche che entro il 2030, undici località in tutto il mondo, dei quali dieci collocati nei tropici, rappresenteranno oltre l’80% della perdita di foreste a livello globale, come autemtici “polmoni del pianeta”. I polmoni verdi a rischio sono:

  • Amazzonia (Sudamerica);
  • Foresta atlantica e Gran Chaco (Sudamerica);
  • Borneo (Asia arcipelago indonesiano);
  • Cerrado (Sudamerica);
  • Choco-Darien (Centroamerica);
  • Africa Orientale;
  • Australia orientale;
  • Greater Mekong (Asia orientale);
  • Nuova Guinea e Sumatra (Asia arcipelago indonesiano);
  • Bacino del Congo (Africa).

E’ proprio sul Bacino del Congo che si concentrerà la campagna di raccolta fondi del WWF Italia programmata a maggio. Si tratta di autentici bacini di biodiversità, che presentano la più ricca concentrazione di fauna selvatica al mondo, comprese le specie in via di estinzione, come oranghi e tigri, tutti ambienti assolutamente fondamentali per il futuro di molte comunità indigene.

Sauro Secci

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