Bioeconomia come grande opportunità per l’Italia: questa volta a sostenerlo un grande istituto di credito

bioeconomia_logoLa profonda crisi di sistema che stiamo vivendo oramai da oltre un quinquennio, rende necessario ed inderogabile cambiare assolutamente modello di sviluppo, cercando di rivedere criticamente le tante distorsioni del modello di sviluppo basato sul paradigma della crescita illimitata in senso solo quantitativo delle economie, che ha posto sull’altare il consumismo più esasperato che, nello stesso tempo, si è trasformando in uno “spietato” strumento di esclusione sociale per una fascia sempre più vasta delle popolazioni, anche in paesi a cosiddetta “economia sviluppata” come il nostro. Un tema di grandissima attualità ed interesse al riguardo, è indubbiamente quello legato alla “economia circolare”; che ho trattato a più riprese, sulle pagine del mio blog (vedi post “Alla ricerca della via di uscita dalla crisi: ecco l’”Economia Circolare” e la riscoperta del valore del “riparare”). Un modello di sviluppo, quello che ci ha accompagnato sino a qui, collassato in questi ultimi anni, a causacircular-economy-i-i_0 di una finanza sempre più spietata e famelica, che ha celebrato fino all’esasperazione il denaro, con forme di speculazione mai viste prima. Un potere quello finanziario, che, a partire dalla metà degli anni ’90, ha preso pieno possesso delle economie, mettendo in secondo piano il valore dell’uomo del valore aggiunto delle diverse professionalità. Un potere, quello finanziario degli ultimi anni, che, nonostante maquillage di facciata, che rendono assolutamente di tendenza mettersi la coccarda “green” sul petto, sta dimostrando ancora, nella sostanza, di sostenere maggiormente le attività fossili ed ad alta intensità di carbonio (vedi post “Settore bancario ed ambiente: ancora preferiti gli “inquinatori” in barba alle famigerate “esternalità”). In un contesto come quello che stiamo vivendo, dove una crescita del capitale economico non può che distruggere inesorabilmente il capitale naturale che abbiamo il dovere di tramandare alle generazioni future, costituisce indubbiamente un segnale di speranza e di possibile e fortemente auspicabile inversione di rotta, un recente studio. Si tratta del nuovo report realizzato dal Centro Studi di uno dei maggiori istituti di credito nazionali come Intesa San Paolo, pubblicato dalla rivista internazionale Materia Rinnovabile, edita da Edizioni Ambiente e dedicata all’economia sostenibile e circolare, secondo il quale l’Italia è terza in Europa nel settore della bioeconomia con un grandissimo potenziale di sviluppo. Lo studio dell’istituto bancario, traccia uno scenario particolarmente favorevole per l’economia sostenibile italiana, una conclusione sulla quale io non ho mai avuto dubbi, che si conferma una grande fonte di ricchezza e di occupazione, fondamentale e preziosa in un momento di profonda crisi sistemica come quella che stiamo vivendo. Gli analisti del rapporto, indicano un valore potenziale per la bioeconomia in Italia, pari a ben 241 miliardi di euro. Si tratta di un settore che in Europa è capace di dare occupazione a 1,6 milioni di persone. Nella graduatoria dei paesi della UE, tra le grandi economie europee, l’Italia figura in terza posizione, alle spalle solo di Francia e Germania. Mentre in Francia il valore della bioeconomia si attesta infatti sui 295 miliardi di euro, la leader assoluta del settore nei Paesi dell’UE è la Germania, dove l’economia sostenibile è capace di generare ben 330 miliardi di euro. Alle spalle dell’Italia in questa TOP5 europea, abbiamo la Spagna, con 186 miliardi, e il Regno Unito con 155 miliardi, per un totale di 1.200 miliardi di euro e 7,5 milioni di occupati (18 milioni gli occupati totali nella UE27).

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Un valore significativo quello il valore della bioeconomia nella UE5, di oltre 1.200 miliardi di euro, con ben 7,5 milioni di cittadini europei che hanno trovato occupazione grazie all’economia sostenibile. Ancora più significative le ricadute occupazionali ed economiche del settore a livello globale, dal momento che solo nel 2012 le esportazioni di prodotti bio, sono state capaci di dare origine ad un giro d’affari di 2.100 miliardi di dollari, pari all’11,4% del commercio mondiale, registrando una crecsita di oltre il 2% rispetto al dato del 2007, quando la percentuale si attestava sull’8,9%. A fare la parte del leone, in questi trend di crescita della bioeconomia, le esportazioni con ben 2/3 di questa voce riferibile ai prodotti agroalimentari, con un valore pari a 1.850 miliardi. A seguire poi abbiamo il 16% delle esportazioni, rappresentato dai “biochemicals”, i prodotti della emergente “chimica verde”, con questo segmento del mercato, dominato dagli Stati Uniti, dalla Germania e dall’Olanda. Relativamente alle importazioni, il Paese ad acquistare la quota parte  maggiore di prodotti della bioeconomia dall’estero è la Cina, che da solo assorbe il 10% delle importazioni globali. Gli esperti di Materia Rinnovabile, la rivista che ha pubblicato lo studio di Banca Intesa, evidenziano la grande necessità per l’Europa di puntare sempre più sulla economia circolare e sostenibile nei prossimi anni, essendo fondamentale disaccoppiare la crescita dal consumo di risorse, ideando sempre di più, prodotti di facile riutilizzo e riciclaggio, facendo in modo che ciascun componente del prodotto sia biodegradabile o riciclabile al 100%. Evidente infine, in questa evoluzione, come, il passaggio a prodotti cosiddetti “biobased”, sia fondamentale per la riduzione della nostra dipendenza dalle fonti fossili, permettendo nel contempo di abbassare i costi e l’impronta ecologica dei processi produttivi e dei prodotti. Un Rapporto che, nenache a farlo apposta, si sposa perfettamente con il mondo delle ecotecnologie, per le quali, proprio mercoledì 18 marzo a Roma, verrà presentato al Parlamento il nuovo “Libro Bianco delle ecotecnologie di Ecofuturo”, da parte di una serie di associazioni che gravitano intorno alla Libera università di Alcatraz gestita nel cuore dell’Umbria da Jacopo Fo, tra le quali, il Coordinamento Nazionale FREE (Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica), l’Associazione Comuni Virtuosi, la FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali), le Associazioni Energitismo e “Italia che cambia” (vedi post Ecquologia). Un Libro Bianco, che illustrerà a tutte le forze parlamentari come è possibile risparmiare ben 200 miliardi di euro, in piena era di spending review, creando occupazione, difendendo salute e ambiente, promuovendo pace e diritti umani.

Interessante sul tema questo breve ma interessante video relativo ad un Convegno internazionale sulla bioeconomia, tenutosi recentemente in Basilicata

Sauro Secci

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