Urban Water Footprint: nasce l’impronta idrica delle città

Water-Footprint-networkUn contributo fondamentale per la predisposizione di politiche orientate alla sostenibilità è indubbiamente costituito dagli indicatori ambientali. Un serie che di va gradualmente incrementando per percepire le diverse sfaccettature delle problematiche ambientali e che hanno avuto indubbiamente un capostipite nella “impronta ecologica” “Ecological Footprint”, messa a punto oramai quasi 20 anni fa da due ricercatori canadesi della British Columbia University, e della quale ho cercato recentemente di fare il punto nel post “Impronta ecologica Italiana: il punto della situazione con qualche “indicazione” per ridurla”. Se termini come “Ecoligical footprint” appena accennata o “Carbon footprint”, procedura utilizzata per misurare l’intensità di carbonio e quindi di dipendenza da risorse fossili nei processi, sono oramai consolidati e di accezione comune, anche perché connessi direttamente ai cambiamenti climatici, volevo introdurre in questo post un altro concetto di “impronta”, cioè la “Water Footprint”, vale a dire “l’impronta idrica”, decisamente meno conosciuto al grande pubblico, nonostante il suo stretto legame con una risorsa fondamentale per la vita, come l’acqua, e uno dei temi cruciali al centro del dibattito internazionale.

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L’”oro blu”, come oramai è sopranominata la risorsa idrica, componente essenziale dell’idrosfera, ricopre come sappiamo, il 70% della superficie del Pianeta, ma solo una percentuale minimale di questa risorsa di vita è composta da acqua dolce utilizzabile per garantire la sopravvivenza dell’ecosistema umano. L’acqua intesa come elemento di base dell’intera esistenza, si è trasformata oggi più che mai in una risorsa da proteggere, limitandone gli sprechi ed impiegandola con intelligenza. E’ proprio in questo contesto che si inserisce il lavoro che sta svolgendo da alcuni anni un team di nove partner provenienti da 5 differenti Paesi europei, che sta lavorando alla individuazione di un percorso comune in grado di migliorare la gestione e l’impiego della risorsa idrica nelle aree urbane nelle quali oramai, da molti anni risiede oltre il 50%della popolazione mondiale.
E’ nato proprio per questo il progetto “Introduction of Water Footprint (WFTP) Approach in Urban Area to monitor, evaluate and improve the water use”, finanziato all’interno del programma Central Europe ed articolato su due filoni paralleli di sviluppo, finalizzati all’adattamento del “impronta idrica” a livello locale, grazie alla collaborazione con una serie di atenei come le Università di Padova, di Wroclaw (Polonia) ed Innsbruck (Austria), con l’attivazione di tre laboratori territoriali di sperimentazione ed implementazione delle strategie messe a punto.

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La rappresentanza italiana a livello internazionale è costituita dal CESQA (link sito), il Centro Studi Qualità Ambiente del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova guidato dal Prof. Antonio Scipioni. Si tratta di un centro specializzato in ricerca applicata, artefice di numerosi progetti nell’ambito della gestione sostenibile dell’acqua e all’applicazione dell’approccio Water Footprint nell’ambito di aziende private e pubbliche amministrazioni. Per ridurre l’impronta idrica nelle aree urbane è necessario intervenire in maniera strutturata su tutti gli aspetti alla base della gestione delle acque nelle città, dalle reti idriche, ai sistemi di trattamento delle acque reflue, promuovendo le migliori tecnologie ecocompatibili ed arrivando a definire una strategia comune a livello europeo.

