Fiumi e laghi europei troppo inquinanti: c’è lo dice l’”impronta chimica”

acque_inquinateIn Europa, sono la maggior parte le nazioni che non avrebbero acqua a sufficienza nei laghi e nei fiumi per la diluizione dell’inquinamento chimico a livelli tollerabili per l’ecosistema. E’ questa la allarmante conclusione alla quale sono giunti due studi diversi studi, che sono stati pubblicati su Environmental Science & Technology e rilanciati da Chemical and Engineering News (link). Si tratta di studi che hanno sviluppato una metodologia di elaborazione di una autentica “impronta chimica”, un particolare indicatore sugli ecosistemi acquatici, giungendo a risultati allarmanti. Come ho già affrontato in altri post, da molti anni è possibile calcolare l’impronta ecologica dell’uomo e valutare il consumo delle risorse rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle (vedi post “Impronta ecologica Italiana: il punto della situazione con qualche “indicazione” per ridurla“).impronta_chimica Fino ad oggi mancava ancora però, un calcolo simile sull’impatto dell’inquinamento chimico, capace di stabilire il livello di torrelabilità, da parte del nostro pianeta, nei confronti delle sostanze immesse dall’uomo. Vediamo di capire meglio questa “impronta chimica”. In base alla direttiva quadro dell’Unione europea in tema di acque, che definisce la contaminazione accettabile nella misura in cui non più del 5% delle specie subisce effetti cronici limitati, gli scienziati hanno calcolato il quantitativo di acqua dolce necessario per la diluizione delle sostanze chimiche fino al livello di sicurezza individuato dalla UE. Si tratta di una ricerca coordinata da Michiel Zijp, dell’Istituto nazionale olandese per la salute e l’ambiente, che ha lanciato un autentico allarme sull’uso di pesticidi in Europa nordoccidentale, dal momento che nel 2008, nei fiumi Reno, Mosa e Schelda l’impronta dei pesticidi risultava di ben sette volte superiore dell’acqua che scorreva nei fiumi.

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Un altro ricercatore olandese, autore del secondo studio, Anders Bjrn, della Technical University of Denmark, ha invece analizzato le emissioni dei paesi europei nel 2004, arrivando alla conclusione che, considerando i livelli di acqua regionale, la maggior parte degli stati europei ha superato la capacità delle acque dolci di diluire i mix chimici immessi a livelli di accettabilità.

Sauro Secci

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