Reati ambientali e spettro “prescrizione” in Italia: non solo Eternit purtroppo

eternitAd appena pochi giorni dalla sentenza della Cassazione nel segno della prescrizione per il Processo Eternit, di cui ho dato conto nel post “Processo Eternit: un ulteriore colpo mortale per questa nuova “vergogna di stato”, questo spettro stende la sua lunga ombra ad altri grandi disastri ambientali nazionali, dall’Ilva di Taranto all’inquinamento del fiume Lambro, portandosi dietro di se una fitta mappa dei processi incentrati sull’ambiente che rischiano di cadere nella prescrizione. Lo spettro del cartello “STOP”, sembra incombere in tutta la sua indecenza, dopo la incredibile sentenza della Cassazione sulla vicenda Eternit, sulla mappa degli uffici giudiziari che si occupano di ecologia, danni e disastri ambientali, tutela dei territori e salute dei cittadini. Come sappiamo l’italia è costellata da ben 57 SIN (siti di Interesse Nazionale), autentici santuari del pianto sull’altare del disinvolto sviluppo economico degli anni ’60 e ’70, 18 dei quali declassati a livello regionale (SIR), con una improvvida manovra dal Governo Monti e che ha visto nascere anche un comitato dei comuni detentori di questi “scomodissimi inquilini” (vedi post “Bonifiche Siti di Interesse Nazionale: nasce una rete dei Comuni per la bonifica dei SIN“). Dopo la pericolosa tendenza aperta dalla incredibile sentenza della cassazione sulla vicenda Eternit, oltre al grande sconcerto sono molte le preoccupazioni rispetto alle tante, troppe, vicende simile a quella della Eternit, nel nostro paese. Tra le associazioni, forte la voce di Legambiente, a nome di Antonio Pergolizzi, grande esperto di ecomafie. Secondo Pergolizzi, tra i processi “in bilico”, in una ricognizione di alcuni casi disseminati nello stivale, ci sono ad esempio quello che riguarda “l’impianto di incenerimento a Colleferro” e, sempre nel Lazio i provincia di Frosinone, il SIN facente capo alla “contaminazione della Valle del Sacco“. Troppi i casi ammuffiti dai tempi della giustizia italiana ed incanalati verso il vergognoso traguardo della “prescrizione” di si può fare un inquietante elenco:

  • il processo legato al caso della raffineria “Tamoil di Cremona per inquinamento di acque e suoli”;
  • la “discarica di rifiuti pericolosi a Buccinasco, in provincia di Milano”;
  • l’inquinamento del Fiume Lambro da parte della Lombarda Petroli, del 2010;
  • il processo sulla vicenda della “Riso Scotti per combustione di rifiuti” anch’esso risalente al 2010 e che, a distanza di 4 anni, non è neanche al primo grado;
  • il processo sulla “discarica di San Calogero, a Vibo Valentia” dove sarebbero state smaltite illegalmente 127 mila tonnellate di rifiuti tossici e pericolosi.

Ma l’analisi di Pergolizzi, oltre a fare l’elenco dei potenziali “rischi prescrizione”, si spinge oltre, elencando i tanti processi ormai già prescritti e, in taluni casi, dimenticati, adiscarica_pitelli cominciare da quella che viene ritenuta una delle più gravi sconfitte per l’ambientalismo italiano, come il processo alla discarica di Pitelli (La Spezia) (foto a destra), una autentica “collina artificiale” a due passi dalla città al centro di un traffico di rifiuti. Il vergognoso elenco si sviluppa scendendo 200 Km più a sud, esattamente quello relativo all’industria per il recupero del ferro “Busisi a Grosseto” una azienda che sembra comparire all’interno del “network di smaltimento in Campania” e citata nel 2000 dalla commissione Rifiuti. Una lista purtroppo ancora lunga, quella snocciolata da Pergolizzi, relativamente alle “vicende chiuse” come:

  • la gestione illegale di rifiuti a Molfetta;
  • la discarica del Vallone all’Isola d’Elba;
  • le 30 mila tonnellate di rifiuti interrati nella piana di Sibari (Cs).

Ma la triste carrellata dell’esperto di ecomafie di Legambiente va ancora oltre, ricordando sia la prescrizione del processo del 2011 “Cassiopea” legato ai rifiuti tossici e che vede il coinvolgimento anche dei Casalesi e il processo su Porto Marghera. A tutto ciò va poi aggiunto che si parla di disastro ambientale anche per Vado Ligure, sito sul quale ho avuto bussimodo di parlare nel post “Centrale a carbone di Vado Ligure: grande criticità ambientale per la Liguria“, o ancora per l’inquinamento ambientale di un’altra area SIN come la discarica di Bussi Valle del Tirino (foto a sinistra) oltre ovviamente all’Ilva a Taranto in uno dei più complessi perimetri di area SIN. Tornando alla sentenza Eternit, conclude Pergolizziil punto non è tanto la prescrizione ma la cattiva normativa ambientale. E la conseguenza è che manca una fattispecie specifica. Chiediamo perciò un segno di discontinuità, quello di introdurre i reati ambientali nel codice penale perché ora l’impalcatura giuridica fa acqua da tutte le parti. Il Senato si svegli, e i senatori decidano da che parte stare. Un Paese civile dovrebbe tutelare più e meglio i suoi cittadini“. Un elenco lungo al quale mi sento di aggiungere, semplicemente segnalandolo, un caso emblematico, legato ad uno dei SIN, che si collocastoppani proprio nella regione più falcidiata dal maltempo di questi giorni. Mi riferisco al SIN ligure della industria chimica Stoppani (foto a destra), operativa dall’inizio dall’inizio del ‘900 nel ponente genovese. Si tratta di un caso che si trascina da quasi 40 anni nelle aule di tribunali, con una lunghissima vicenda giudiziaria, protrattasi per 33 anni e chiusa nel 2010 senza risultati e che vede adesso un nuovo fascicolo sulle gare d’appalto per l’adeguamento della discarica che dovrebbe ospitare il materiale cancerogeno prodotto fino al 2003 dall’azienda e con i manager che hanno ripreso la produzione in Uruguay. Una vicenda alla base della contaminazione dal famigerato Cromo IV, meglio conosciuto come “Cromo Esavalente”, delle coste prospicenti lo stabilimento (Arenzano, Cogoleto, etc.). Per capire il lunghissimo calvario, di questo ennesimo triste episodio italiano, da consultare il riepilogo cronologico degli eventi dal 1977, tratto dal sito del Comitato “No Stoppani” (link sito). Che dire, è troppo tempo che in Italia si parla di revisione completa della giurisprudenza intorno al concetto di “danno ambientale” ma purtroppo dobbiamo ancora registrare ferite sempre più lancinanti tra le vittime dei reati, in questo sempre più incredibile paese.

Sauro Secci

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