Relativamente al progetto Urban Water Footprint (link sito) l’impronta idricalogo permette di identificare il volume d’acqua dolce consumata ed inquinata dall’uomo sia per impieghi diretti che indiretti. E’ infatti fondamentale che un utilizzo ragionato e razionale di questa insostituibile risorsa permetterebbe di migliorare la qualità della vita dei cittadini, riducendo l’impatto dell’uomo sull’ambiente naturale e soprattutto ottimizzando le politiche locali sull’uso dell’acqua, soprattutto in un paese come l’Italia, spesso con strutture fatiscenti e con gestioni sia in termini di pianificazione degli investimenti che di esercizio, spesso molto discutibili. Tre sono le città pilota, a livello europeo, dove sono stati attivati altrettanti laboratori virtuali per testare le strategie da applicare per il miglioramento della gestione delle acque nelle aree urbane, rispettivamente nella nostra Vicenza, e nelle sedi delle altre due Università estere coinvolte di Innsbruck (Austria) e Wroclaw (Polonia). In queste realtà è stata implementata l’interfaccia operativa tra l’approvvigionamento idrico e la domanda d’acqua, un laboratorio virtuale attraverso dal quale scaturiscono le strategie di intervento da adottare per gestire al meglio la risorsa idrica in ambito urbano adottando l’approccio Water Footprint alle situazioni reali delle realtà urbane. Dovendo rispondere a problemi ed esigenze differenti, ciascuno dei tre laboratori ha affrontato la questione utilizzando una strategia specifica.

Interessante anche l’analisi delle attività svolte nelle singole realtà urbane:

  • Vicenza: in questa realtà urbana il problema principale era la valutazione di dettaglio della quantità di acqua utilizzata, attribuibile all’utilizzo diretto dei cittadini o delle aziende, al consumo idrico delle differenti tipologie di edificio, per arrivare alla permeabilità del terreno e delle aree verdi. Si è trattato di un approccio a più livelli con la collaborazione dell’Amministrazione locale che ha reso possibile arrivare alla definizione di un modello di pianificazione territoriale in grado di identificare le strategie più appropriate per migliorare la gestione idrica della città. Nello stesso tempo sono state adottate tecnologie innovative a supporto della programmazione e della pianificazione urbana. Nella realtà vicentina sono stati anche sviluppate azioni per trasmettere alla cittadini una maggiore consapevolezza e conoscenza dell’Urban Water Footprint, orientate ad incidere sui comportamenti e sugli stili di vita e conseguentemente riducendone l’impronta idrica.
  • Wroclaw (Breslavia): nella città polacca, rispetto al modello vicentino, si passa modello di scala più ampia. In questa esperienza sono state applicate tecnologie di geolocalizzazione che hanno permesso di identificare all’interno della città, diverse aree con problematiche omogenee legate alla gestione idrica, zonizzando, dal punto di vista idrico la città e potendo definire così interventi specifici da applicare a ciascun caso.
  • Innsbruck (Austria): Nel terzo laboratorio di sperimentazione dell’approccio Urban Water Footprint, a valle della raccolta preliminare dei dati, la problematica principale della città austriaca era imputabile al consumo di “acqua virtuale”, ovvero l’acqua dolce impiegata per produrre le merci, per la preparazione dei cibi e per l’erogazione dei numerosi servizi urbani. Essendo il settore privato il principale responsabile di questi sprechi, il laboratorio urbano di Innsbruck è intervenuto sulle abitudini dei cittadini, mettendo in atto una campagna di sensibilizzazione sul tema del water footprint che ha visto un coinvolgimento particolare delle nuove generazioni.

Davvero una autentica questione trasversale, la gestione buona gestione della risorsa idrica, che vede il coinvolgimento di tutte le tematiche ambientali, sintetizzata in maniera straordinaria dal modello Urban Water Footprint, che diviene un elemento irrinunciabile per conseguire una corretta pianificazione territoriale in ambito urbano, a garanzia della ottimale flessibilità applicativa in funzione del contesto geografico e sociale delle singole municipalità, consentendo lo spazio per le Amministrazioni locali per la definizione di politiche ecocompatibili a protezione del vitale “oro blu”.

Sauro Secci

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2 risposte a Urban Water Footprint: nasce l’impronta idrica delle città

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