Erosione costiera grande problematica nazionale: presto un tavolo tra Ministero Ambiente e Regioni

erosioneCome ben noto, una delle grandi problematiche italiane è costituita dall’enorme problema della erosione costiera, in un contesto nel quale si continuano ancora a praticare, metodologie convenzionali di ripascimento delle spiagge che comportano un enorme spreco di denari, con risultati spesso assolutamente non duraturi e che un notevole impatto ambientale per gli ecosistemi marini di riferimento. E’ proprio il capitolo 5 del Rapporto sullo stato dell’ambiente 2011 di ISPRA, massima istituzione tecnico scientifica istituzionale del Ministero dell’ambiente, scaricabile in calce al post, a fornirci elaborazioni inconfutabili della dimensione del fenomeno, nell’ambito degli oltre 7500 km di costa italiane, che divengono circa 8.300 kmcoste_italiane se si considerano anche tratti di costa rettilinei introdotti in corrispondenza delle foci dei fiumi e delle strutture portuali e marittime (costa fittizia) e tratti di costa artificiali con strutture permanenti realizzate a ridosso della costa. Si tratta di un area corrispondente ad una superficie equivalente a ben 54 Km2, che dal 1950 al 1999, hanno subito una significativa erosione (superiore a 25 m) con un bilancio complessivo tra le aree in arretramento e in avanzamento, comunque negativa, con una perdita definitiva di territorio costiero pari a circa 5 km2. Una serie di fenomenologie che si concentrano maggiormente in corrispondenza delle foci dei fiumi. Ed è sempre lo stesso documento ISPRA, che evidenzia l’assoluta evanescenza degli interventi finora intrapresi con tecniche convenzionali per il rinascimento delle spiagge. Un enorme dispensio di denaro pubblico, dal momento che proprio nel documento ISPRA si legge testualmentenonostante i numerosi interventi di conservazione e ripristino dei litorali, le spiagge continuano a perdere superficie. Tra il 1999 e il 2007 le spiagge italiane hanno perso 16 km2 a fronte di 15,2 km2 di aree in progradazione. Il bilancio tra le variazioni contrastanti (progradazione e arretramento) e la stabilità dei litorali è ancora negativo (Tabella 5.2 seguente), inoltre la differenza tra la superficie delle spiagge in Italia nel 1999 (122,2 km2) e nel 2007 (121,6 km2) ha evidenziato che ulteriori 600.000 m2 di arenili sono andati persi”.

tabella_5_2

Fonte ISPRA – 2011

Eloquente al riguardo questa foto riportata nel Rapporto di ISPRA e riferita alla regressione costiera della spiaggia di Sinni (Basilicata).

figura_5_2

Fonte ISPRA – 2011

Ancora più eloquente un passaggio del documento ISPRA, circa l’evanescenza delle tecniche di rinascimento fino ad oggi messe in campo, dove si dice “i litorali stabilizzati artificialmente sono aumentati progressivamente e, nonostante il ricorso negli ultimi anni alla pratica del ripristino di spiagge mediante ripascimento artificiale, con riporto di sabbia prelevate dagli alvei dei fiumi o da depositi in mare, tra il 2000 e il 2007 sono stati realizzati ulteriori interventi di protezione (250 tra pennelli, foci armate e opere miste), opere radenti (più di un chilometro) e nuove scogliere (16 km).
Gli interventi di difesa, realizzati con l’obiettivo principale di ostacolare la crescente erosione e stabilizzare le spiagge, non hanno sempre garantito il risultato atteso, spesso hanno trasferito i processi erosivi sui tratti contigui e, in molti casi, contribuito al processo di artificializzazione e di degrado degli habitat marino-costieri”.
In un tale contesto, non posso non portare ancora una volta all’attenzione una straordinaria tecnologia italiana, tutta “Made in Tuscany”, come quella Decomar (link sito), azienda di Pontedera con sede operativa a Massa, del gruppo Ecoacciai (link sito), leader nelle tecnologie di recupero dei materiali ferrosi, che permette la ricostruzione selettiva degli arenili e la cui tecnologia ho adeguatamente approfondito nel postDragaggi 2.0: ed anche le spiagge diventano sostenibili con una tecnologia ancora una volta Made in Italy“ e nel post “Nuove tecnologie sostenibili che cambiano l’Italia: finalmente qualcosa si muove in Sardegna“. Davvero una risposta importante per un settore fondamentale per il nostro paese, come il turismo. Una problematica dagli enormi risvolti ambientali, economici e sociali, visto l’incredibile sviluppo costiero del nostro paese e le tantissime perle che il Signore ha incastonato dentro, troppo spesso brutalmente oltraggiate proprio dall’uomo, invece che colte nelle loro grandi e vere opportunità.
Un occasione importante nel quadro che ho tentato di tracciare, è indubbiamente costituita dalla notizia, uscita in questi giorni dal Ministero dell’ambiente che si appresta a convocare un tavolo nazionale tra lo stesso Ministero e le Regioni, teso a coadiuvare a livello nazionale gli interventi locali per contrastare il fenomeno dell’erosione delle coste italiane. A dare l’annuncio è stata in questi giorni il Sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo, la quale spiega in una nota, come l’iniziativa rientri nell’ambito delle politiche per il mare che il ministero dell’Ambiente sta portando avanti in questi mesi. Lo stesso onorevole Velo, richiama l’attenzione su come il fenomeno dell’erosione “rappresenta uno dei maggiori problemi che affliggono le nostre coste. Un fenomeno, per altro, strettamente legato alle attività umane lungo i litorali“. Sono infatti ben 2400 i km di costa italiana che mostrano gli effetti di una significativa erosione e dal momento che una superficie di spiaggia di 10 ettari, grazie alle attività del settore balneare, è capace di produrre in un anno in media un valore di 3 milioni di euro, è facilmente comprensibile l’enorme portata delle ricadute economiche che possono corretti interventi in questa direzione che dovranno però tenere conto di non incorrere nei tanti danari già spesi convelo risultati praticamente nulli. Come sottolinea al riguardo il Sottosegretario Silvia Velo (foto a sinistra), gli “interventi che si renderanno necessari nei prossimi anni sono ingenti e, soprattutto, non dovranno più essere limitati a soluzioni tampone o interventi di carattere sporadico e, per di più, soltanto in determinate zone“. Sicuramente una dichiarazione importante che indica finalmente la strada per interventi organici e strutturati, che si collochino in un quadro sinottico della situazione a partire dalla scala regionale. Secondo l’Onorevole Velo, “Il tavolo tra il ministero dell’Ambiente e le Regioni servirà proprio a coadiuvare la realizzazione degli interventi e per operare in modo eco-sostenibile al fine di non compromettere la funzionalità e la fruibilità delle spiagge“.

Non posso che concludere questo articolo con l’auspicio che in questo paese si comincino finalmente ad applicare le cosiddette “Migliori Tecnologie Disponibili”, a maggior ragione quando queste sono di matrice italiana, in luogo di tecnologie spesso di dubbia efficacia, facendo una attenta valutazione tecnica delle stesse, presupposto necessario per spendere al meglio fondi pubblici, in operazioni così delicate e strategiche per il futuro del paese, come questa specifica nella quale si sta impegnando il Ministero dell’Ambiente.

Sauro Secci

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3 risposte a Erosione costiera grande problematica nazionale: presto un tavolo tra Ministero Ambiente e Regioni

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