Green economy in italia: Trentino al top, Sicilia fanalino di coda

italia-rifiuti-efficienza-risorse-economia-verde-green1La strada tracciata verso l’uscita da questo tunnel, tracciato dalla crisi economica che sta attanagliando le economie cosiddette “avanzate”, come la nostra, non può assolutamente prescindere da un completo riassetto dei sistemi energetici e da una progressiva de carbonizzazione dei sistemi. Molti sono gli studi ed i rapporti orientati a fare previsioni, altri quelli che fanno un bilancio delle azioni sino a qui intraprese, anche per cercare di rimodulare e correggere il tiro alle politiche attuate. E’proprio in quest’ultimo ambito che si colloca un nuovo studio che ha stilato una classifica nell’”Indice Green economy 2014” stilata da Fondazione Impresa, una associazione che raggruppa le PMI italiane, cioeè una dimensione assolutamente fondamentale da sempre dell’economia italiana e che dovrebbe essere maggiormente tutelata e rimessa al centro delle attenzioni. Si tratta della fotografia di un’Italia “a macchia di leopardo” dove gli storici squilibri tra Nord-Sud vengono superati con l’economia verde che diventa “patrimonio di tutti”.

Davvero molto ampio il set di indicatori, ben 21, utilizzati per le elaborazioni che hanno contribuito a redigere la graduatoria regionale finale e di matrice molto etogeneo. Si tratta infatti oltre che indicatori strettamente energetici ed ambientali di fonte, ENEA, GSE, Terna, ISPRA, anche statistici e demografici elaborati da ISTAT, Infocamere etc. A seguire la tabella che elenca i 21 indicatori alla base della elaborazione.

 set_indicatori

Passando alla classifica finale delle regioni nel segno della “Green Economy”, abbiamo nettamente in testa il Trentino Alto Adige, grazie ad un rendimento efficiente nellamappa maggioranza degli indicatori green considerati. Sono oltre un terzo infatti gli indicatori (8 su 21) in cui il Trentino Alto Adige si posiziona sempre nelle prime 3 posizioni e solamente in 4 indicatori su 21 scende sotto metà classifica (11° posto o peggiore). Una regione, la capolista, leader assoluto nelle detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazioni energetica, con 51,5 ogni 1.000 abitanti, equivalenti a più del doppio della media italiana che si arresta a 24,1, oltre che per qualità ambientale dei prodotti, con 56,1 licenze ecolabel ogni 100 mila imprese contro appena il 6,0 della media nazionale.  Scendendo al secondo posto, abbiamo le Marche, che fanno registrare, la potenza solare-fotovoltaica in conto energia installata più elevata d’Italia, con 654,8 Kwp ogni mille abitanti ed il più elevato numero di punti vendita di prodotti biologici, con 16,0 ogni 100 mila abitanti, dato non certo casuale, anche dal momento che nelle Marche è nato il biologico, con l’indimenticabile “Gino Girolomoni e la sua cooperativa in provincia di Pesaro (vedi post “Gino Girolomoni: un uomo, una storia, un libro per il biologico italiano, con i “piedi per terra”). Ma le Marche vanno ben oltre, dal momento che la regione si caratterizza per un rendimento costante su quasi tutti gli indicatori green, con solo 4 casi su 21 dove la Regione si posiziona al di sotto di metà classifica (11° posto o peggiore). Nella terza posizione, troviamo poi la Valle d’Aosta, ottenuta con una ottima posizione su un terzo degli indicatori (7 su 21), facendo registrare ben 4 primi posti assoluti: energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, carbon intensity, qualità ambientale delle organizzazioni/imprese e più bassa percentuale di famiglie che dichiarano sporcizia nelle strade (12,1% contro il 28,6% della media italiana).

tabella

Le rivelazioni 2014 del Rapporto, giunto alla sua quinta edizione, sono state Abruzzo, Basilicata e Calabria, mentre le conferme, con ottime posizioni, sono quelle di Toscana e Umbria. Venendo alle regioni più in sofferenza, abbiamo invece Puglia e Campania, che fanno registrare una prevalenza di posizionamenti nelle parti basse delle classifiche in ben 13 indicatori su 21, seppure con connotazioni diverse, mentre la Puglia può contare su più posizionamenti favorevoli (3 volte a podio con 3 secondi posti negli indicatori potenza solare-fotovoltaica installata, qualità ambientale dei prodotti e risparmio energetico certificato con i certificati bianchi), la Campania fa registrare soltanto un primo posto per merci in ingresso/uscita su strada, essendo invece fanalino di coda in 3 indicatori (punti vendita bio, detrazioni fiscali 55% e qualità ambientale prodotti). Concludendo invece con le “cenerentole”, abbiamo Lazio e Sicilia, con il Lazio che si colloca nei bassifondi delle classifiche per ben 15 volte (11° posto o peggiore). La Sicilia poi, è fanalino di coda in 3 indicatori fondamentali come risparmio energetico certificato, qualità ambientale delle organizzazioni e raccolta differenziata.

 

Sauro Secci

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