Rapporto Qualità dell’Ambiente Urbano 2014 di ISPRA: in 12 anni, dimezzate le emissioni da traffico veicolare

rapporto_ispra_2014Puntuale anche quest’anno il nuovo Rapporto ISPRA sulla Qualità dell’Ambiente Urbano 2014, giunto alla sua decima edizione e che ha preso in considerazione 73 città, comuni capoluoghi di provincia con popolazione superiore ai 50.000 abitanti. Tra le indicazioni più significative, il calo del 50% delle emissioni di PM10 registrato nel settore dei trasporti su strada nel corso degli ultimo 12 anni, un periodo nel quale, sono scese del 63% anche quelle del settore industriale, pur tuttavia con livelli di concentrazioni ancora troppo alte. Le nuove indicazioni mostra come sia sempre più preferita la provincia alla città, spostandosi sempre di meno. Ad una maggiore richiesta di utilizzo del trasporto pubblico, si registra una offerta in calo nella maggioranza delle aree urbane, con l’auto privata che detiene ancora il primato ma con le metropolitane che, tra le infrastrutture di trasporto, escono egregiamente dall’analisi ISPRA.

Nelle aree urbane prese in considerazione nell’indagine, dal 2000 al 2012, le emissioni di PM10 risultano quasi sempre in diminuzione, registrando una riduzione complessiva del 37%, con esclusione del caso di alcune città più piccole per le quali il crescente consumo di biomassa legnosa per il riscaldamento ne ha determinato un complessivo incremento. Anche il settore del riscaldamento infatti, fa registrare una contrazione di emissioni di PM10 del 47%, che si aggiunge alle riduzioni degli altri due settori dei trasporti e industriale.

PM10

Per quanto riguarda le emissioni di ossidi di zolfo, un inquinante da tempo in progressiva diminuzione, grazie anche al definitivo affrancamento dal gasolio nei sistemi di riscaldamento, è l’apporto del trasporto marittimo nazionale, da sempre uno dei più rilevanti, a registrare una riduzione delle emissioni del 66%, nello stesso periodo 2000-2012, mentre quelle sono in aumenti quelle dovute al trasporto marittimo internazionale che aumentano del 33% rappresentando, nel 2012, ben il 36% del totale delle emissioni nazionali di ossidi di zolfo contro il 9% del 2000. Un ambito, quello del trasporto marittimo in cui si intravedono davvero nuovi combustibili come il GNL, capaci di dare risposte davvero molto importanti in termini emissivi (vedi post “GNL come evoluzione del concetto di “combustibile”: la rivoluzione si fa strada anche in Italia“).

sox

Un indicazione generale che emerge, è quella di una popolazione in aumento nelle province a scapito delle città, con un calo dello 0,8% nei capoluogo contro un aumento del 6,2% nelle rispettive province (fonte ISTAT 2001-2011). Davvero singolare il caso di Roma dove si assiste ad un +2,8% del capoluogo contro un +19,6% dei comuni della provincia. Tra le città in controtendenza, abbiamo Matera (+3,5) e Reggio Calabria (+0,3%) che continuano a mantenere un ruolo di attrazione rispetto alla provincia (rispettivamente-4,2% e-3,6%).

Davvero distante ancora per gli italiani, una vera scelta di campo verso il trasporto pubblico, dal momento che la tendenza a preferire il trasporto pubblico non è sostenuta da un’ adeguata offerta di mobilità pubblica. Nel 2012 la disponibilità di mezzi si colloca tra le 5 e le 10 vetture ogni 10.000 abitanti in oltre il 50% del campione delle 73 città. Significativo, specialmente in alcune realtà, il calo dell’offerta, di autobus, tra il 2008-2012 soprattutto a Siracusa (-75,4%), Napoli (-54,7%) e Ragusa (-41,1%). Nonostante una maggiore dichiarata propensione a usare il TPL, si riduce anche l’utilizzo di trasporto pubblico locale con oltre il 76% delle città tra il 2008 e il 2013 dove si è verificata una riduzione del numero dei passeggeri trasportati. Non si sottrae agli effetti della crisi il trasporto marittimo, che torna ai minimi storici del 2009, con una diminuzione sia del volume totale di merci movimentato nei 20 porti presi in esame, sia il numero dei passeggeri trasportati che, dal 2012 ad oggi,si riduce progressivamente raggiungendo il valore minimo degli ultimi anni con quasi 33 milioni di passeggeri (-9,9% rispetto al 2011). L’andamento del parco auto a gasolio delle 73 città in esame segue il trend nazionale che a fronte della diminuzione generale del parco auto totale, risulta, nel 2013, in leggero aumento (+1,3%) rispetto all’anno precedente.

Altro indicatore significativo della pressione che il settore produttivo esercita sull’ambiente è il tasso di crescita delle imprese: in Italia nel 2013 nascono 384.483 nuove imprese, circa 600 in più rispetto al 2012, che però non compensano il calo subito negli anni precedenti (-11,8% rispetto al 2007) e il numero delle attività cessate nello stesso periodo, passato da 364.972 del 2012 a 371.802 del 2013.

Passando ad uno dei tasti più dolenti per il nostro paese, la drammatica situazione della quantità di suolo consumato. In cima alla classifica delle nostre città assediate dal cemento, le più alte percentuali di consumo si trovano a Napoli e Milano, con valori superiori al 60%,seguite da Torino e Pescara con oltre il 50%. Oltre il 40% abbiamo Bergamo, Brescia, Monza e Padova. Andando verso sud, troviamo i comuni di Bari e Palermo che si attestano intorno al 40%,mentre negli altri si registrano percentuali inferiori al 30%. Tra i comuni ad alta estensione territoriale, invece, i valori assoluti più alti si registrano a Roma con oltre 33.000 ettari ormai persi e a Milano con 11.000 ettari.rapporto_consumo_di_suolo_in_italia_2014-24 L’areale complessivo a rischio, nelle 45 città attraversate da faglie capaci, è pari a circa 244, corrispondente a circa il 2,5% del territorio analizzato. La pericolosità da fagliazione superficiale è decisamente rilevante a Reggio Calabria, Messina, Catanzaro e Cosenza, L’Aquila, Siracusa, Ragusa e Benevento e non trascurabile a Trieste, Udine e Perugia, mentre è poco rilevante nelle altre 34 città. Sul fronte di un altro grande cancro per il nostro paese, come quello del dissesto idrogeologico, sono state censite in totale oltre 14.000 frane per un’area complessiva in frana pari a quasi 390 ettari. Potenza, Matera, Trento, Genova, Ancona, L’Aquila e Perugia presentano i valori più elevati sul territorio comunale, mentre i comuni che ricadono prevalentemente in aree di pianura presentano ovviamente un dissesto da frana molto più basso. Relativamente alla stima della popolazione esposta, questa supera i 3.000 abitanti a Genova, Trento, Perugia, Ancona, Potenza, Catanzaro, Reggio Calabria e Messina. Uno scenario completo ed esaustivo sulla evoluzione delle tante problematiche ambientali che affliggono il nostro paese, base rilevante come supporto alla predisposizione di nuove e possibilmente sempre più strutturate ed organiche politiche di intervento.

Sauro Secci

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