L’Italia ed il grande potenziale inespresso del teleriscaldamento

mappaSolo alcuni mesi fa avevo parlato di un progetto europeo “Geodh”, finalizzato allo sviluppo, su scala comunitaria, dei teleriscaldamenti geotermici (vedi post “Geotermia e teleriscaldamento: Un grande potenziale europeo per annientare le fonti fossili”). Mi da occasione di tornare sull’argomento il nuovo rapporto di LegambienteIl teleriscaldamento in Italia – Stato attuale e potenzialità di sviluppo”, scaricabile in calce al post, e che costituisce un grande approfondimento sulle potenzialità dell’intero settore del teleriscaldamento nel nostro paese di seguito definito TLR. Sono oggi 10 le regioni italiane, dal Lazio al Trentino Alto-Adige, che dispongono di sistemi ditelerisc_mappa_regioni TLR, concentrate al Nord (escluso solo il Friuli Venezia Giulia) e con una appendice di tre regioni dell’Italia centrale (vedi mappa a destra). Si tratta di un totale di 192 reti di TLR oggi in esercizio, al servizio di 150 comunità, città e paesi, con quasi tre milioni di utenti interessati tra utenze domestiche, attività commerciali e stabilimenti industriali. Si tratta del primo rapporto sul TLR, redatto da Legambiente in collaborazione con Airu, Associazione Italiana Riscaldamento Urbano (link sito). La tecnologia di TLR, a partire dalla valorizzazione di una sorgente che dovrebbe essere sempre locale (biomasse, geotermia, etc.) e che però vede in Italia anche l’utilizzo di fonti fossili come il metano, si basa sulla circolazione di acqua surriscaldata in condotti interrati, distribuita agli edifici per il funzionamento di distributori di calore (caloriferi o altro) e produrre acqua calda sanitaria. Il cuore della rete è costituito da una centrale termica di produzione, che può essere alimentata, come dicevo, in vari modi, con il massimo dell’efficienza che si ottiene con impianti di cogenerazione, capaci di generare contemporaneamente elettricità e calore, grazie al recupero termico.

Il nuovo rapporto fornisce una analisi puntuale della diffusione del TLR nelle Regioni italiane, sia in termini di popolazione servita che di volumi riscaldati (vedi tabella seguente).TabellaLegambiente-teleriscaldamento

Molteplici i vantaggi per gli utenti serviti dal TLR, viste le buone performance di questo approccio sia rispetto all’utilizzo di caldaie autonome in singoli appartamenti, che di caldaie centralizzate nei condomini, con un costo finale del calore proveniente dal teleriscaldamento decisamente vantaggioso sul mercato. Altro aspetto certo non di secondo piano è quello della sicurezza, vista l’assenza di bruciatori e scomodi “inquilini” come i combustibili negli edifici, oltre che, in termini ambientali, la riduzione delle emissioni inquinanti.
Entrando nell’ambito dell’analisi delle singole regioni, fatta nel rapporto, emerge il Piemonte, con la rete di TLR di Torino, la più estesa d’Italia con uno sviluppo di 467 km, che nel 2012 ha erogato oltre un milione e 889.000 GWh termici. Le 24 reti regionali del Piemonte nel loro complesso, che hanno permesso di risparmiare energia primaria superiore a 200.000 Tep (tonnellate equivalenti di petrolio), evitando l’emissione di circa 902.000 tonnellate di gas serra. Tutto questo con una tecnologia che riesce a coprire appena 291 milioni di metri cubi di edifici, pari al 6% del fabbisogno termico nazionale, con le elaborazioni che indicherebbero come raggiungibile almeno il 25% dei volumi.

volum_riscaldata
Complessivamente, nel nostro paese sono 70 i comuni teleriscaldati con utilizzo di fonti rinnovabili, attraverso 88 reti, concentrate in Toscana, grazie alle potenzialità geotermiche, e in Trentino Alto-Adige, che vede invece un grande sfruttamento delle biomasse. Una cinquantina di comuni, possiede invece 72 reti di TLR alimentate da un solo tipo di combustibile, nell’ambito delle quali troviamo sistemi di cogenerazione con carburanti fossili, caldaie, centrali termoelettriche, recupero di calore da termovalorizzatori. Sono infine 21, le installazioni basate su un mix di fonti, sia convenzionali che rinnovabili. Dal punto di vista della potenza, la maggior parte di quella disponibile, pari al 67%, scaturisce da impianti di cogenerazione che bruciano gas o gasolio, con un totale di 2.120 MW termici su 3.160 in tutta Italia, con 920 MW che è invece il totale della parte elettrica. Ci sono poi 615 MW garantiti sempre da impianti di cogenerazione, alimentati però da fonti pulite e rifiuti solidi urbani, mentre meno di 500 MW rientrano nel computo delle reti alimentate esclusivamente da rinnovabili termiche, senza nessuna “contaminazione” da carburanti fossili o rifiuti. Un grande potenziale , in gran parte inespresso che oggi, grazie alle nuove tecnologie, legate anche alla microcogenerazione, può permette una molto più alta penetrazione nei territori, con una molto più alta modularità degli approcci risolutivi rispetto alle diverse realtà.

Sauro Secci

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