Dallo spreco di cibo (food), nuove opportunità per l’alimentazione degli animali (feed)

mangimeIn questi ultimi tempi ho avuto modo di parlare sempre più spesso degli enormi numeri legati allo spreco di cibo, che, nonostante la pesante crisi economica in corso, fanno registrare un’onda lunga indotta da comportamenti contratti nel periodo opulento del consumismo, che nei principi ci sta ancora accompagnando. Una problematica che ha visto anche il nostro Ministero dell’Ambiente, predisporre una strategia organica per affrontare il problema (vedi post “Una strategia nazionale contro lo spreco alimentare: il Ministero dell’ambiente ci prova“). Un momento che richiede una profonda riscoperta degli enormi valori e giacimenti di conoscenze, contenuti nella civiltà contadina, oseirei dire, brutalmente accantonati da alcuni scellerati decenni. Molti e diversificati in nquesti ultimi anni, progetti ed approcci diversi per affrontare il problema spreco alimentare, con la UE che sta investendo oltre 4 miliardi di euro in ricerca e innovazione per una bioeconomia europea in grado di sfruttare al meglio le nostre risorse biologiche rinnovabili. In un simile scenario, una componente fondamentale è costituita proprio dall’agricoltura, quel settore primario determinante per assicurare la produzione alimentare, garantendo nel contempo la gestione sostenibile delle risorse naturali, sostenendo anche lo sviluppo nelle zone rurali.

logo-noshanL’UE produce oggi circa il 18% delle esportazioni alimentari mondiali, per un valore corrispondente a 76 miliardi di euro, tuttavia, nell’UE come in altre aree del mondo, i rifiuti agricoli costituiscono una forte limitazione economica per gli agricoltori, costando anche denaro alla collettività, con un costo tra 55 e 99 euro per tonnellata. Nella perenne diatriba tra “food” (ciò che è destinato all’alimentazione umana) e “no food” (di fatto rifiuti organici), vi è un area intermedia fondamentale come il “feed”, cioè la riconversione degli scarti alimentari umani per la produzione di mangimi per animali. E’ proprio sulla trasformazione dei rifiuti agricoli in mangimi, che si stadeclaration basando il progetto di ricerca NOSHAN (link sito), finanziato dall’UE. Un progetto che potrebbe aprire nuove opportunità agli agricoltori riducendo la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di questi prodotti. Una azione che contribuirebbe, a sua volta, alla creazione di nuovi posti di lavoro “green”, nei settori della raccolta e del trattamento rifiuti oltre che in quello della produzione di mangimi. Un approccio visto di buon grado e con grande attenzione dalle aree rurali, dove la crescita è ed è stata storicamente meno sostenuta rispetto alle aree urbane, con una industria dei mangimi capace di costituire un potente motore economico.

Come ha spiegato il coordinatore scientifico del progetto NOSHAN, Montse Jorba del centro tecnologico spagnolo LEITAT, “nel mondo un terzo del cibo prodotto per il consumo umano va perduto o viene gettato via, in totale 1,3 miliardi di tonnellate all’anno e la trasformazione alimentare produce una grande quantità di tali rifiuti. I prodotti ortofrutticoli presentano tassi di spreco più elevati rispetto a qualsiasi altro alimento. Un aspetto non trascurabile, comportando un grande sperpero di risorse naturali e umane come acqua, suolo, energia, manodopera e capitale”. Nelle finalità del progetto NOSHAN vi è la trasformazione dei rifiuti alimentari, con particolare riferimento a frutta, verdura e latticini, in mangimi a basso costo, mantenendo contemporaneamente un basso consumo energetico.
Il team di progetto è costituita da centri di ricerca, da un’università e da imprese provenienti da sei paesi dell’UE oltre alla Turchia, ed ha iniziato a lavorare nel 2012, valutando il valore di diversi tipi di rifiuti e realizzando una banca dati di potenziali ingredienti dei mangimi. Alla fine temporale del progetto, prevista per il 2016, il team avrà potuto inoltre individuare le migliori tecnologie disponibili per ricavare e migliorare le sostanze utili da ogni tipo di rifiuti. Importante anche l’offerta di acquisire una maggiore sostenibilità, minimizzando gli impatti, che il progetto offre all’intero settore agricolo europeo. A seguire una schematizzazione delle logiche di ricerca alla base del progetto europeo.

schema

Processi e metodologie elaborati dal progetto, saranno di supporto anche alle aziende agroindustriali, che trasformano i prodotti della terra, a recuperare le calorie contenute negli alimenti gettati, e l’energia impiegata per produrli, comportando anche una significativa riduzione del consumo idrico, considerando che i rifiuti alimentari sono responsabili di oltre un quarto del consumo totale mondiale di acqua dolce. La riduzione della necessità di produrre separatamente i mangimi, nella principale azione di NOSHAN, sarebbe capace di attenuare la crescente concorrenza tra la produzione di alimenti (food) e quella di mangimi (feed), che necessitano entrambe di suolo e acqua. Un’altra azione di progetto, del team di NOSHAN, è orientata allo studio degli ingredienti funzionali dei mangimi derivati dai rifiuti alimentari orientati a soddisfare specifiche esigenze degli animali, come la salute e la profilassi e prevenzione delle malattie. Allo specifico riguardo, i ricercatori stanno attualmente individuando fibre e peptidi (composti chimici) funzionali nei rifiuti, che verranno poi utilizzati per sviluppare mangimi specifici per suini e pollame. Molto curati ovviamente gli aspetti legati alla sicurezza, garantita attraverso un’intensa attività di monitoraggio, che copre ogni passaggio dai rifiuti tal quale al prodotto finale. Unitamente alla fattibilità tecnica ed economica di ciascun processo studiato, saranno proprio gli aspetti legati alla sicurezza, tra i criteri di base sui quali l’équipe NOSHAN deciderà strategie e prodotti da commercializzare. Significativa sul progetto, anche l’attestazione del Commissario per la ricerca, l’innovazione e la scienza Máire Geoghegan-Quinn, che ha rilevato che “la bioeconomia in Europa ha un valore di 2000 miliardi di euro e rappresenta 22 milioni di posti di lavoro, motivo per cui è il fulcro di Orizzonte 2020. Progetti come NOSHAN mettono insieme ricercatori e imprese per rafforzare la nostra economia e migliorare la nostra qualità della vita in modo sostenibile”. Un area di ricerca sicuramente fondamentale in un momento come questo, nel quale è inderogabile ridare la massima attenzione ad un settore come quello agricolo, fondamentale ancora di più per il nostro futuro.

Sauro Secci

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2 risposte a Dallo spreco di cibo (food), nuove opportunità per l’alimentazione degli animali (feed)

  1. Donatella Fregatti ha detto:

    sono completamente in disaccordo!
    per fermare lo spreco bisogna produrre di meno e meglio, quindi ostacolare l’uso di veleni in agricoltura e sostenere quella biologica biodinamica sinergica ecc.
    inoltre basta allevamenti intensivi e aiuti finanziari agli stessi: se fossimo tutti vegani o vegetariani o almeno limitassimo al massimo il consumo di carne (comprandola all’interno del comprensorio in cui viviamo) non ci sarebbero più né spreco né fame al mondo!

    • saurosecci ha detto:

      le opinioni sono tutte rispettabili ci mancherebbe, ma siccome gli allevamenti esistono è importante lavorare per la sostenibilità e per ridurne l’impatto ambientale, ricordando che il mondo è bello perch+ è vario

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